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(Gabriele Adinolfi) - I media hanno esagerato con Charlottesville.
Lo stravolgimento dei fatti è già di per sé vergognoso: il presunto assassino non ha fatto che cercare di liberarsi dall'aggressione a mano armata ad opera del picchetto della manifestazione che l'aveva riconosciuto e, nel muoversi freneticamente avanti e indietro, ha urtato un'auto ferma che di carambola ha ucciso una manifestante. Responsabili i suoi compagni: lo direste se aveste un briciolo di onestà ma non l'avete; e voialtri se foste meno complessati.
Ma al di là di questo, non si può accettare che delle minoranze isteriche di iconoclasti, che abbattono statue pubbliche e che, mentre lo fanno, si ubriacano in una sorta di sabbah idiota, vengano spacciate come illuminate. Così come non si può accettare che qualcuno che abbia un briciolo di cultura liquidi il Sud come un mostro oscurantista e riprenda la più scialba e bolsa retorica nordista.

La Guerra di Secessione non fu combattuta per abolire lo schiavismo. Diversi Stati confederati non lo praticavano, alcuni Stati dell'Unione sì e continuarono anche dopo.
Non fu la crociata per l'emancipazione dei neri. I quali, per inciso, combatterono volontari in gran numero per il Sud e si fecero immortalare anche in seguito, fieramente, tra i Reduci. 
La successiva distruzione delle piantagioni comportò il loro passaggio, in condizioni disperate, nelle bidonville, e poi, per i fortunati che vennero assunti nella grande industria (quella che in realtà volle e che vinse la guerra civile) ci furono condizioni di lavoro bestiali mai conosciute durante lo schiavismo.
I diritti civili ai neri poi furono concessi nel 1964, un secolo dopo la vittoria yankee.
Il Nord non combatté il razzismo, tutt'altro. La tredicesima stella sudista non corrisponde a uno Stato (furono dodici) ma ai pellerossa che combatterono volontari per la Confederazione e furono gli ultimi a deporre le armi. Essi conoscevano bene la mentalità nordista e sapevano quello che sarebbe accaduto se avessero prevalso, ovvero il loro genocidio. Che, in effetti, iniziò subito dopo la sconfitta sudista nella guerra civile.
I nordisti invece arruolavano di forza gli immigrati non appena sbarcati perché, a differenza dei confederati, non combattevano una guerra di popolo.

Coloro che vogliono abbattere le statue e cancellare la storia del Sud non sono diversi da quelli che vogliono distruggere la memoria e la fierezza storica qui da noi.
Sono filantropi e progressisti proprio come i nordisti. Producono genocidi e preparano catastrofi nucleari, o comunque applaudono, come il nostro Presidente Emerito, a invasioni di ogni tipo (Russia 1941, Ungheria 1956, Libia 2011) e aizzano in tutti i modi stati di folla isterica, alimentando la libidine di linciaggio. Però, quando sono le loro “risorse” che massacrano la gente inerme, come a Parigi, a Nizza, a Bruxelles, a Monaco, a Berlino, a Stoccolma, a Barcellona, invocano a non eccitarsi, a restare calmi.
Che dire? Con certa gente non si può neppure vomitare se si ha rispetto per il vomito.

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