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Fermo, come tramutare un caso di cronaca nera in “Mississippi burning”. E goderne tutti i benefici

Mississippi-burning


(Mauro Bottarelli ) - Ricordate il film “Sbatti il mostro in prima pagina” con uno straordinario Gian Maria Volontè? Bene, nel caso dell’omicidio di Fermo la puzza di processo sommario e mediatico si sente lontano un miglio. Precisiamo subito una cosa: quanto accaduto è un fatto di enorme gravità, nessuna giustificazione al riguardo ma la monodirezionalità di certi giudizi, prima ancora che le indagini abbiano appurato la realtà dei fatti, è tremendamente grave. O strumentale, fate voi.

NCD


Conoscete tutti la dinamica, almeno quella che ci hanno raccontato a reti unificate: un 36enne nigeriano richiedente asilo reagisce agli insulti razzisti verso la moglie, indirizzatile da un italiano e quest’ultimo lo ammazza di botte, utilizzando anche un palo divelto da un segnale stradale. Da poco sappiamo che l’uomo, il 38enne Amedeo Mancini, sarebbe non solo un estremista di destra ma anche, udite udite, un ultras della Fermana, già sottoposto a Daspo da parte del questore di Ascoli Piceno. Il mostro perfetto da sbattere in prima pagina, con tanto di ministro dell’Interno che conferma in conferenza stampa a Fermo non soltanto l’arresto ma anche l’accusa di omicidio preterintenzionale con aggravante del razzismo.

E qui, scusate ma qualche dubbio emerge, al netto del fatto che gli inquirenti ci diranno davvero come sono andati i fatti. Non sarà che questa botta di militanza anti-razzista di Angelino Alfano, degna di Spike Lee, abbia un filino a che fare con l’inchiesta che lo vede in parte coinvolto? Non starà usando i fatti di Fermo come diversivo per sviare l’attenzione da sé? Non sarà che tramutare un fatto di cronaca nera nel remake di “Mississippi burning” silenzia le mozioni di sfiducia nei tg e sui giornali? Perché io, in 43 anni di vita, un ministro dell’Interno che si scomoda ad andare sul luogo di un diverbio da strada sfociato in omicidio, perché di questo si tratta, non l’avevo mai visto. Mai.

renzi-alfano-mafia-capitale


Il caso di Fermo sta forse garantendo copertura politica e mediatica a NCD per evitare di dover affrontare l’ennesimo terremoto, in un momento in cui si accavallano sempre più le voci su possibili crisi di governo e scissioni (in questo caso, dell’atomo) del partito guidato dal ministro dell’Interno? Beatrice Lorenzin, ministro della Salute e rappresentante sempre dell’UDC, è stata lestissima nell’annunciare la donazione degli organi del nigeriano ucciso, postando su Twitter una frase da Bacio Perugina declinata in adolescenziale struggimento del binomio odio-amore. Mancavano solo sole e cuore. State certi che al primo italiano a cui verrà impiantato uno di quegli organi, i media impazziranno. E la Lorenzin tornerà a twittare dal ministero. Ammesso ci sia ancora il governo.

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Ma non basta, perché stando a quanto emerso, un testimone oculare smentirebbe la versione ufficiale. mentre quella offerta dalla moglie del defunto sarebbe al vaglio degli inquirenti per, pare, alcune incongruenze. Ma i media, la politica e i social network la loro sentenza di colpevolezza assoluta l’hanno già emessa. Quel tribunale del popolo che risponde al nome di Facebook vuole il razzista sbattuto in prima pagina e in galera. Senza indagini, magari. E senza possibilità di difendersi. Ma non si chiedono una cosa: se la dinamica è quella della narrativa ufficiale, perché Mancini era a piede libero fino a stamattina e non arrestato in flagranza per omicidio?

