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(Gianfranco la Grassa)* - C’è la solita litania di Mattarella che non vuole le elezioni. Non è lui che non le vuole, lui si adegua ad altre volontà. Queste non sono così precisamente individuabili e nemmeno del tutto sicure sulla scelta da effettuare. Tuttavia, al momento sembra prevalere in vari ambienti – per lo più esteri; e credo che gli Usa c’entrino sempre pur in una fase di transizione di poteri come questa – una certa propensione a non fare subito elezioni. Come sempre, se ne fa speciale portatore Napolitano, uomo chiave della rappresentanza degli interessi statunitensi in Italia, pur quando questi abbiano scelto di volta in volta soluzioni diverse. Immagino che lui stesso sia stanco (per via dell’età), ma da 40 anni e più è ligio a questo compito di rappresentanza, pur con le coperture di volta in volta indispensabili. E’ il personaggio che – da maggior tempo e più di ogni altro, per via dell’età – conosce le giravolte delle decisioni Usa; e anche delle indecisioni o apertura a soluzioni possibili diverse. 
La vittoria a marea del NO – e soprattutto presso le generazioni del futuro – ha posto sul chi va là i vari cosiddetti “poteri forti”. La soluzione da trovare non è semplice. Malgrado tutte le chiacchiere sul fatto che il voto è avvenuto per difendere, con mentalità ancora antiquata, la Costituzione, tutti sanno bene che non è così; altrimenti il NO avrebbe prevalso presso i più anziani (dove ha vinto il SI) e non invece conquistato i giovani, che non hanno certo le tradizioni “resistenziali” e “antifasciste” dell’epoca di Marco Cacco. Si è mentito di sana pianta e si è invertito il significato della scelta. A parte la minoranza piddina e gli stretti collaboratori del “traditore” (il “nano d’Arcore”), il SI è stato espressione di conservatorismo (quello della servitù agli interessi stranieri e dei nostri più miserabili “dominanti”) mentre il NO ha espresso la volontà e la speranza di qualcosa di nuovo e di finalmente vitale da parte delle giovani generazioni. Il No esprime forte malcontento per quanto hanno combinato proprio quegli “antifascisti” che, con totale falsità e per interessi propri, hanno sfasciato il paese, lo hanno messo alle dipendenze altrui, godendo le pur sempre laute briciole della loro viltà. 
Bisogna alimentare quel disagio, quel malcontento e portarlo al disprezzo, e possibilmente poi all’odio, verso i distruttori d’ogni minima ragionevolezza e “costumatezza” (scusate il termine non bello) che da decenni imperversano nei media, nelle case editrici, ecc. E che si sono impadroniti dei settori dell’istruzione, soprattutto delle Università, ormai deposito di marciume, degrado e falsificazione della nostra stessa storia. Bisogna che si arrivi all’intolleranza delle nuove generazioni verso il “politicamente corretto” di tutti i “sessantottini” e dei loro più immediati successori, ancora più corrotti e degenerati. Bisogna che finalmente si capisca che costoro hanno compiuto un’opera criminale di distruzione di tutte le migliori (o almeno meno peggiori) qualità dell’essere umano. 
Adesso saremo costretti a seguire le evoluzioni, con continue giravolte, di chi è stupefatto di non avere più del tutto il pallino in mano. Stiamo attenti. Secondo me, il malcontento esiste ed è il principale motivo del NO. Tuttavia, mancano forze in grado di dirigerlo consapevolmente. Siamo in un’epoca di trapasso e sarebbe semplicemente irresponsabile fingere di avere le idee chiare sul da farsi. Non ci si diletti a far finta che si è in possesso dell’alternativa; non si stilino programmi dettagliati pieni di semplici sciocchezze o di fantasie di impossibile realizzazione. Ci si metta all’opera intanto per far capire il fallimento, la miseria morale e intellettuale, la viltà e mascalzonaggine, di coloro che sono seguiti all’infame, sporca, scelta di liquidazione della prima Repubblica con finta opera di “giustizia”; una prima Repubblica da non esaltare, sia chiaro, solo da considerare meno laida e bassa di quella attuale. Siamo in mano a malintenzionati, questa deve essere la nostra consapevolezza. Assieme a quella della debolezza dell’attuale opposizione. Alcuni oppositori sono falsi, cercano solo di approfittare delle difficoltà dei vecchi governanti per conquistare determinate posizioni di potere. Altri sono in buona fede e volenterosi, ma mi sembrano ancora incantati di fronte alle miserie di questa “democrazia” all’americana, imposta dai “liberatori” per dominarci meglio con le loro stesse fanfaluche. E’ un’opera lunga quella che ci attende; chi cerca scorciatoie finirà nel letame come quelli oggi in difficoltà.

 
 
 
* Editorialista, scrittore, filosofo, Professore universitario

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