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(Stefania Giacarelli) - Tra poco morirò.
Hanno deciso così i giudici, quegli uomini cattivi e insensibili con le parrucche. Hanno deciso il come e il quando.
Sono nato dieci mesi fa e che gioia vedere finalmente il viso della mamma, sentire il rassicurante calore del suo seno e del suo abbraccio!
Ma tra poco io morirò in questo ospedale, non ci saranno intorno a me i colori della cameretta che papà e mamma avevano allestito con tanto amore. Non potrò avere accanto tutti i miei parenti e tutte le persone che mi hanno voluto bene in questi mesi.
Morirò perché non hanno creduto nella forza dell'amore che la mamma e il papà hanno messo nel tentare di trovare una cura: erano riusciti a raccogliere tanti tanti soldi per potermi portare in un altro paese, dove un dottore aveva promesso che avrebbe cercato di curarmi. Dicono che non vogliono che io soffra.
Ma cosa ne sanno, quelli con le parrucche, cosa sento io quando la mamma mi guarda e quando mi accarezza, cosa ne sanno di quanto soffro quando lei cerca di nascondere le lacrime e quando il papà l'abbraccia per sostenerla? 
Morirò. E' già deciso. Forse mentre leggerete questa lettera avrò sentito un'ultima volta il bacio dei miei genitori. E sarò già morto. Come muore, oggi con me, l'umana pietà.
Forse ognuno di voi sarà in altre faccende affaccendato e forse nessuno penserà che ciò che io ho vissuto e come sono morto lo riguardi. Ma io vi dico che con la mia morte, oggi ognuno di voi ha decretato la propria fine, perché domani, dopodomani, o forse oggi stesso, chiunque di voi potrebbe avere il mio stesso destino, quelli con le parrucche potrebbero decidere che per voi sia troppo doloroso vivere e poco importerà loro di tutte le persone che avete amato e che vi hanno amato, o di tutto ciò che avete vissuto o sentito.
Oggi, domani o dopodomani, forse oggi stesso, potreste morire così come sono morto io: in un letto di ospedale, senza che la mamma e il papà abbiamo nemmeno potuto decidere dove.
Parola di Charlie Gard.

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