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Uscire dal pregiudizio democratico. Saper distinguere tra realtà e sovrastrutture e non lanciar pietre e parolacce contro gli spaventapasseri. Recuperare i criteri della politica rivoluzionaria e dell'Alternativa di Civiltà.

 

(Gabriele Adinolfi) - Uscire dal pregiudizio democratico significa non soltanto recuperare il senso del reale ma passare dall'isteria binaria al progetto politico. Quando si parla di Ue si è fatto dell'Anti il farmaco miracoloso che dovrebbe curare tutti i mali. E quando si ribatte che questa, signori miei, in fondo in fondo è una stronzata, si passa immediatamente per paladini della Ue perché tanto vuole il linguaggio binario che è neutralizzante e incapacitante per struttura e non permette soluzione alcuna, al di là della nevrosi. Nessuno ha la minima intenzione di difendere l'impalcatura di Bruxelles, bensì quella di sostenere la necessità storica, mitica e biologica di un'unità europea e di una potenza europea, che è ben altra cosa. Solo che si è arrivati a tal grado di demenza che mentre quando si parla di sovranità italiana nessuno pensa che si tifi per il Quirinale, per il Viminale o per la Farnesina o, quando si accusa l'oligarchia nostrana, nessuno se n'esce con Italexit, chi sostiene invece che nell'epoca dell'implosione demografica di altre stirpi, dei satelliti e dei mercati a tempo zero, la sovranità e l'indipendenza vanno costruiti in coesione, non si sa perché, diventa automaticamente federalista anche se spiega chiaramente cos'altro sostiene e propugna.

Ipnotizzati dalla sovrastruttura Qui ravvisiamo una delle tare principali del ragionamento semplicistico e scalmanato di chi, anziché occuparsi di politica, dovrebbe forse dedicarsi a forum e games. La Ue, che si trova a metà del guado, è una SOVRASTRUTTURA, un'impalcatura organizzativa delle classi dirigenti del capitalismo comunista che impera, a prescindere, già ovunque in Europa, tranne, parzialmente, ad est. Il suo aculeo velenoso sta nell'incompiutezza e nell'assenza di poteri centrali, il che assegna potere assoluto alle Commissioni, che rispondono ai poteri forti in modo più diretto e fedele di un Esecutivo politico. Inoltre è il frutto di un costante compromesso. Poi è un fiorire di trattati negativi. Ma non è un corpo estraneo alla società, è il prodotto della sovversione post-bellica in tutto l'Occidente, come lo sono i funzionari, la generazione Erasmus e quella di Podemos e dei Cinque Stelle e, duole dirlo, in gran parte anche la nostra di oggi. Qualsiasi rivoluzionario, di qualunque colore sia, si pone nei confronti della realtà in maniera incidente, non tifosa. Perché poi il tifo dà al cervello e obnubila e così facendo si finisce col confondere la sovrastruttura con la struttura reale. Non è la Ue che abbia prodotto questa realtà del capitalcomunismo, è esattamente l'opposto che è successo. Illudersi che, venendo meno la Ue, le cose cambino in meglio va bene per un consumatore, non per un soggetto politico che sa che la critica e l'attacco vanno al cuore e non ai contorni. Il farmaco miracoloso dell'Anti consente di non applicarsi, di non delineare soluzioni che non siano il sogno di un “ritorno al passato”, un passato peraltro meschino ma mitizzato con nostalgia bottegaia e democristiana e comunque irripetibile come lo è qualsiasi passato. Mancano troppo spesso il senso del reale e la cultura storica.

Se l'Anti ha lo stesso identico spirito del Sistema Un elemento terrificante che si evince dal dispositivo politico dei populisti nostrani è poi la perfetta sintonia culturale e valoriale con la società che criticano e con la Ue che condannano. Qual è, infatti, la grande carenza spirituale e politica di questa Ue? Semplicemente il fatto che essa si voglia un'Entità morale di Mercato. Cosa le si contrappone? Un destino europeo, un disegno imperiale, una missione storica? Macché: si discute sulla valuta e la svalutazione prospettando, in modo quasi sempre infondato, una liberazione liberista e bottegaia. Nemmeno un'organizzazione dei ceti produttori in un'ottica corporativa e in una sfida al sistema. No: si esalta una sterzata liberista e meno burocratica che, per quanto valida sia (e non lo è senza un mix, come comprovato in tutto il secolo XX) è una nuova forma di lotta di classe senza però volontà di potenza o pretesa scientifica. Non sento più parlare di Miti ma di favorire le esportazioni venete su quelle normanne. Non credo che si vada lontano con animo così inaridito.

Inventatevi qualcosa che abbia un senso Un terzo vizio da correggere in corsa è il dispositivo dialettico duale. Si pretende o no di cambiare le cose? Ebbene esistono, politicamente, l'antitesi e la sintesi. L'antitesi è quella marxista: “contro i padroni”. Ma non si ferma lì perché, venuti questi meno, che resterebbe? Ed ecco che si prova a costruire “la dittatura del proletariato” con i proletari di tutto il mondo uniti. La Sintesi è né né: né Fronte Rosso né Reazione. Sì e poi? Terza Posizione (Sintesi) Ed anche e e: Nazionalismo sì ma anche Socialismo, insieme. Il dispositivo piazzista dei populisti di oggi si limita invece a negare un soggetto come se, venuto questo meno, cambiasse tutto, neanche fosse l'Occhio di Mordor. Il quale c'è, d'accordo, ma a monte dei simulacri su cui s'insiste che non sono neanche al livello di Saruman. E così facendo il populismo cade in un altro errore che è capitale: l'esaltazione della democrazia referendaria e l'illusione pericolosissima che il popolo decida anziché avallare. Sicché invece di avviare rivoluzioni, i postfascisti chiedono alle masse di farle per conto loro.

Tabula rasa Bisogna guarire da tutte queste devianze, per poter sinergicamente, cioè mettendo assieme il comun denominatore, cogliere le faglie e aprire i varchi. Che s'intenda la sovranità come un fatto astratto o che la si voglia rigenerare, che si pensi che se ne uscirà con accordi tra Stati ricostruiti o, piuttosto, con una logica d'Impero, è comunque nelle linee guida e nella costruzione reale che si avanza. Cosa che non accadrà mai senza far tabula rasa di quanto appena elencato. Ovviamente c'è un'altra soluzione: litigare virtualmente sui concetti d'ispirazione e inscenare la solita guerra civile da tastiera senza con ciò combinare nulla di concreto.

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