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(Gabriele Adinolfi) - Cosa cambia sul palcoscenico italiano dopo le elezioni comunali

In Spagna si vota sabato. Che c'entra direte voi? Solo per ricordarvi che non hanno un governo da sei mesi ma non se n'è accorto nessuno. In Belgio mancò per circa due anni. Le cose vanno avanti lo stesso perché la democrazia ha gettato la maschera e il voto ormai è uno sfogo e nulla più.
Partendo da questa considerazione, dobbiamo affrontare i risultati delle comunali da due punti di vista: come incidono nel nostro immaginario politico, e sottolineo immaginario; come possono cambiare lo scenario, e sottolineo scenario.

Tra 5 Stelle e confusione
Il dato che fa notizia è quella che è stata soprannominata la valanga rosa dei 5 Stelle a Roma e soprattutto a Torino dove la vittoria non era scontata e non di certo in quelle proporzioni.
Tuttavia i dati politici che emergono sono altri.
Innanzitutto abbiamo l'astensione che cresce. I sindaci sono stati eletti con il voto di metà cittadinanza, addirittura di un terzo se parliamo di Napoli.
Poi l'irregolarità. Il centrodestra a volte scompare, si polverizza, in altri porta a casa il risultato. All'interno dello stesso schieramento i risultati di Lega e Forza Italia si alternano.
Il Pd renziano esce con le ossa rotte ma riesce in qualche impresa territoriale, strappando per esempio Varese alla Lega e confermando Milano e Bologna.
La Lombardia e il Sud, con un allineamento apparente abbastanza irrituale, sembrano resistere agli schemi precedenti l'onda bollata di “antipolitica”.

L'immaginario assemblearista
Ma queste sono ancora descrizioni. L'analisi deve leggere il voto e non limitarsi a commentarlo.
Quali sono, per sommi capi, i dati rilevanti?
Il primo è la frantumazione della dinamica a sostegno del personaggio Renzi. Una dinamica, rammentiamolo, che avevamo anticipato proprio qui, all'indomani del pareggio elettorale del 2013 quando l'attuale premier era ancora sindaco fiorentino e fuori dai giochi. Ci riferiamo al tentativo di creare una sorta di “partito dei sindaci” per esprimere tramite l'immaginario della democrazia diretta un collante politico in una società privata di ogni vero potere decisionale.
Quel partito dei sindaci (e dei governatori) – a prescindere da come si schierino di volta in volta con Palazzo Chigi – resiste solo a macchia di leopardo e in particolare a sud (Emiliano, De Luca, De Magistris e ci aggiungerei Mastella).
L'immaginario della democrazia diretta è slittato, ma anche qui non in forma omogenea, verso l'assemblearismo cinquestellato. Insomma al referendum istituzionale Renzi va con le spalle coperte dai vescovi e forse dagli industriali ma con una squadra non compatta a suo sostegno.

I 5 Stelle possono governare?
L'astensionismo e l'irregolarità delle scelte elettorali fanno da contorno all'esperimento decisivo, quello romano, che dovrà stabilire se i 5 Stelle potranno essere forza governativa o meno.
Non sarei così frettoloso nello stabilire di no e non soltanto perché ho bene in mente le aperture che i padroni d'Oltreoceano hanno più volte palesato, né per le anticipazioni de Il Fatto che preannunciava come le centrali del potere più consolidato avessero deciso di optare per i grillini contro il parvenu di Firenze. Questo potrebbe essere elemento labile e transitorio.
L'argomento principe di tutti gli avversari è che i grillini sono incapaci, incompetenti e che per amministrare serve gente che lo sappia fare. In assoluto è vero ma non mi pare che i grandi esperti dell'amministrazione se la siano cavata bene fino ad ora.
Se i grillini ce la faranno o meno dipenderà dalle scelte dei responsabili, dal sabotaggio o meno dei poteri reali e dal metodo di azione.

Parodia giacobina
Che le sindachesse grilline vengano boicottate non è così sicuro come pensiamo. Perché, vedete, l'Italia che politicamente non è più sovrana dal 1945 (dal 1943 per metà) è da sempre la cavia delle formule nuove. Il compromesso storico Dc-Pci, la strategia della tensione, il populismo nazionalistico al governo: tutto è stato sperimentato qui.
Il grande gap tra il potere e l'amministrazione e la scelta di spettacolizzare quest'ultima si accompagnano con uno stato psicologico di eccitazione epidermica. La stabilità di questa fase di sistema è tutta nell'instabilità apparente. Serve un assemblearismo continuo, fondato su piani inclinati che slittano. Come una parodia della Rivoluzione Francese, la democrazia web dei grillini è contrassegnata da continue teste che rotolano e da eccitazioni di tricoteuses e sans-culottes versione tastiera e divano.
Qualcosa del genere è perfetta per il nuovo volto del sistema di casta, di classe, di robotizzazione, che forse si appresta, come preannunciava Casaleggio, a ridurre drasticamente la popolazione mondiale per meglio gestire il suo paradiso terrestre.
Un regime cinquestellato allora? Non è impossibile ma bisogna tener conto che ormai, e per parecchio tempo, servirà appunto instabilità apparente e che, proprio come in tutte le rivoluzioni sovversive (sottolineo, solo in quelle sovversive) ognuno che sale sulla cresta dell'onda è destinato a cadere presto e rovinosamente.

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