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Familismi, neanche troppo morali

 

(Piero Visani) - L'impegno con cui il cavalier Silvio Berlusconi sta cercando di aiutare il suo figlioccio Matteo a sopravvivere ad un eventuale esito negativo della prova referendaria del prossimo 4 dicembre è commovente: un padre, preoccupato sempre e solo del futuro delle sue aziende, si sta industriando in ogni modo per garantire al figlioccio una qualche forma di sopravvivenza politica.

Autentico amore paterno, per quanto tutt'altro che disinteressato.
Due "splendidi" esemplari di "arcitaliani", divisi dall'età ma uniti da un sempiterno amore per la menzogna a poco prezzo, per le balle spaziali, per le promesse mai mantenute.
Due soggetti che sono una copia penosamente riuscita di Cetto Laqualunque (che non è un'imitazione, è l'archetipo...).
Due individui che, a forza di promettere tutto a tutti (compreso "più pilu"...), hanno costruito le loro fortune politiche e che, in modi e tempi diversi, hanno illuso e ingannato milioni di italiani. Questi ultimi, peraltro, basta che gli prometti qualcosa (dai trenta denari in avanti...) e ci credono, contenti del loro millenario servilismo, di cui cinicamente pure si vantano. Mai saputo che fare i servi per millenni sia un merito, a meno che la mera sopravvivenza sia un valore. A quanto pare sì. Ci "scappano" uno stipendietto in cambio spesso di poco o punto lavoro, un'esistenza miserabile, un po' di ferie, poco "panem" e ancor meno "circenses".
"La dolce vita" o "La grande bellezza"? Aggiungerei un terzo film, ancora da girare: "il grande senso dello humour autolesionistico"... Gente che crede di fottere i propri governanti e da essi viene puntualmente fottuta, alla grande. Tuttavia, sperare che se ne accorga è chiedere troppo. "Avanti così, facciamoci del male!"

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