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Le ultime parole di un soldato della RSI in una lettera al figlio

 

Figlio,
un giorno tu leggerai queste righe, che la mia destra, orgogliosamente ferma e decisa, ora verga al lume di una lanterna da campo, mentre sopra la testa, dal cielo le stelle ricamano fosforescenze piene di mistero, Iddio mi guarda, e, intorno a me, i 675 fratelli del battaglione vegliano in armi.
Allora saranno passati degli anni, molti, forse troppi e sulla cronaca di ferro di queste ultime ore del fascismo il tempo avrà smussato gli angoli e stesa la sua patina ammorbidente. Ma appunto per questo io scrivo e tu leggerai: per ricordare e non dimenticare.
Intorno alla tua culla oggi c’è fragor d’armi. 52 stati cercano di mettere in ginocchio la Patria di tuo padre, la tua Patria, questa divina Italia che anche tu imparerai ad adorare. Sono nomi di nemici, sono nomi di amici di ieri, sono nomi gloriosi e prestanti: è il mondo intero, che, coalizzato, tenta il grande delitto...

Un soldato della Repubblica Sociale Italiana

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