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Fini, Hollande, Strauss-Kahn e adesso Scajola. Cosa hanno in comune costoro oltre a donne appariscenti, potere e denaro?  Sono stati tutti fulminati dalla maledizione di Montecarlo...

 

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Poche regole erano chiare, da sempre, anche se la storia italiana ha dimostrato che i politici se ne sono infischiati. Talvolta finendo in cella, spesso facendola franca, in ogni caso arricchendosi ma finendo comunque all’indice. I politici si devono astenere dal mettere gli artigli sugli appalti pubblici e sulle mazzette, non devono fare favori a figli-mogli-amanti-fratelli-amici, non devono perseguire interessi propri nell’adempimento dei loro doveri ed è moralmente inaccettabile che vivano in case di lusso a prezzi da borgata. Valanghe di parlamentari, ministri, sindaci e persino un paio di premier hanno valicato il confine e sono finiti nella bufera.

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Vi era poi  una postilla non di poco peso, data per scontata all'epoca del regime democristiano e divenyta di grande attualità con l'avvento della cosidetta seconda repubblica: i politici non scambino prestazioni sessuali in cambio di aiutini più o meno importanti a imprese o faccendieri, a gang o cosche, né accettino sostanze stupefacenti, viaggi-vacanze, passaggi in barca a vela o massaggi rilassanti.

Lo scandalo che ha portato Claudio Scajola al trasloco forzato dalla sua villa imperiese (tra gli ulivi e con tanto di anfora romana fortuitamente trovata in giardino) a un’ingloriosa cella di Regina Coeli, senza neppure passare a prender le valige dal mezzanino con vista sul Colosseo, suggerisce alla casta politica un’ulteriore  comandamento. Pregasi lasciar perdere qualsiasi attività su Montecarlo. Specie se ci sono di mezzo care amiche o amanti o potenziali fiamme o nuove mogli.

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Giammai bionde. Basti pensare a Gianfranco Fini. Era uno degli uomini più potenti e stimati del Transatlantico, l’establishment gli aveva perdonato tutti i saluti romani della gioventù, poteva tranquillamente aspirare al ruolo di delfino dell’allora Cavaliere. Mai avrebbe pensato i guai che gli sarebbero arrivati attraverso la sua seconda biondissima moglie Elisabetta Tulliani. Perché il cognato, Giancarlo Tulliani, si era accasato in una bella dimora un tempo proprietà degli eredi di An a Montecarlo, al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte, facendo esplodere la più micidiale polemica post-missina. Per molti quella batosta gli ha tolto la terra da sotto i piedi nella sua scalata.

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E Scajola? Voleva aiutare la procace Chiara Rizzo ed evitare l’arresto al marito Amedeo Matacena, accusato di concorso esterno. Voleva aiutare la biondissima Chiara a spedire il marito lontano dall’Italia, gli inquirenti dicono che «era completamente asservito» al suo volere, che la scarrozzava in giro per l’Italia. La donna aveva una bella casa, anche lei, a Montecarlo. Per una coincidenza incredibile (?) al civico 13 di Boulevard Princesse Charlotte. Dalle carte vengono fuori movimenti di soldi, spostamenti, misteri. Scajola viene così attratto dalla “maledizione di Montecarlo” e finisce in cella, agli arresti, travolto da un’onda che aveva sempre evitato. Perché uno scandalo sulla casa lo avevano retto altri, da Di Pietro a Bossi, entrambi con le mogli di mezzo; da Bertolaso (con «sconocchiata» al Salaria Village) a Tremonti, Scajola stesso in via del Fagutale, D’Alema ai suoi tempi, come Veltroni e la famiglia Mastella e il clan (giornalisti compresi) del Pio Albergo Trivulzio. Ma guai a sfiorare la rocca dei Grimaldi.scajo5.jpg 

Qualcuno aveva mai notato che François Hollande, già sopravvissuto a un rocambolesco divorzio eccellente, cadde nella trappola della più audace triangolazione proprio dopo aver ricevuto laGrand-Croix de l’Ordre de Saint-Charles a Montecarlo? Qualcuno ha mai contato le amanti che le riviste patinate di tutto il mondo hanno addebitato a Dominique Strauss-Kahn, che a Montecarlo ha da sempre il suo quartier generale? A lungo andare la “maledizione di Montecarlo” ha colpito anche lui, trascinandolo in uno dei processi per violenza sessuale più pesante, pubblico e peloso della storia politica mondiale. Scajola forse non aveva letto queste cronache, o forse pensava di poter piegare la “maledizione”, lui che aveva sorvolato devastanti polemiche nate per lo più a sua insaputa. Avrà tempo di rifletterci, sbirciando oltre la porta della sua cella.

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