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E quelle botte calabresi, bretone e corse ai magrebini

 

(Gabriele Adinolfi) - Alla finale olimpica di tennis, la medaglia d'oro Murray difendeva i colori della Gran Bretagna da scozzese. Il tifo in tribuna tutto in kilt sventolando le bandiere con la Croce di Sant'Andrea.
La Scozia, sottomessa dagli inglesi non militarmente ma per tradimento dinastico, si è sforzata per secoli di mantenere la sua identità, costretta a farlo nell'alveo britannico e, poi, giocando a pendolo tra Londra e Bruxelles.
Che c'entra la Scozia direte voi? C'entra tantissimo perché oggi la questione dell'identità – e delle parcelle di sovranità – si è allargata e dagli scozzesi dobbiamo imparare qualcosa. Siamo nell'era dei satelliti e quindi di dominio totale, a tempo zero, da parte del Nomos dell'aria e delle minoranze che lo gestiscono, perciò la sovranità è sempre più limitata.
Lo può essere di meno procedendo in due direzioni opposte e complementari: il locale e il continentale. Per il primo servono autonomia, identità e partecipazione, per il secondo grosse concentrazioni industriali e quote di potere satellitare. Il domani, tolte le piccole comunità arretrate e marginali arroccate sulla povertà (tipo Corea del Nord), è offerto solo a isole che hanno i confini geografici e mentali che le proteggono e una vocazione imperiale (Inghilterra e Giappone) e a colossi continentali o subcontinentali. Insomma è nazional-imperiale oppure melassa.

Dove c'è identità clanica il razzismo anti-bianco viene sconfitto
Non ci sarà, per noi, nessuna sovranità senza l'Europa, ovviamente da rifare.
Ma non ci sarà sovranità senza radicalizzazione territoriale e senza coscienza storica e tradizionale.
Siamo, nuovamente, all'ipotesi imperiale napoleonica e italo-tedesca, unica garanzia possibile, non solo di una potenza unitaria, ma dello spirito nazionale nella sua fierezza e indipendenza nonché di quelli etnoregionali.
A tal proposito non può essere un caso se alle aggressioni razziste di stampo maghrebino le risposte sono state calabresi, corse e bretoni. A gennaio, in Calabria, quelli che avevano mancato di rispetto alle donne sono stati braccati strada per strada; sulle spiagge bretoni e soprattutto corse, le bande antibianche ne hanno prese un sacco e una sporta solo pochi giorni fa. Dove c'è identità clanica si sconfigge l'invasore anche se è protetto dai governi collaborazionisti.
Imperiale, ed etnica. In quest'ottica, e solo in questa, è possibile che tutto si armonizzi: locale, regionale, nazionale ed europeo.
Lo scontro principale, ma soprattutto alla nostra portata, è quello sull'identità.
Se essere italiani (o bretoni) significa, come sostiene la sinistra “popolare”, abitare la terra, parlare la lingua e fare il tifo, ebbene, allora l'identità diventa solo una copertina e poi va sicuramente a scomparire.

Identità non come parola
L'identità è “volkische” e non si limita al pur significativo Genius Loci ma si fonda sul più rigoroso Ius Sanguinis. A cui si devono accompagnare, con la massima volontà, tutte le caratteristiche del popolo. Per scendere nel profano – che con il “balotellismo” ha provato a scardinare definitivamente la Nazione – bisogna giocare all'italiana e mandare il tiki taka a farsi fottere insieme all'Huffington post.
Vincere da italiani non è vincere da arlecchini. Identità, identità, identità!
Identità forte, capacità di autonomia e volontà di potenza. Così si affermeranno Italia ed Europa e tutte le etnoculture. E saremo al tempo stesso sovrani in Europa e lo saremo come Europa, perché altro non è possibile.

Se sventola il Tricolore
Se invece pensiamo d'imporre la nostra differenza nella sottrazione al comune destino indoeuropeo, siamo finiti. Magari, nel tripudio per l'eventuale caduta dell'involucro di Bruxelles, mentre ci adagiamo supini alla Finanza Wasp, avremo un'italianità fatta di turisti, assistiti e profughi che avranno preso la nostra nazionalità e c'insegneranno a come essere bravi cittadini del mondo; intanto alcuni ci sgozzeranno o ci faranno saltare in aria, ma solo perché disagiati e disturbati...
Saremo una banlieue o una bidonville che sventola il Tricolore come potrebbe sventolare il vessillo del Manchester City.
Oppure saremo come i giapponesi, come gli scozzesi, come i corsi e lo saremo vittoriosi. Nazionali, imperiali, europei.

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