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Volontari anche dall' Europa

 

Indossano la croce, ma anche i kalashnikov.
Parlano l'aramaico, la lingua di Gesù, e sui bicipiti hanno tatuati i simboli cristiani. Pronti ad andare al fronte, anche a 17 anni.
LA PACE PERDUTA. Nell'inferno siriano, persino un popolo che ha vissuto in pace per più di 2 mila anni viene trascinato nel baratro della violenza.
Il regime di Bashar al Assad non permetteva ai cristiani di studiare l'antica lingua semitica. Nel 2011, all'esplosione delle rivolte, i crociati di Qamishli, nel governatorato di Hassaké, sognavano lacaduta del presidente e una Siria democratica, da costruire con i musulmani e le altre minoranze.
CRISTIANI ANTI JIHAD. Ma poi sono arrivate le milizie jihadiste. E, per non soccombere, i cristiani sono venuti a patti con l'esercito di Assad. Di fronte all'imposizione di uno Stato islamico, il regime è diventato il male minore.
«I quaedisti vogliono eliminarci», ha raccontato uno di loro, Elias, in divisa da combattente, alla stampa internazionale. «Siamo sparsi in tutta la Siria. Abbiamo la nostra cultura, il nostro linguaggio».
A GUARDIA DELLA CITTÀ. A Qamishli, tra le 10 città più grandi del Paese, le forze combattenti cristiane - circa 200 mila cristiani della regione, per lo più di origine armena - vigilano nei check-point e controllano il territorio.
Con l'avanzata dei jihadisti di al Nusra e dei qaedisti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isil), hanno fatto un salto di qualità.
SUL FRONTE ORIENTALE. «Dobbiamo difenderci dall'occupazione e dai sequestri, non c'è altra scelta», ha spiegato ai giornalisti il leader del Partito siriaco dell'Unità (Sup), Eshow Gourige.

Dai centri cristiani alla trincea: i ragazzi pronti a morire contro la jihad

Un miliziano siriano, con la croce tatuata sul braccio.

(© Die Welt/Victor Lacroix ) Un miliziano siriano, con la croce tatuata sul braccio.

Il presidente della formazione politica degli assiri cristiani ha iniziato a «cooperare con i curdi».
«I nostri combattenti», ha raccontato, «si addestrano nei loro campi delle Unità di protezione del popolo. E, presto, potranno andare al fronte».
Il governatorato di Hassaké è la patria dei curdi, popolazione prevalente nella regione. Ma è anche un'area di conquista strategica per gli islamisti. E per i cristiani, è di grande valore storico.
LA REGIONE PIÙ RICCA DEL PAESE.L'angolo nord-orientale della Siria, al confine con la Turchia e l'Iraq, è pieno di petrolio e gas (il 60% delle riserve di idrocarburi nel Paese). Potrebbe essere la zona più ricca del Paese, anche se finora i suoi abitanti sono vissuti coltivando grano.
E i jihadisti venuti da fuori vogliono accaparrarsela.
LA CULLA DEL CRISTIANESIMO. Per la Chiesa, la provincia dell'antica Mesopotamia corrisponde invece all'odierna arcieparchia (arcidiocesi di rito orientale) assira di Hassaké-Nisibi: pietra miliare per la diffusione del cristianesimo, nei primi secoli dopo Cristo, attualmente sede di 10 parrocchie.
LA CROCE E IL MITRA. Tra i nuovi crociati del 2013 ci sono anche adolescenti come Elias e Gabriel, figli di contadini che davano una mano nei centri di cultura cristiani di Qamishli e dei paesi limitrofi.
Ragazzi d'oratorio, si direbbe in Italia. Se non fosse che, con la minaccia jihadista, imbracciano armi automatiche e vestono da soldati.

Maalula, Damasco, Aleppo: i cristiani si organizzano in milizie anti-islamisti

La rocca cristiana di Maalula sotto attacco, in Siria.

