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«Se Brasillach fosse ancora tra noi, avremmo potuto giudicarlo. Invece ora è lui a giudicarci» (Albert Camus).

(Gianfrasket) - Assassinato per le proprie idee. Non per crimini di guerra. Assassinato per quel che aveva scritto. Per la sua lealtà a un ideale. Per essere stato fedele a se stesso. Un intellettuale, un poeta e uno scrittore ucciso per non aver abiurato, per non aver cambiato fronte. Brasillach si sentiva un patriota, come Knut Hamsun, come Marguerite Duras, come Drieu La Rochelle. Assassinato, dallo Stato, mentre uno dei capi della Polizia di Parigi, responsabile della deportazione degli ebrei francesi, si ritrovava sospeso per due anni. Assassinato, dopo un processo durato niente. Sia il pubblico ministero sia il presidente della corte avevano lavorato, appena pochi mesi prima, per Vichy. Come niente fosse. Assassinato, perché la Beauvoir diceva che certe parole sono pericolose come le camere a gas.

« PRESIDENTE: La Corte condanna Brasillach Robert alla pena di morte; ne ordina la fucilazione. UNA VOCE DAL PUBBLICO: È una vergogna! BRASILLACH: È un onore…! »

 

Robert Brasillach, fucilato il 6 febbraio 1945 dai nemici dell'uomo

P R E S E N T E !

 

 

 

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