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(Adriano Scianca) - Una delle poche virtù che ancora, nonostante tutto, faceva parte dell’armamentario culturale degli italiani, era la furbizia. Ovvero il pragmatismo, la scaltrezza, l’arte di arrangiarsi, la capacità di capire le situazioni prima degli altri e di modificare di conseguenza la propria strategia, anche se questo vuol dire aggirare norme e regole. Non era molto, ma pare che abbiamo perso anche quello. Nello scacchiere internazionale, i nostri governanti sembrano costantemente preda di una terribile fiducia nelle favole. Il premier, Paolo Gentiloni, fa un po’ la figura di un tizio che, in piena apocalisse zombi, vada al supermercato e si metta in fila al banco dei salumi, prendendo il numeretto: mentre tutti fuggono, combattono, saccheggiano, lui sta lì, a presidio di regole ormai inesistenti. La figura che stiamo facendo nei confronti della Francia è esattamente questa.

Dopo aver sostenuto Macron in nome di un europeismo del tutto illusorio, ci siamo ritrovati con un vicino di casa che chiude i porti e le frontiere agli immigrati,che prende iniziativa autonoma in Libia, che nazionalizza senza troppi problemi laddove percepisca che “l’amico italiano” invade i suoi interessi strategici. L’inquilino dell’Eliseo, ovviamente, fa bene: agisce da leader di uno Stato sovrano. Certo, un po’ di retorica sulle virtù della Ue ce la poteva anche risparmiare, il pupillo dei Rothschild. Ma, all’estero, hanno ben chiara la differenza tra parole e fatti. Noi no. Noi ci beviamo tutto. La fiducia dei governanti italiani nella Ue, nel libero mercato, nei regolamenti internazionali, è commovente. Gentiloni & co. credono di vivere in un mondo ordinato, equo, amichevole, dove tutti si vogliono bene, masticano con la bocca chiusa e ti chiedono permesso prima di entrare. Vivono, insomma, nel mondo delle favole. La favola più grande è quella secondo cui gli Stati non contano più nulla, non possono fare nulla, hanno le mani legate, perché tanto fa tutto l’Ue, o il mercato, o l’Onu o chissà chi altro. E invece gli Stati continuano a governare il mondo, a prendere l’iniziativa, a tutelare i propri interessi, forzando le leggi, aggirandole, usandole a proprio comodo, semplicemente fottendosene.

Lo scopo dell’Europa unita doveva essere quello di far sì che, almeno nel perimetro europeo, questo non accadesse più, che si imponesse un unico interesse nazionale, quello della nazione Europa, contro tutti gli altri. Questo non è mai accaduto, ed è il principale fallimento della Ue, che ha fornito solo un’ipocrita veste formale a una solidarietà fra nazioni che non c’è mai stata. L’Ue resta il campo di battaglia fra europei, non fra gli europei e tutti gli altri. Quindi è inutile, ha fallito. E noi, che ci ostiniamo a credere fideisticamente in essa, falliamo con lei.

 

 

 

Fonte: Il Primato Nazionale

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