Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

(Gabriele Adinolfi) - Finale degli Europei, il titolo ad effetto è bell'e pronto: l'Africa australe sconfigge a sorpresa quella centrosettentrionale. Carino ma impreciso, salvo a essere superficiali, perché tra la nazionale afrolusitana che ha vinto a Parigi e quella banlieusarde che si è fatta sconfiggere in casa, le analogie sono poche; anzi si tratta di due mondi assolutamente diversi tra loro. Le nazionali multi-etniche, che tutte le Boldrini sognano, forse attratte da segreti fantasmi inconfessati, sono storicamente quelle dei paesi coloniali, ovvero Inghilterra, Francia, Belgio, Portogallo e Olanda. Si tratta di colonialismi diversi, alcuni più classisti di altri, alcuni più scostanti di altri.
Il colonialismo portoghese Il colonialismo portoghese tra tutti spicca per diversità. Parliamo di un popolo che, pur di non farsi inglobare dalla Spagna, non soltanto si è dato esclusivamente al mare ma ha cancellato dalla sua testa i confini terrestri con il vicino iberico. Per quella che Evola avrebbe definito un'idiovariazione, i portoghesi sono così diventati isolani, fisicamente e nello spirito. Con la fluidità dei navigatori e degli isolani i loro possedimenti lontani si sono caratterizzati al tempo stesso per una forte eguaglianza umana e di diritti e per un'automatica e mai sospesa convivenza di etnie senza gran commistione. Tutt'altra cosa rispetto ai colonialismi gallici, sassoni e frisoni.
L'arma mondialista Quella francese si distingue a sua volta da tutte le nazionali post-coloniali perché da trentadue anni in qua, ovvero dall'indomani della sua vittoria agli Europei giocati, ancora allora, a Parigi, è stata concepita a tavolino come arma ideologica di de-lepenizzazione e di affermazione del Mondialismo. Cosa, questa, non immaginata da noi, ma proclamata a voce alta dalla Federazione Francese di Football. Da allora i Bleues sono diventati l'emblema dell' (anti)razzismo più acceso e intollerante e il modello psicologico per attirare i ragazzi francesi ad una presunta universalità. I banlieusards sono stati viziati e coccolati come dei novelli gladiatori da quelli che, ben prima della Boldrini, si facevano belli per i loro calci al pallone. I sacerdoti del Progresso asex, arace e post-linguistico, hanno elevato a modelli della gioventù dei personaggi spesso depravati, inquisiti per violenze sessuali, estorsioni, rapimenti eccetera, che, come tutti gli sradicati, hanno espresso una forma di violenta contestazione presuntuosa contro gli adulti e contro il passato. Spesso si sono fatti eco di un odio antibianco e hanno comunque favorito quell'attacco alla lingua francese e alla cultura che prosegue a passi da gigante. Fu così che il successo mondiale del 1998 venne spacciato per il trionfo del globetrotterismo mondialista e della sottomissione del bianco. Fu Zidane a freddare tutti ribellandosi a questa manovra: “non avete capito con chi state parlando” - rispose seccamente a giornalisti forsennati, “io sono figlio di harkis” (ovvero gli algerini fedeli alla Francia che vennero poi massacrati o dovettero fuggire in esilio).
Il rovescio di una perversione La minoranza illuminata era però ubriaca e si spinse a riempire la nazionale di non bianchi; al mondiale 2006 a parte l'algerino cabilo Zidane e il convertito all'Islam Ribery, l'unico bianco era il portiere.... Poi i comportamenti dello spogliatoio furono così sconvolgenti che si è fatta una mezza marcia indietro, tanto che, rispetto a dieci anni fa, questa Francia potrebbe sembrare il Ku Klux Klan. Ma questa nazionale multirazziale è tuttora il modello di tutte le Boldrini mentre il Portogallo non lo è. Non lo è perché lì la nazionale corrisponde a un modo di vivere specifico e non piuttosto, come nel caso francese, a un laboratorio genetico e culturale. Nel post-colonialismo infatti si ripercuotono, rovesciate, le prerogative del colonialismo. Quello francese ebbe il difetto di credere in una sua superiorità laica e razionalistica che avrebbe messo in riga quelli che considerava selvaggi. Oggi fa la medesima cosa usando, come pupazzi, quelli che un tempo considerava selvaggi, per addomesticare e denazionalizzare i francesi. Ha soltanto rovesciato lo schema rendendolo più perverso.
Chi ama la Francia Chi ama la Francia, come io l'amo (e l’amo profondamente), e come quasi tutti i miei amici francesi, difficilmente ha potuto tifare per altri che per il Portogallo in questa finale, perché la Francia autentica è scossa dalle radici ad opera di modelli artificiali e devastanti, tra i quali la nazionale di calcio emerge su tutti. Ogni vittoria di quella nazionale è una sconfitta della Francia, come ebbe giustamente a dire Le Pen, cosa che non sembra abbia capito l'intera sua discendenza. Tutte le vittorie della Francia vanno invece contro quel modello artificiale, intollerante, dell' (anti)razzismo illuminato. La Francia deve trionfare nel rugby. E nel recupero della sua centralità carolingia. E non crediate: non è affatto un'altra storia.

 

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: