Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

CORSI E RICORSI MA LA MEMORIA STORICA NON E' IL NOSTRO FORTE....

«Hanno lasciato entrare nell’Impero promiscuamente i buoni e i cattivi, i nobili e gli ignobili, e molti provenienti dalla barbarie» (De Caesaribus, 24, 9).

(Informare) - I Goti chiedevano accoglienza per ragioni umanitarie: essi, infatti, “fuggivano dalla guerra” e proprio per questo chiedevano di poter passare il fiume e insediarsi in Tracia. Imperatore era all’epoca Flavio Giulio Valente, peraltro acerrimo nemico di Giuliano e gran persecutore di pagani. Dopo essersi consultato con i suoi uomini, Valente fece arrivare sulle rive del Danubio, dove la situazione cominciava a farsi tesa, le sue disposizioni: «Gli immigrati erano una risorsa umana preziosa da cui l’impero si aspettava grandi cose, ed era politicamente indispensabile trattarli bene», racconta lo storico Alessandro Barbero. Anzi: gli ufficiali romani che avevano avuto la mano pesante con i profughi furono rimossi. La burocrazia imperiale era non di meno in affanno, anche per la diffusa corruzione di diverse sentinelle romane (ieri come oggi, per qualcuno l’immigrazione è sempre un business). L’idea di un attraversamento del confine ordinato saltò quasi subito, tanto più che la notizia che si poteva passare il Danubio traghettati dai Romani stessi cominciò a diffondersi e ad attirare ulteriori profughi (ulteriore caso di inquietanti corsi e ricorsi storici). Racconta significativamente Ammiano Marcellino: «Furono mandati diversi funzionari incaricati di trasportare su veicoli quell’orda selvaggia. Le autorità s’impegnarono con somma cura perché non rimanesse indietro nessuno di quelli che avrebbero distrutto lo stato romano» (Res gestae, XXXI, 4).

Quando i Romani si accorsero che la situazione stava sfuggendo di mano e misero un freno ai nuovi arrivi era ovviamente troppo tardi. L’ondata dei Goti si riversò quindi oltre il confine, travolgendo tutto. I reparti romani che tentarono di riportare l’ordine furono sterminati. Valente dovette allora rimandare la progettata campagna contro i Persiani e si recò in Tracia. L’imperatore, tuttavia, sottovalutava ancora l’emergenza, ritenendo quella massa di straccioni non un pericolo reale ma, ancora, una possibile risorsa. Mentre Valente intavolava trattative con i capi Goti, che stavano solo cercando di tirarla per le lunghe, all’improvviso infuriò di nuovo la battaglia. Il 9 agosto 378, nella battaglia di Adrianopoli, Flavio Giulio Valente veniva ammazzato insieme a gran parte dei suoi reparti scelti. I suoi successori cercarono di accordarsi con gli invasori, ma era troppo tardi: a differenza di quanto avveniva nel passato, ora l’Impero non trattava più da posizione di forza, tant’è che l’accordo del 382 aprì la strada verso la dissoluzione della sovranità territoriale dell’impero
.

 

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: