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Quest’anno ricorrono i 70 anni da quel 10 febbraio 1947..
Un argomento ancora indicibile nella storiografia nazionale.
Un genocidio vero e proprio che l’ignobile e indegna sinistra continua a nascondere e negare.
La strage, per capirla bene, va inquadrata nella questione nord orientale sviluppatasi all’indomani della Prima Guerra mondiale con il Fascismo, quando due popoli,  quello italiano e quello slavo, fino ad allora convissuti pacificamente, cominciarono ad odiarsi.
Ma va detto che la nazionalizzazione forzata voluta dal Fascismo fu fatta solo a parole, viceversa quella imposta dai comunisti di Tito si realizzò nei fatti e in modo efferrato: nel 1949, pochi anni dopo la fine della guerra,  la presenza italiana in qull’area si era già ridotta al 10% .
E’ importante che si sappiano quali furono le ragioni della congiura del silenzio ovvero la colpevole dimenticanza di chi per anni non affrontò mai la “questione” foibe.
Perché in quell’opera di rimozione collettiva pesarono tre “silenzi”: il primo quello internazionale, quando Tito ruppe con l’Urss diventando un interlocutore dell’Occidente, il secondo di natura idelogica e riguardava il Pci di Togliatti, un bastardo immondo che considerava i comunisti di Tito l’esercito partigiano per eccellenza e quindi un mito da non scalfire, anzi, esaltare il più possibile il terzo  fu il silenzio di Stato. 
Parlare di foibe significava voler ricordare che l’Italia aveva perso la guerra.
Il trattato del 10 febbraio 1947 che sancì la cessione di Istria, Fiume e parte della  Venezia Giulia  alla Jugoslavia fu la beffa che si aggiunse al danno perché fu il trattato di un Paese sconfitto. La guerra l’aveva fatta si l’Italia tutta, ma a pagarne le conseguenze furono solo le popolazioni giuliane, istriane e dalmate.
Lo sterminio dei nostri fratelli non  fu solo etnico, ma fu proprio un genocidio ideologico, sociale e politico. Si eliminarono migliaia di persone perché considerate fasciste, si epurarono funzionari, insegnanti e proprietari terreni perché ritenuti i padroni da abbattere e ci si sbarazzò di tutti coloro che avrebbero potuto ostacolare la “SLAVIZZAZIONE dell’area.
Ma in questo Paese la percezione della strage nell’opinione pubblica è ancora scarsa, grazie alla dittatura  rossa peggio di quella titina .
La tragedia non è mai entrata nella coscienza collettiva nazionale per la voluta attitudine a non voler ricordare  tutto ciò che il comunismo ha fatto, e possiamo anche aggiungere il disinteresse delle nuove generazioni a conoscere fatti relativi al 900 perché volutamente  nascoste anche dai libri di testo scolastici.
E negare le Foibe è peggio che negare la Shoah, significa non tenere conto di evidenze inoppugnabili.
Ma guarda caso nel giorno del Ricordo l’Italia perde sempre la memoria. Quello slancio generoso, nobile e multi condiviso che ci accompagna per minimo una settimana che precede il giorno della Memoria, si affievolisce guarda caso improvvisamente come un vento stanco e distratto esattamente 14 giorni dopo.
Ah ma gi, c’è il festival di Sanremo, che stupida, non me lo ricordavo!
Eppure il giorno del Ricordo è stato istituito con una legge dello Stato nel 2014, eppure quest’anno è l’anniversario dei 70 anni tondi tondi, eppure “la memoria condivisa è un valore assoluto dell’Italia democratica, solo uniti possiamo vincere le sfide del futuro” bercia Mattarella. Ma solo se si tratta della Shoah.
Perché il primo a perdere la memoria è stato proprio il presidente della Repubblica che purtroppo ci ritroviamo ad avere nostro malgrado, che si è dimenticato dell’evento seppur ricordato dal ben nutrito cerimoniale.
Lui avvezzo a corone d’alloro e alle corde del sentimento nazionale (solo se trattasi di ricorrenze comuniste), oggi si trova a Torino per i 150 anni della comunistissima La Stampa e domani a Madrid per un “imperdibile” simposio sull’economia in Europa.
E anche l’anno scorso, mannaggia eh, aveva un altro importantissimo e improrogabile impegno..
Pertanto, alla foiba di Basovizza , vicino a Trieste, a commemorare le migliaia di italiani  trucidati dal sanguinario comunista Tito (ricordo sempre, la cui bara il caro Pertini baciò commosso), e poi fatti sparire nel vecchio pozzo, non ci sarà nessuno, o meglio, non ci sarà lo Stato.
Perché anche il presidente del Senato, dopo attenta valutazione della situazione, preferisce commemorare a Roma.
Della presidentA della Camera preferisco non parlare, che è meglio.
Quindi ancora una volta, davanti alla commemorazione delle Foibe, c’è un imbarazzo latente, antistorico e davvero triste.
Come se, dopo 70 anni, fossimo qui ancora a soppesare e distinguere morti di serie A (gli ebrei) e i morti di serie B (gli italiani).
