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(Piero Visani) - Uno dei grandi meriti di Matteo Renzi e della sua innegabile natura di "arcitaliano" è quella di essere riuscito a trasformare la fase finale della campagna referendaria in un problema di scelta tra due o tre "fritture di paranza" e un sussulto di dignità.
Perfetto esemplare della più profonda anima italica - quella democristiana, quella del "Franza o Spagna purché se magna" - lui ha perfettamente compreso (perché lo condivide nel profondo) che la plebe che governa non ha alcun interesse per valori, principi, etica, dignità e libertà. Le basta chi le garantisca qualche "frittura di paranza", che - consumata la domenica in qualche modesta trattoria, in mezzo a un po' di caciara alimentata da qualche buon vinello all'etanolo - è tutto ciò che essa vuole (e si attende...) dalla vita.
L'essenza del "politico" - nella celeberrima analisi schmittiana - è certamente la contrapposizione amico/nemico. Tuttavia, se un politico si dimostra in perfetta sintonia con le esigenze dell'"amico", sicuramente parte in vantaggio. E i suoi "amici" - e, ahinoi!, anche i suoi "nemici"... - proprio quello vogliono e solo quello ambiscono a dare.
Avendo dato da almeno una ventina di anni le dimissioni da italiano, posso solo dire che - personalmente - preferisco le grigliate, di pesce, comprate da me, con i miei pochi denari. La "morte a credito" è stata uno dei miei principi ispiratori esistenziali; la "vita a credito" serve alle greggi, non a me.

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