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(Gabriele Adinolfi) - Fanno  così. Se gli attentatori hanno il passaporto francese o belga ci dicono: “visto? Non sono rifugiati o immigrati ma è gente del posto, quindi non c'è nesso tra l'immigrazione e il terrorismo!”.
Quando invece gli assassini hanno passaporti stranieri ci dicono: “visto? Non è gente cresciuta sul posto, quindi il problema non è l'integrazione”.
Poi ci fanno capire che gli attentatori sono “salafiti”, come se fossero solo loro a colpire, suggerendoci che sia soltanto una devianza ideologica, una sorta di “fascismo islamico” (Bush jr) a creare il problema. Oppure, come per la Finlandia, sottolineano che lo squartatore ce l'ha con le donne e così la buttano in un banale “femminicidio” che avrebbe potuto compiere qualsiasi salumiere nostrano.
In altre parole sono proprio i guardiani dell'ideologia dominante i più pericolosi assassini con i quali dobbiamo fare i conti perché sono loro a difendere tutto l'apparato che oggi dilania le nostre città.

Parlando d'Islam
Questo non deve farci perdere la lucidità. È corretto dire che gli “jihadisti” non sono l'Islam e che a ben vedere non compiono alcuna Jihad. Sono il prodotto di un ibrido in cerca disperata di identità, fortemente caratterizzati da molti aspetti occidentali, inchiodati ai social e all'esibizionismo comunicativo.
È vero che l'Islam è una religione monoteista e quindi totalitaria e intollerante, ma si è espressa nei secoli in modi molto diversi, riuscendo pure a dialogare a tratti con il nostro mondo perfino meglio di quanto lo facessimo noi. È anche un fatto che musulmani non sono soltanto gli ologrammi alla Bin Laden e i tagliagole di banlieue ma anche illustri figure che hanno garantito la pace tra le etnie e le confessioni, da Saddam Hussein ad Assad, passando per Nasser e per tanti altri.
Ma sono musulmani anche quelli che voi complici dei media chiamate “islamisti”, degli individui che nella religione hanno trovato l'ispirazione per mobilitare un'angoscia identitaria e nichilista che fa presa soprattutto nelle comunità immigrate in Europa.

Riguardo all'immigrazione 
È un errore, forse determinato dall'ansia di non apparire “razzisti”, quello di opporsi all'immigrazione solo per difendersi dall'Islam. Il problema non è tanto l'Islam in sé, anche se le autorità saudite, qatarine e turche non smettono di utilizzarlo come arma psicologica e di guerra, il problema è proprio l'immigrazione. Concordo con il fatto che questa sia l'altra faccia della medaglia della disperante politica occidentale che, continuando ad abbattere tutti gli uomini di Stato in grado di tenere assieme etnie, confessioni e tribu, e bombardando qua e là, è la prima responsabile di tutto quanto accade, ivi compresi gli esodi da Siria, Iraq, Libia. Comprendo anche che gente abituata fin dalla nascita al fatto che i propri fratelli si trovino sotto le bombe sganciate dagli aerei occidentali, possa nutrire un odio profondo nei nostri confronti e perfino ritenere poca cosa quello che i terroristi islamici ci fanno pagare sempre più spesso. Non ho difficoltà ad ammettere che le principali colpevoli sono le nostre oligarchie, quelle stesse che per bocca dei media, degli opinionisti e delle sacerdotesse boldriniane minimizzano lo stragismo che subiamo sempre più spesso.

Noi siamo struzzi e capponi
D'accordo, va modificato tutto, dalle relazioni internazionali a quelle culturali, ma intanto che facciamo? Continuiamo a farci sgozzare, stritolare, dilaniare?
Proseguiamo a ignorare la massima elementare di Mao per la quale il terrorista si deve muovere come un pesce nell'acqua, per cui, quanta più acqua c'è, tanti più terroristi ci saranno?
Continuiamo quindi a fare finta di non esserci accorti che gli attentati avvengono nelle città con maggiore concentrazione di immigrati? Che l'immigrazione aumenta in maniera esponenziale le percentuali dello stragismo?
Insistiamo a fingere che vogliamo dialogare con gli altri, una cosa assai ardua se noi stessi non possediamo più un'identità culturale mentre gli immigrati alla deriva nei buchi neri urbani cadono sempre più spesso nella tentazione di assumerne una nuova, forte e violenta, per riuscire a sentirsi finalmente qualcuno e qualcosa in questo nostro budello di mondo fatto di feste finte, di antidepressivi, di selfies, di impotenza e di gessetti? E così si identificano nell'altro da noi, o piuttosto nell'altro da quello che noi mettiamo in scena come automi imbecilli. E ci ammazzano.

C'è chi è più responsabile degli stessi terroristi
Non si combatte il terrorismo jihadista senza liberarci dalle imposizioni culturali che dominano quell'aia di capponi che è diventata l'intera nostra società, ma non ci libereremo dalle imposizioni castranti delle sacerdotesse del masochismo universale senza combattere il terrorismo jihadista. Rigettando per cominciare ogni politica di accoglienza e cambiando radicalmente atteggiamento;  non lo potremo fare se non neutralizziamo prima quelli che alimentano l'acquario per i piranhas: filantropi, buonisti, ong e imbecilli vari, che sono purtroppo tanti e quanto più sono imbecilli, tanto più sono arroganti e delirano. Sono molto più responsabili loro delle stragi ormai ordinarie di quanto lo siano gli stessi megalomani imperialisti che armano i pazzi assassini che ci massacrano e si suicidano nel nome di una psicopatia a cui danno nomi celesti. Ma sono sempre loro quelli che monopolizzano l'informazione e la comunicazione, calpestando senza cessa la dignità dei morti pur di salvaguardare le loro utopie - e i loro sporchi guadagni – dalla sacrosanta parola fine. A ogni parola che pronunciano, questi personaggi rafforzano la convinzione di quelli che ci uccideranno domani e purtroppo sappiamo bene che nessuno chiederà mai loro conto di questa follia criminogena e genocida.

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