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di  Gabriele Adinolfi -  *


Una trama inquietante tra Orwell, Fleming, Werner, Dracula e i geni che ci governano L’accusa mossa per il massacro dei bambini dal governo siriano ad Al Qaeda (o più propriamente a ciò che quest’ologramma rappresenta sia nell’immaginario collettivo che nello scacchiere delle guerre asimmetriche) ha un senso. L’organizzazione fantasma, fondamentalista islamica di stampo wahabita e d’influenza saudita, esprime un’azione politico-terroristica ben precisa, volta a far saltare i regimi laici ed anche a colpire gli sciiti, e lo fa con la benedizione e il sostegno del Pentagono e della Casa Bianca.
La tenuta interna del regime siriano e il sostegno di cui Damasco continua a beneficiare da parte di Teheran, parzialmente di Pechino, ma principalmente di Mosca, hanno determinato una capacità di resistenza superiore alle attese del partito atlantico.
Quest’ultimo (Washington/Londra + Parigi e Tel Aviv) non può rassegnarsi e cerca comunque una via d’uscita che abbisogna di un clima internazionale a supporto di un colpo di mano.

Stragi di bambini 

Cosa di più impressionante di una strage di bambini? E chi di meglio della Spectre islamica per consumarla?
Purtroppo questa non è stata la sola strage del genere e nemmeno il reparto che l’ha commessa può ritenersi unico, benché il format sia chiaro.
La madre di tutte le stragi degli innocenti fu consumata a Beslan, in una scuola dell’Ossezia del Nord, ai primi di settembre del 2004 ad opera di fondamentalisti islamici ceceni, spinti e foraggiati dal capitale apolide nella sua guerra asimmetrica alla Russia di Putin che stava facendo piazza pulita degli oligarchi. 
Ma uccidere gli scolari non sarebbe rimasta prerogativa dei fondamentalisti islamici.
Il 19 marzo scorso a Tolosa, quello che è stato liquidato come un pazzo con strane frequentazioni nei servizi segreti, uccideva tre adolescenti in una scuola ebraica.
Il 19 maggio la strage di Brindisi davanti alla Morvillo Falcone.
Sembra proprio che lo stragismo abbia deciso di colpire la gioventù per dimostrare la crudezza più assoluta, per dare il maggior senso d’insicurezza e di angoscia possibile e per dirci in qualche modo che non si avrà più futuro.

L’ispirazione della Spectre 

Ma se il format ripropone l’immaginario della Spectre, come fa appunto Al Qaeda, i gruppi assassini sono diversi tra loro. Rispondono forse consapevolmente, forse inconsapevolmente, a registi e controllori che hanno assunto il compito di gestire il cambiamento anche tramite il terrore.
Da questi registi e controllori, gli esecutori possono dipendere organicamente e finanziariamente o anche in modo indiretto. Anche perché è sempre più diffuso l’utilizzo dei Lone Wolfs, ovvero di pazzi criminali in cura psicanalitica che non sempre sono presenti a se stessi mentre massacrano rispondendo a direttive subliminali.
Il modello comunque, in un’era così priva di fantasia come la nostra in cui anche i più fantasiosi recitano dei copioni a pappagallo e s’ispirano senza vergogna a libri e films, è proprio quello della Spectre, a cui l’inventore letterario, Ian Fleming aveva affidato un acronimo istruttivo: Supremo Progetto Esecutivo per Controspionaggio Terrorismo Ritorsioni Estorsioni. Il che sembra rappresentare il programma preciso dell’attuale governo dei commissari transnazionali e la descrizione più appropriata del modo nel quale stanno eseguendo le loro riforme.

Lo stragismo è riformista 

Contrariamente a quanto comunemente - e con molta superficialità - si è usi ritenere, non abbiamo a che fare con un’inquietante presenza di mangiafuoco incappucciati, bensì di comitati esecutivi sovra nazionali chiamati per necessità a governare e a indirizzare dalle sfere del macropotere i cambiamenti in atto nel mondo in movimento e in trasformazione: demograficamente, economicamente, sul piano delle migrazioni e della comunicazione.
Al contrario di quanto siamo abituati a ripetere a pappagallo, lo stragismo non è reazionario ma riformista. Non cerca di arrestare o di contenere le dinamiche in atto ma di indirizzarle, assicurando un consenso popolare, strappato e incanalato per angoscia, e soprattutto l’acquiescenza di massa, nei confronti dei commissari multinazionali. Facendo sì che, quali che siano le motivazioni che muovono combattenti, oppositori e ribelli, la somma degli atti spettacolari di costoro scaturisca nel rafforzamento del progetto riformista/oligarchico e non comporti affatto la sua interruzione.
Piuttosto che prevenire o reprimere repentinamente e a fondo le azioni terroristiche, il potere, inteso come cultura, meccanica e filosofia, e per esso gli uomini che lo amministrano, ha da tempo compreso che utilizzarle lo rafforza anche perché rende più dipendenti le masse di individui che da cittadini retrocedono ogni giorno un po’ più verso la condizione di sudditi.
Chi gestisce e capitalizza le stragi, o provocandole direttamente o lasciandole commettere, non sempre inventa i modelli; può accadere che questi siano il prodotto malato di qualche guerrigliero allucinato, com’è plausibile che sia successo a Beslan.
Gli effetti che tali atroci follie producono sulla psiche di massa vengono però studiati, soppesati, valutati e quindi si decide se e quando è il caso di sfruttarli in serie.
A giudicare dagli ultimi due mesi, il rischio che le stragi di scolari siano state considerate di alto interesse, e dunque riproducibili, è altissimo. 