(© Getty images) La rocca cristiana di Maalula sotto attacco, in Siria.

Essere cristiani è un segno distintivo della lotta: la croce fa parte della divisa, insieme con il mitra. Il quotidiano tedesco die Welt li ha seguiti: i combattenti hanno raccontato di «cristiani cacciati o rapiti in cambio di riscatti, di preti decapitati e chiese distrutte».
LA PAURA DEI CRISTIANI. Gli estremisti islamici si auto-finanziano con i sequestri di persona, ma raramente scelgono i musulmani come ostaggio. I cristiani, viceversa, vivono nel terrore.
Di 1,5 milioni di cattolici e ortodossi della Siria, durante il conflitto in 450 mila sono fuggiti nei campi profughi in Libano e in Iraq. O verso destinazioni migliori.
450 MILA ESPATRIATI. Ma non tutti possono permettersi di espatriare. Altre migliaia sono sfollati nella Valle dei cristiani di Wadi al Nasara, tra la provincia di Homs e il confine libanese.
L'esodo cristiano si ingrossa, da quando la guerra è arrivata Maalula. Nella scorsa estate, l'antico centro nell'entroterra di Damasco disseminato di monasteri cattolici e ortodossi è stato messo a ferro e a fuoco.
L'ASSEDIO DI MAALULA. Da una parte ci sono l'esercito regolare di Assad e i rinforzi delle milizie locali, dall'altra i ribelli infiltrati dai jihadisti.
Decine di suore e religiosi vivono barricati nei loro rifugi arroccati sulla montagna, mentre fuori prosegue il corpo a corpo tra lealisti e oppositori. L'esercito regolare ha ripreso terreno, ma le bande di estremisti continuano a insidiare il villaggio.

L'assalto alla città biblica di Sadad: l'esodo dei cristiani in Iraq e Libano

La comunità assiro-cristiana di Hassaké, scortata da guardie armate.

(© Getty images) La comunità assiro-cristiana di Hassaké, scortata da guardie armate.

La storia dell'assedio di Maalula - uno degli ultimi tre centri dove si parla solo aramaico, candidata a Patrimonio dell'umanità dell'Unesco - ha fatto il giro del mondo, portando all'attenzione le traversie che i cristiani vivono anche ad Aleppo e Damasco.
Con la guerra, nei quartieri cristiani della capitale sono nate ronde di civili muniti di fucili automatici. Sembra, con armi fornite dal governo e il beneplacito di alcuni parroci. I gruppi informali si sono poi costituiti in “comitati popolari”, attivi anche nel Nord, ad Aleppo.
I COMITATI POPOLARI. Un mese fa, a Maalula, la Bbc è riuscita a parlare con alcuni cristiani delle milizie scesi al fianco dei soldati di Assad. Ma, già nel 2012, l'agenzia di stampa cattolica Fides riferiva di «giovani cristiani armati» nelle comunità siriane.
«Sentinelle, non gruppi combattenti», segnalavano fonti del posto. Che i «vescovi», con «ripetuti appelli», avevano invitato a «non prendere le armi e avere pazienza».
Un anno dopo, lo scenario si è aggravato. La guerra civile tra pro e anti Assad rischia di sconfinare in una guerra etnica e religiosa.
LA GUERRA RELIGIOSA. A ottobre, anche la città biblica di Sadad, lungo la strada da Homs a Damasco, è stata assaltata dagli islamisti di al Nusra. I suoi 15 mila abitanti - in maggioranza cristiani ortodossi e cattolici assiri - hanno preso a fuggire verso il Libano.
A Nord-Est, a Hassaké, un partito cristiano si dice disposto a inviare crociati al fronte orientale. La Chiesa se li prenderà in carico?

Fonte: http://www.lettera43.it/politica/guerra-in-siria-i-nuovi-crociati-contro-gli-islamici_43675111967.htm

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