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Queste parole sono state pronunciato da Primo de Rivera ai militari spagnoli nel 1936. E' incredibile la loro attualità.....

 

 

guerra psicologica

di Gianni Fraschetti

 

Ritengo che nessuno possa vedere, seppur per un solo, fugace attimo, Renzi, la Boschi, Alfano, il diversamente onesto Lupi e tutta la simpatica tribu' impostaci da quell' adamantino patriota del nostro presidente ( con la minuscola....voluta ) nei panni di uomini e donne col senso dello Stato, del servizio ed il rispetto per la Nazione incisi nel loro DNA. Una banda di usurai assassini e profittatori e nulla piu', ecco cosa sono. Una associazione a delinquere che sta portando l'Italia a morte certa ed alla sua dissoluzione come Stato sovrano. Stanno sciogliendo la nostra Nazione nell' acido, come nella migliore tradizione mafiosa. Lo fanno perche' cosi' e' stato ordinato dal loro padrone, che non e' certo il Popolo italiano ma quella finanza apolide, seppur anglosassone, che sta devastando il mondo. Dunque i nostri militari, che gia' devono andar a fare guerre e a morire per proteggere gli interessi di quella stessa finanza, adesso devono anche rimanere indifferenti di fronte a quanto avviene e impassibili davanti alla distruzione della Patria che HANNO GIURATO DI SERVIRE E PROTEGGERE.

 Consiglio loro di leggersi attentamente la formula del giuramento, sono convinto che troveranno importanti spunti per profonde riflessioni. Consiglio anche loro di leggersi quanto segue.

Sono stralci di una lettera aperta indirizzata ai militari spagnoli da Jose Antonio Primo de Rivera, capo della Falange Espanola de las J.O.N.S. 

Siamo nel 1936 ma sono incredibili le analogie che si possono cogliere con la situazione odierna....

" ..Vi sarà ancora tra voi — soldati, ufficiali spagnoli di terra, mare e aria — chi proclami l’indifferenza dei militari per la politica ? Questo si poteva e si doveva dire quando la politica era una prerogativa esclusiva dei partiti. La spada militare non era chiamata a decidere le loro lotte, del resto piuttosto mediocri. Ma oggi noi non ci troviamo in presenza di una lotta interna o intestina. È in pericolo la stessa esistenza della Spagna come entità e come unità. Il rischio che ora corriamo è esattamente paragonabile a quello di una invasione straniera. E non è una figura retorica: la origine straniera del movimento eversivo che assedia la Spagna viene messa in evidenza dai suoi ordini, dalle sue grida, dai suoi propositi, dai suoi concetti...Avreste il diritto di fare i sordi se vi si chiamasse per avallare con le vostre forze una nuova politica reazionaria. È sperabile che non esistano più degli insensati che aspirino a sciupare una nuova occasione storica (l’ultima) per favorire interessi meschini. E se vi fossero, su essi ricadrebbe tutto il vostro e tutto il nostro rigore. Non è possibile appellarsi all’onore supremo dell’Esercito, e neppure segnalare l’ora tragica e solenne di infrangere le disposizioni dell’Ordinanza, se poi tutto deve finire per rafforzare i molti poteri di un’organizzazione economica. La bandiera del nazionalismo non sventola per occultare il mercato della fame....Se solo si disputasse il predominio di questo o quel partito, l’Esercito compirebbe il suo dovere rimanendo nelle caserme. Però oggi ci troviamo alla vigilia della data in cui — pensatelo bene, militari spagnoli — la Spagna può terminare di esistere. Detto semplicemente: se per una adesione al regolamento dei doveri rimarrete neutrali nella lotta di queste ore, potrete ritrovarvi dalla sera al mattino di fronte al fatto compiuto di una Spagna — che voi servite — sparita come entità sostanziale e perenne. Questo è il limite della vostra neutralità: il sussistere dei valori perenni, essenziali, di quello che possa sopravvivere alla differente sorte dei partiti. Quando il valore di perennità è in pericolo, non avete più il diritto di rimanere neutrali. Allora suona l’ora in cui le vostre armi devono entrare in gioco per porre in salvo i valori fondamentali, senza i quali la disciplina è un simulacro inutile. È stato sempre così: l’ultima partita è sempre quella delle armi. All’ultimo momento — lo ha detto Spengler — è sempre stato un gruppo di soldati a salvare la civiltà...

Magari riescano queste parole ad esprimere tutta la gravità dell’ora che stiamo vivendo!   Nelle altre Nazioni lo Stato non e' ancora in mano a traditori; in Spagna sì. Gli attuali responsabili del  Governo, obbedienti ad un piano tracciato all’estero, eliminano sistematicamente quanto della vita spagnola potrebbe creare un impedimento all’invasione dei barbari. Lo sapete bene voi — soldati spagnoli dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione, della Guardia Civile, dei Corpi di Sicurezza e, Assalto — spogliati del comando per il sospetto che non vi sareste prestati al tradimento definitivo. Lo sappiamo bene noi, imprigionati a migliaia senza processo e Vessati nelle nostre case dall’abuso di un potere  smisurato che ha frugato fra le nostre carte, ha angustiato le nostre famiglie, ha sconvolto la nostra esistenza di cittadini liberi, ha chiuso i centri sorti in conformità delle leggi...Questa stessa sorte che ci unisce nelle avversità, deve unirci nella grande impresa. Senza le vostre forze — soldati spagnoli — ci risulterà enormemente difficile trionfare nella lotta. Se la vostra forza è incerta sicuramente vincerà il nemico. Misurate bene la vostra terribile responsabilità: dipende da voi che la Spagna continui ad esistere. Considerate se questo non vi obbliga ad allontanarvi dai vostri capi venduti o vigliacchi, a sovrapporvi a vacillamenti e pericoli. Giurate sul vostro onore che non lascerete senza risposta il segnale di guerra che s’avvicina.

Quando i vostri figli erediteranno la divisa che vestite, con essa erediteranno anche: o la vergogna di dover dire:  «Quando nostro padre vestiva questa divisa, la Spagna cessò di esistere» o l’orgoglio di ricordare: «La Spagna non fu distrutta perché mio padre e i suoi fratelli d’arma la salvarono nel momento decisivo».

Se agirete così, come dice l’antica formula del giuramento, che Dio vi premi; e sennò, che Dio vi giudichi.

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