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di Gianni Fraschetti -

 

In Italia esiste storicamente una vasta area di italiani che in fondo pensano poco, o forse non amano proprio pensare; che sono intimamente convinti che chi è sordo, muto e tace campa cent'anni in pace; che vede il rapporto tra cittadino e politica unicamente come un rapporto di sordido scambio e che ritiene quindi che il tutto consista nell'andarsi a cercare un padrino politico per avere un appalto, per trovare un lavoro, per sistemare i figli e magari per avere assegnata una casa. 

Questa vasta area è ignara persino della propria essenza ed esistenza e di quella del mondo circostante. Immersa nelle ambasce del proprio quotidiano, afflitta da una ignoranza ormai endemica, impegnata nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, ha totalmente smarrito quel momento unificante rappresentato dalle parole Popolo e Nazione (con la maiuscola) e in cuor suo ritiene l'Italia come un immenso condominio che nella loro visione può essere governato solo da un partito che si ponga centrale rispetto a tutto e paterno - nella peggiore accezione - rispetto a tutti 

Un partito contenitore che racchiuda al proprio interno spinte e controspinte, valori e disvalori, che non dia risposte politiche e sociali al popolo genericamente inteso, ma dia risposte clientelari ai bisogni individuali più disparati tramite la rete delle amministrazioni locali e del sottogoverno. Un partito dentro al quale trovino rappresentanza tutti gli interessi particolari, le corporazioni e le confraternite che da secoli avvolgono l'Italia con la fitta e maleodorante rete dei loro interessi più o meno confessabili.

Questo partito, in fondo, è sempre esistito dall'unità d'Italia in poi:

« Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto  programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?»    (Agostino Depretis, discorso tenuto a Stradella, 8 ottobre 1882)

Il trasformismo e il gattopardismo, dunque, hanno sempre avuto onorata cittadinanza da noi e anche in epoca preunitaria vi era qualcosa di simile, il Connubio di ispirazione cavouriana, ma il fenomeno divenne istituzionale e con sue regole ferree, solo con l'avvento del Fascismo.

Questo movimento, che nasceva pervaso da una forte carica innovatrice e rivoluzionaria e  con l'intento di distruggere il sistema preesistente, una volta conquistato il potere, perse ogni velleità di quel tipo e finì poi col gettare le malinconiche basi dell'italico sistema che con poche varianti arriva fino a oggi. Fino a Renzi e al partito della nazione (minuscolo) che ha in mente.

Perchè dico questo? Ma è molto semplice. Cosa divenne durante il ventennio il PNF e di conseguenza il Regime che ne era espressione? Solo una enorme camera di compensazione dei molteplici interessi, talvolta contrastanti e collidenti, che si agitavano subito sotto il primo strato epidermico della società italiana.

Il PNF fu il grande precursore della politica moderna, e al suo interno si trovava di tutto. Un grande partito borghese, del quale il solo Gramsci aveva intuito la forza dirompente, che guardava con attenzione ai bisogni del proletariato. Un precursore di quel fin troppo interessato "volemose tutti bene" che sarà il filo rosso che cucirà la storia d'Italia da quel momento a oggi. Il Fascismo del ventennio, non ebbe, tutto sommato, nulla a che vedere con il Fascismo stesso. 

Lo stato sociale che ne venne fuori, molto se paragonato a oggi, nulla in confronto a quanto avrebbe dovuto essere e alla rivoluzione che doveva essere fatta, fu proprio la sintesi di quel volersi bene, che venne traferito pari pari al grande partito contenitore che dominò l'Italia dall'immediato dopoguerra che non per nulla venne chiamato la balena bianca.

Anche lì avemmo un soggetto politico che si pose centralmente rispetto allo schieramento politico e che tutto rappresentò al suo interno, dalla destra neofascista della DC romana, alla sinistra estrema della corrente di base che era forse più a sinistra dello stesso PCI.

La dialettica interna delle correnti democristiane era quindi null'altro che la compensazione degli interessi reali che si agitavano in Italia, interessi non sempre leciti ( ...a Fra' che te serve...) e il tutto in un clima di sfacciato consociativismo con l'altra forza onnivora e poliforme che occupava la scena politica italiana: il PCI.

Come è finita lo sappiamo. Berlusconi ha poi tentato di riprodurre il meccanismo ma è stato frenato dal sistema bipolare e quindi apparentemente escludente i sistemi consociativi, visto che non permetteva la centralità, dato che al centro veniva posta la rete di separazione  tra i due schieramenti. E per chi non ci crede si vada a vedere bene le odissee strazianti  di chi si illuse di poter produrre qualcosa di centrale: da Mastella, a Monti.

Il Cavaliere ha tentato di ovviare a ciò con una politica friendly di altro tipo, qualcosa secondo la sua natura un po' mercantile e innatamente consociativa che ha finito fatalmente col riprodurre il"volemose tutti bene" solo intorno alla mangiatoia, dove tutti insieme si sono spartiti ogni centesimo di investimento pubblico effettuato in Italia negli ultimi vent'anni. Ma tanto amore non è stato ripagato con pari moneta e l'uomo è finito come è finito.

L'attuale Premier pare invece avere appreso la lezione sulla centralità essenziale alla sopravvivenza della grande ameba e mostra di avere le idee chiare. Prima di fare il partito, si preoccupa dell'habitat ove la sua iperfrofica creatura dovrà operare e quindi ecco la legge elettorale, l'abolizione del Senato e le modifiche alla Costituzione.

Nel frattempo, con ripetuti strappi sta tentando di rimodellare l'assetto politico nel suo complesso, provocando una scissione alla sua sinistra che lo qualifichi maggiormente come uomo di centro e vedendo con piacere la nascita di una destra che pare voglia abbandonare  toni moderati e impostazione complessiva da sacrestia.

E Berlusconi? Berlusconi sarà a un tempo complice e vittima di questa situazione e il suo partito verrà fatalmente fagocitato dall'area centrale che il Premier va formando. Il famoso partito della nazione,  che arriverà per ultimo e altro non è che l'ennesima riproposizione del solito giochetto che va avanti da 150 anni.

Nel frattempo la demagogia pare avere innestato il turbo e rappresentare la vera stella polare di Renzi  che dal suo insediamento si sforza in ogni modo di dare al popolo l'illusione di poter nuovamente avere un rapporto bieco e utilitaristico col potere. E quindi ecco da una parte gli 80 euro, le sparate retoriche sul job act, i toni a volte sommessi e pieni di un buon senso e di speranza nel futuro, e dall'altra il metodo sprezzante con cui cerca di aizzare due opposizioni ancora troppo morbide per i suoi gusti e che di fatto poi, se vai a vedere come votano in parlamento, tanto opposizioni non sono. 

Sbaglia chi afferma che il Premier sta costruendo il partito dei moderati, il progetto va molto oltre. Renzi sta gettando infatti le fondamenta per durare a lungo, per il suo "ventennio"...almeno. E il primo importante strumento per consolidarsi e durare è la creazione del partito contenitore. Quello con tutto dentro, che ingloba il colto e l'inclita e apparentemente li mette d'accordo. In effetti poi gli interessi rappresentati non sono e non saranno mai quelli del popolo italiano, ma questo è un altro discorso. L'importante è che gli italiani lo credano.

 

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