E state certi che io Amedeo Mancini non lo conosco e non mi viene in tasca nulla da una sua eventuale difesa, anzi, soltanto non mi piace quando si tace una parte possibile della realtà prima che questa venga ricostruita davvero. E in questo caso non parliamo di sentito dire al bar, bensì di una testimonianza raccolta dal Quotidiano Nazionale-Resto del Carlino nella sua edizione di Fermo e mai smentita, finora. Si tratta di quella di Pisana Bacchetti, la prima ad aver avvisato la polizia dopo aver assistito a quanto accaduto.

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Ecco le sue parole, le medesime che ha ribadito anche agli inquirenti: “Purtroppo ho assistito alla scena ed ho visto che il giovane fermano, prima di sferrare il pugno, è stato letteralmente assalito dalla vittima e da sua moglie. Lo hanno picchiato per quattro o cinque minuti e lo hanno colpito anche con il palo di un segnale stradale… Ero presente voglio precisare che quel povero ragazzo nigeriano, prima di cadere a terra per un pugno subito, si è reso protagonista di un vero e proprio pestaggio del 39enne fermano. Per quattro o cinque minuti è stato attaccato simultaneamente dal giovane di colore e da sua moglie. Lui (Emmanuel ndr) addirittura lo ha colpito con un segnale stradale facendolo cadere a terra e poi ha continuato a picchiarlo”. Una mitomane? Una parente del fermato? Probabile, però fino a quando la sua versione non viene smentita, forse dovrebbe avere diritto di cittadinanza anch’essa, non vi pare? O basta quella del prete della Comunità di Capodarco, molto attiva nell’accoglienza di migranti, il quale ha già emesso la sentenza di condanna a reti unificate?

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Ancora la Bacchetti: “Quando ho visto quella scena, ho chiamato la polizia perché temevo per l’incolumità del 39enne fermano che ha reagito con un colpo, purtroppo per la vittima, ben assestato. Qualcuno ha cercato di intervenire, ma è stato preso a scarpate dalla moglie del giovane di colore”. E poi, il finale: “Casualmente sono giunti sul posto gli agenti della polizia municipale, perché nel frattempo, la moglie di Emmanuel aveva fatto una telefonata ed erano arrivati una quindicina di nigeriani pronti ad entrare in azione. Poi diventa facile parlare di razzismo ma dovevate esserci per capire la furia dell’aggressione ai danni di quel fermano”.

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Ops. Dunque non solo il palo sarebbe stato usato dai coniugi per menare il fermano ma sarebbero stati loro a picchiare per primi, magari davvero per un insulto razzista. Capite che la cosa cambia, perché se io ti insulto (e sono un cretino a farlo) ma tu mi meni a calci, pugni e con un palo, io reagisco. Si chiama legittima difesa. O sopravvivenza, fate voi. E il fermato è un agricoltore di un metro e novanta: con un pugno ben assestato, ti ammazza. Se così fosse – e il condizionale è d’obbligo – potremo ancora parlare di omicidio preterintenzionale con aggravante di razzismo oppure di eccesso colposo/doloso di legittima difesa, al netto dell’insulto iniziale? Cambia, sia la pena a cui si va incontro ma, soprattutto, la narrativa e il peso specifico della vicenda, al momento degno dei tempi della segregazione in Alabama.

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Eh già, perché quel clima fa comodo. In perfetta contemporanea con la conferenza stampa di Alfano a Fermo, infatti, a Palermo sono sbarcati altri 1.038 migranti, tra cui 12 donne incinte. Erano a bordo della nave norvegese Siem Pilot, dove complessivamente si sono registrate le presenze di 199 donne, 231 minori e 608 uomini, tutti in ottimo stato di salute, stando alle parole del comandante al Giornale di Sicilia. Il problema è: chi, d’ora in poi, stufo di subire quella che è un’invasione in piena regola, potrà più dire nulla, senza essere additato come il cattivo maestro o il mandante morale dell’assassino di Fermo? Quante denunce per istigazione all’odio razziale saranno pronte a partire per chi dirà che questa gente, nel 90% dei casi, non ha diritto a stare in Italia, perché semplicemente migrante economico e quindi clandestino, non profugo. Clandestini che proprio il ministero dell’Interno dovrebbe contrastare, mi pare.