Di cosa si tratta 

La gestione cinica del potere in tutte le sue espressioni, orrore e terrore compresi, è appannaggio di comitati esecutivi dell’egemonia trans-nazionale che rispondono alla necessità di dare un indirizzo al contempo conservatore (negli equilibri) e riformista (nella strutturazione) all’evoluzione mondiale.
Ragion per cui è al contempo corretto quanto improprio parlare di banchieri, finanzieri, massoni, aristocrazia del portafoglio, dittatura di classe, americani, atlantisti, imperialisti o fondamentalisti veterotestamentari. E’ tutto ciò, ma è anche qualcosa che va oltre, tanto in alto o in basso (metafisicamente) quanto in ambiti materialistici (la necessità oggettiva delle cose). 
Che si ragioni metafisicamente o materialisticamente, o anche che ci si focalizzi essenzialmente sull’identità culturale, politica, religiosa, ideale, di chi oggi opera nel potere e per il potere, è comunque praticamente impossibile contraddire la valutazione del sociologo svizzero Eric Werner che ha attribuito alla post-democrazia avanzata la preoccupazione primaria di alimentare l’allarme generale per far stringere le masse spogliate e sfruttate intorno all’oligarchia incaricata della sua spoliazione. Ecco che Controspionaggio, Terrorismo e Ritorsioni si accompagnano perfettamente alle Estorsioni. Ed ecco perché ad Equitalia (che fa pensare per riflesso immediato alle estorsioni) oggi si affianca regolarmente la minaccia “terroristica” al fine di dar l’impressione dell’antagonismo tra due concetti invece complementari.
Banalmente terrificante. Linearmente efficiente.

Perché si rischia l'effetto a macchia d’olio 

Questo non significa ovviamente che tutti i commissari politici dello sceriffato siano direttamente collegabili al livello del Super Progetto Esecutivo che si occupa dell’attuazione pratica e criminosa delle strategie di potere.
Che essi siano complici consapevoli o, se inconsapevoli, terribilmente stupidi e ignoranti, della gestione interessata del terrore, però è palese. Ed è straordinariamente chiaro come nessun’autorità, dal Quirinale a Palazzo Chigi, si sogni minimamente di esprimere una qualsiasi interpretazione sensata e non asservita quando parla del terrorismo redivivo.
Ma quel che più preme e inquieta è che la messinscena della reazione al terrore impersonata sabato scorso tra gli scolari di Brindisi è risultata terribilmente appetitosa per i gestori del terrore e dei condizionamenti di massa.
Qualunque idea ci si sia fatta sull’identità dei terroristi, agenti del potere o nemici del potere, nello specifico non conta: per il terrorismo è comunque indispensabile la spettacolarizzazione; e l’enfatizzazione mediatica ne è l’arma principale. Come insegna l’esempio inglese, se si vuole reagire il modo migliore di farlo è con la normalità quotidiana. Se si risponde spettacolarizzando e facendo sfilare ragazzini in corteo con magliette con su scritto “non ci fate paura” si fa in pieno il gioco dei terroristi perché si garantisce loro l’effetto mediatico più efficace. Se poi la demenza si spinge fino al punto di far partecipare a trentotto anni dalla strage di Brescia un’amica di Melissa alla commemorazione di quel massacro, tessendo così un fil rouge mediatico tra gli atti genocidi, dobbiamo dire che allora il terrorismo odierno, magnificato come protagonista intemporale e formidabile, ha davvero ricevuto un dono su di un vassoio d’argento ed è stato incoraggiato a proseguire come non mai.

E questo ci preoccupa maledettamente per i nostri giovanissimi. Dai licei agli asili la ferocia senza nome che si annida ai vertici schizoidi e disturbati, ma lucidamente efficienti, del sistema multinazionale rischia purtroppo di colpire ancora. E non si sa come e quando potrà aver fine. Al che non aiutano di certo i media ma soprattutto una società piena zeppa di irresponsabili esibizionisti.

Gabriele Adinolfi

* fondatore di Terza Posizione, scrittore, impegnato nel volontarismo, nel sociale e nello spontaneismo politico   della destra radicale ed antagonista.

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