Sembra che quelle migliaia di vittime delle violenze dei partigiani comunisti jugoslavi (fiumani, istriani, dalmati, allora italiani a tutti gli effetti) debbano riguardare solo i loro parenti ed amici e al massimo alcuni sindaci coraggiosi e alcuni esponenti dell’opposizione, di destra ovviamente.
Pure Milano, la mia povera Milano ridotta ad una succursale di Tunisi, decide di annullare il concerto del Ricordo perché sul palco potrebbe salire una banda con dichiarate simpatie di destra.
Cosi ad Arcore, quartier generale del Cavaliere, una schifosa associazione partigiana quasi a cercar rissa, invita sul palco una storica triestina sostenitrice delle foibe come “ mito e non fenomeno” che nelle interviste definisce “poveri vecchietti” gli assassini. Spettacolo davvero deprimente e squallido, infantilismi senili e una gran voglia di guardare altrove (con conati di vomito trattenuti) mentre le massime cariche dello Stato si defilano.
Sostenere posizioni negazioniste oggi è davvero paradossale e offre la misura della fragilità d’una sinistra che non ha mai voluto fare i conti con la propria schifosa storia. Il tempo e il percorso storiografico rendono grottesca ogni contestazione, sembra tutto cosi assurdo davanti a questo sangue italiano che ancora chiede giustizia dopo oltre mezzo secolo di colpevole silenzio.
Giustizia che non arriverà mai.
Perché non è sangue comunista.
Perché in quella tarda primavera del 1945, sulla frontiera orientale, proprio in concomitanza con la fine della guerra accadde che   300.000 italiani furono costretti ad abbandonare le loro case, i loro affetti, averi e proprietà sull’incalzare della IV armata jugoslava, che correva verso Trieste per mangiarsi più Italia possibile in vista dell’armistizio.
Arresti, processi farsa, esecuzioni di massa. Gli ex fascisti fucilati, e con loro, per una sommaria proprietà transitiva linguistica o religiosa, venivano messi al muro preti e cattolici, partigiani non comunisti, gente comune per poterla semplicemente depredare.
Oggi la scomparsa di gruppi di persone trucidate e gettare nelle profonde fenditure delle rocce, le Foibe appunto, ha un nome: pulizia etnica.
Prima del 1945 il pozzo di  Basovizza  era profondo 228 metri, due anni dopo 198. Una notevole differenza di metri cubi di cadaveri italiani.
Nel 1992 quel luogo è stato dichiarato monumento nazionale, e il motivo degli imbarazzi, delle furbate e dell’istituzionale “altrove” di oggi   sta nei silenzi e nelle menzogne di ieri.
La cultura della rimozione sul dramma di quei profughi (da non confondere con i finti profughi africani parassiti di oggi) deriva dalla posizione ufficiale del partito comunista (in maiuscolo proprio non riesco a scriverlo) che per anni ha accreditato la versione delle sporadiche e spontanee vendette di popolo e non ha mai neppure ipotizzato l’esistenza della polizia segreta di Tito.
Ieri come oggi, mentivano sapendo di mentire.
Del resto il Pci tifava per la Jugoslavia e per le sue annessioni, come se stessero giocando ad una partita del gioco Risiko che ancora non esisteva, come se si trattasse del prologo alla conquista di tutta l’Italia del nord.
Ma quelli erano compagni da giustificare e accogliere a braccia aperte.
Oggi proseguire con l’arma spuntata del benaltrismo, negare la storia, fare resistenza passiva davanti alle Foibe è VERGOGNOSO e INDECENTE.
Su questo punto la sinistra di sempre non ha mai mostrato cedimenti, le molteplici proposte di legge sono sempre state rigettate perché trattasi di morti fascisti o comunque non comunisti.
Ma la verità non può più essere soffocata neppure dopo 70 anni, neppure sotto  metri di terra.
Ero indecisa se scrivere anche quet’anno un pezzo sulle Foibe, perché volevo che il Giorno del Ricordo oggi, a 70 anni giusti da quel giorno, potessimo tutti riflettere e pregare in memoria di tutte le vittime dell’odio titino, basterebbe solo pensare a Norma Cossetto.
Ma dopo che ho visto ancora oggi esponenti di sinistra che si ostinano a negare questa dolorosa tragedia, ancora una volta ho deciso di farlo.
Non per istigare alla polemica, ma per ribadire da che schifosa gente siamo rappresentanti in parlamento.
E non solo, oggi scopro anche una presunta “ storica”, tal Alessandra Kersevan, che afferma che commemorare i morti nelle foibe significa commemorare i rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo”
E questa criminale domani sarà ospite alla conferenza stampa a Montecitorio, ospite di una degna di lei, l’esponente di Sel Serena Pellegrino.
Questa è l’Italia di oggi, per la quale tante persone sono morte.
Cari presidente Mattarella e con lei tutta quella accozzaglia di gente indegna di calpestare lo stesso suolo mio e di tanti italiani come me, noi ci ricorderemo del vostro negazionismo e della vostra vergognosa assenza. Non dimentichiamo e non perdoniamo. Questa volta, no.

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