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Anche perché gli sbarchi di migranti in Europa nei primi sei mesi del 2016 sono aumentati del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: a certificare l’impennata dei numeri degli arrivi sono i dati dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, i quali mostrano come dal 1 gennaio al 3 luglio di quest’anno siano arrivate in Europa 227316 persone, contro le 141.969 dei primi sei mesi del 2015. Nel semestre da poco conclusosi sono arrivate 67538 persone in Italia, 158938 in Grecia, 1352 in Spagna e appena 28 a Cipro.

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Siete stufi? Zitti, razzisti. Ormai il dado è tratto: chi da oggi in poi chi dirà qualcosa al riguardo, sarà accomunato al mostro di Fermo, al Ku Klux Klan in salsa all’amatriciana. Non ci credete? “I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato”, ha scritto su Facebook la scrittrice Michela Murgia, un riferimento diretto a quando, nel settembre scorso, l’aula di Palazzo Madama si oppose alla richiesta di processare il leghista Roberto Calderoli per istigazione razziale, avendo definito durante un comizio l’europarlamentare Cécile Kyenge “un orango”. Et voilà, leghista equivale a mandante di omicidi razziali.

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Accanto al ministro Alfano, alla conferenza stampa, c’era poi il già citato fondatore della comunità di Capodarco, Don Vinicio Albanesi. Nel centro che gestisce (e che si è costituito parte civile) erano stati ospitati Emmanuel e la compagna e pare non aver perso tempo per attaccare l’ambiente di estrema destra in cui sarebbe maturato il delitto: “Ci sono piccoli gruppi, di persone che sentono di appartenere evidentemente alla razza ariana! Queste persone fanno capo anche alla tifoseria locale e secondo me si tratta dello stesso giro che ha posto le bombe davanti alle nostre chiese! E se lo dico, significa che non è una semplice impressione”.

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Ha sporto denuncia alla polizia in tal senso? Se sì, cosa è emerso dalla indagini della Digos? Perché è comodo sparare nel mucchio a cadavere ancora caldo per evitare di dover sostanziare le accuse con fatti, dopo aver bellamente ignorato la versione alternativa di essi che è stata offerta dal Quotidiano Nazionale-Resto del Carlino, ad esempio. E poi, se siamo in presenza di gruppi operanti nell’area da tempo, come mai lo stesso Don Vinicio, intervistato da SkyTg24, ha confermato che si tratta del primo caso simile in assoluto a Fermo? Forse perché anche a Don Vinicio Albanesi fa certamente piacere il clima da caccia al nazista garantito dal caso e dalla piega che gli si è voluto dare, perché ora il suo centro sarà più tutelato e coperto di una sede operativa della CIA e per chi oserà attaccarlo anche solo a parole, sarà pronto il marchio d’infamia, il pubblico ludibrio con timbro a secco del Viminale.

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E magari potrà ospitare, Don Vinicio, con carità cristiana e rimborsi pubblici, anche qualcuno degli sbarcati a Palermo di ieri mattina, mentre lui era intento a denunciare il Terzo Reich operante a Fermo con la durezza che questo pericolo mortale merita. Se è andata come dicono media e politica in queste ore, Amedeo Mancini vedrà il sole a sbarre per un po’ ed è ciò che merita, fino in fondo. Ma fate attenzione, perché se nell’arco di pochi giorni la notizia passerà da prima pagina con toni degni della Mississippi Gazzette degli anni Cinquanta a una breve in cronaca, vuol dire che forse non è andata esattamente così. Ma il messaggio sarà passato e una bella estate di sbarchi potrebbe compiersi senza polemiche, né intoppi. Altrimenti, se fiati, sarai complice, mandante morale e cattivo maestro del nazi-ultrà di Fermo. Mica un rispettabile anti-razzista che magari trucca appalti o lucra sui centri d’accoglienza.

 

 

Fonte: Rischio calcolato

 

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