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Omicidio Varani, Marco Prato intercettato in carcere: “Sul mio telefonino ci sono le foto di De Sica nudo e di altri Vip. Scoppierà una bomba"

Ecco le parole del giovane accusato, assieme a Manuel Foffo, di aver torturato e ucciso Luca Varani. "Papà chiama i tuoi amici politici", e citano il capo di gabinetto del ministro Franceschini

 

In carcere non ci sono tutte le comodità e i confort che si possono avere nella vita da cittadini liberi. Marco Prato, in prigione perché accusato - assieme a Manuel Foffo - di aver torturato e ucciso il giovane Luca Varani, lo ha scoperto ora, e si lamenta della situazione con suo padre, Leonardo, invitandolo a contattare i vari amici politici affinché possano far qualcosa per lui. “La situazione in carcere è dura - lamenta l’omicida nel corso di uno dei primi colloqui che gli sono stati concessi a Rebibbia -. Non ci sono termosifoni e le finestre sono medioevali. Non ci sono attività, niente da fare… Io vorrei frequentare un corso di buddismo, ho bisogno di relax, per me è importante l’orientamento del pensiero… Papà aiutami, contatta i tuoi amici. Il deputato, il senatore, quelli che conosci tu…”.

"Sul mio telefonino le foto di De Sica nudo"

Marco, nel suo ragionamento a quattrocchi con il padre Leonardo, pensa a quale Vip può essere più sensibile alle sue personali problematiche. Cita persino l’attore Christian De Sica - il cui intervento potrebbe esser stimolato attraverso un ricatto - come anche altri nomi importanti del nome dello spettacolo. “Siamo in quattro dentro celle da due - commenta quasi disgustato -. Sono l’unico laureato su 130 detenuti”. Il padre lo asseconda e tranquillizza: “Ora c’è il problema che sono tutti impegnati in campagna elettorale, che per fortuna finisce tra una settimana”.

"Papà chiama i tuoi amici politici"

E allora via all’elenco dei possibili agganci influenti. “Ce n’è un altro del Partito Democratico - spiega Marco Prato - un sardo, sardo di provenienza”. E il padre conferma: “Sì, ho letto, c’è Manconi, ce ne sono tanti”. Come il capo di gabinetto di Franceschini. L’elenco dei nomi si allunga ma nessuno sembra tecnicamente in grado di fare qualcosa per l’assassino di Luca Varani, massacrato con colpi di martello alla testa e pugnalate su ogni parte del corpo. E allora come si può fare? Marco ha un’idea: “Devi rivolgerti al Garante”. Ma la strategia in quel caso va studiata bene. “Non voglio fare una cosa individuale – mugugna Leonardo - serve una denuncia di maltrattamenti. Questo può essere soltanto un tema di cui si occupa il Parlamento: un parlamentare viene, fa la visita e poi presenta un’interrogazione parlamentare al Ministro”. Si tratta insomma di una possibilità, ma la procedura è lunga… il volto di Marco si illumina: “Cerca Franca Leosini, quella di Rai 3: è una signora di sinistra, sarà certo in grado di fornire nomi di persone potranno essere utili alla nostra Causa”.

Poi la trovata "geniale"

“Sul mio telefonino - rivela al padre - si sono foto di persone nude, anche importanti, come l’attore De Sica. Una volta che queste foto usciranno saranno una bomba: queste persone tenteranno di fare muro insieme con me perché altrimenti andranno giù anche loro”. Fotografie che Prato aveva più volte promesso ad alcuni amici, in cambio di sesso. Poi questi le avrebbero dovute usare per ricattare l’attore. “Marco ci diceva che ce le avrebbe date - ha confessato uno degli amici di Luca, Giuseppe Lanza - e noi avremmo potuto ricattare Christian De Sica”. L’attore, che interrogato dai carabinieri ha ammesso di conoscere Prato, sostiene di averci avuto a che fare per qualche tempo, tuttavia non avrebbe ma ricevuto ricatti per foto compromettenti. Ma il giovane carcerato è deciso a voler invitare l’attore in prigione, perché quelle foto, dovessero malauguratamente esser divulgate, sarebbero delle bombe. Insomma Marco cerca una soluzione, la vuole e anzi la pretende. Sarebbe persino disposto a spacciarsi per pazzo. Il profilo psichiatrico che spera di riuscire a costruire di sé cozza però con le fini strategie che tenta di metter in atto pur di non versare un risarcimento danni alla famiglia di Varani. “Meno male che non mi avete intestato nulla - dice al padre -. Voi non dovete farvi carico di niente. Io sono nullatenente”.

Intercettato anche il complice Manuel

Tra le intercettazioni nelle mani degli inquirenti - e pubblicate in esclusiva dal settimanale Giallo - anche le parole da brivido registrate nel corso dell’incontro tra Manuel, anch’egli in carcere, e suo fratello Roberto. “A quel ragazzo ci penso tutti i giorni - afferma - era meglio se gli sparavo, era già finito tutto. Ho fatto una cosa peggio dell’Isis…. Quel ragazzo ha sofferto, avrei preferito ammazzarlo con un colpo di pistola piuttosto che con una coltellata. Questo mi addolora veramente tanto”. Per la famiglia Manuel resta un bravo ragazzo, portato sulla cattiva via da Marco. Lo stesso Manuel lo ribadisce anche al giudice, spiegando di aver visto diversi video di stupri - alcuni dei quali aventi come soggetto vittima dei bambini - sul telefonino del suo amico. Il ragazzo ribadisce di non aver mai avuto intenzione di uccidere nessuno, ma la situazione gli è evidentemente sfuggita di mano, anche perché era “strafatto di cocaina”, portata da un certo Armando, un albanese. Ora l’amicizia con Prato è finita, Manuel si definisce morto (ucciso) come Luca. “Io - conclude - sono stato un infame e ho ucciso un povero ragazzo, purtroppo è la vita, però lui, Marco, è un grande infame”.

 

 

 

Fonte :Tiscali http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/omicidio-varani-intercettazioni/

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