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(Gianni Fraschetti) - Io applico al Fascismo il contrario di quello che si fa con la distillazione della grappa. Mi tengo la testa e la coda e butto il ventennio. Il Fascismo poteva e doveva essere qualcosa di diverso, di profondamente innovativo e si ridusse ad una commedia durata venti anni, nella quale tutti trovarono il loro posto alla grande greppia. Fu la classica pagliacciata tipicamente italiana, un grande compromesso tra Fascismo, Monarchia, grande capitale e Chiesa, che, se è vero che fece uscire l' Italia dall'800 nel quale era immersa e diede un senso al concetto di Unita' della Nazione, provoco' una gran confusione nella testa degli italiani, con la dicotomia Duce Re, che certamente non giovò nè ai due soggetti, nè al popolo italiano. Il Fascismo fu un grasso maiale del quale non si buttò niente, nutrì per venti anni gli italiani, fornendo loro un corpo di leggi sociali, in parte tuttora vigenti e a quanto pare ineguagliabili, visto che per la maggior parte sono ancora lì, diede loro una dignità ed una coscienza nazionale e dopo la guerra rappresentò il comodo paravento, la scusante, il secchio della spazzatura buono per tutti gli usi e soprattutto per occultare la congenita incapacità di governare di una classe politica vecchia e priva di idee e di coraggio.

Il Fascismo fu tutto questo ma non fu quanto avrebbe dovuto essere, quanto aveva promesso di essere. Ci condusse ad una guerra per la quale non eravamo preparati, materialmente e spiritualmente. Illuse gli italiani di essere una grande potenza e non ebbe il coraggio e la forza di fare pulizia, liquidando gli elementi infidi e ridimensionando le caste che da sempre avevano fatto il buono e cattivo tempo in Italia. Fece anche di peggio, ci scese a patti, cosicchè ancora oggi abbiamo gli stessi problemi di allora, con le stesse Lobbyes di allora, con l' aggravante che si sentono ancora più impunite, avendo i loro compagni di merende vinto la guerra. Il Fascismo antemarcia, quello sansepolcrista, non ha nulla a che vedere con il Regime. E' pensiero sociale che si coniuga con l' azione in una sublime sintesi di modernità futurista. Quello della fine, quello repubblicano, ha un che di nostalgico per ciò che poteva essere e non fu ma ritrova, nel dramma crepuscolare della sconfitta e dei massacri della guerra civile, i suoi veri motivi di essere e ha la forza, in un ultimo disperato guizzo, di piantare un seme nella speranza che non tutto vada perduto. Si spiega forse con ciò un fenomeno di imponenza massiccia che non aveva precedenti nella storia di questo Paese e che non si verificò mai più successivamente. Migliaia e migliaia di giovani, di ambo i sessi, andarono volontariamente a combattere e a morire per una causa perduta, e che essi sapevano perfettamente essere perduta. Luciano Violante, nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera dei Deputati, li richiamo' apertamente in un passaggio del suo discorso.... "Bisogna sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per cui migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto si schierarono dalla parte di Salò e non di quella dei diritti e delle libertà".

Non possiedo il dono della verità rivelata ma credo di poter rispondere che quei ragazzi e quelle ragazze andarono volontariamente a morire per un sogno, quello di una Italia quale poi non è stata e nella speranza che il loro sacrificio mondasse il Fascismo da quegli orridi venti anni che li avevano portati a sacrificare la loro vita per nulla. Morirono per fare in modo che non fosse per nulla, morirono per testimoniare, nel senso cristiano del termine, che non tutto era perduto finchè c'era gente disposta a morire. Credo che qualsiasi riflessione dovrebbe partire proprio dalle parole di Violante, cui non venne data, da destra e da sinistra, risposta. Il Fascismo repubblicano ebbe ombre e luci ma quelle migliaia e migliaia di giovani che per esso combatterono e morirono seppero riscattare quanto di negativo vi fu e seppero salvaguardare il seme di quella che poteva essere e potrebbe ancora essere quella idea originale, italiana e mediterranea, in grado di indicare al mondo la tanto invocata terza via, tra capitalismo e comunismo, del quale oggi più che mai si avverte il bisogno. Il fascismo venne frettolosamente giudicato ed accantonato, più per i fatti contingenti, che per ciò che effettivamente rappresentava. Se ci pensiamo bene, in fondo, nessuno o pochi, sanno esattamente cosa sia e nelle analisi, spesso se non sempre, ci si ferma ai luoghi comuni, che sono notoriamente il terreno di pascolo degli ignoranti.

I sistemi a carattere mercantile, che paiono oggi dominare il mondo, si caratterizzano per uno speciale appiattimento di ogni superiore potenzialità umana, riducendo il nostro destino a esaurirsi nel compito di animali da produzione e consumo. La stessa esigenza di libertà che tutti noi rivendichiamo è fondata su premesse economiche, all'interno di un mondo economico, una gabbia apparentemente senza vie d'uscita. Fatalmente, dunque, la libertà viene a coincidere con la possibilità economica, fino ad arrivare a disegnare una società nella quale non è l'insieme delle parti che, nel rispetto delle proprie significanti differenze e caratteristiche, concorre all'insieme del tutto ma, ciò che in medicina costituirebbe un fenomeno essenzialmente e gravemente patologico. è una parte, e nemmeno la più qualificata, a prendere arbitrariamente il sopravvento, costringendo tutte le altre all'accettazione supina del concetto di supremazia dell' elemento economico. Questo scontro è in atto da diversi secoli e non rappresenta dunque l' antitesi tra democrazie e stati totalitari o tra globalismo e sovranismo, ma qualcosa di molto più profondo che è già sfociato in un tentativo, tipicamente aritmetico, di tramutare il destino di ogni singolo individuo in una grandezza definibile con strumenti di calcolo. Roba da ragionieri, o da banchieri, se preferite.

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