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piazza-della-loggia.jpgdi Gabriele Adinolfi .


Voi stragisti oggi, 28 maggio, potete comodamente celebrare il trentanovesimo anniversario di piazza della Loggia a Brescia all'insegna della retorica imposta dai mandanti e dai complici degli eccidi, siete sempre rimasti impuniti mentre le logge e le cellule operavano per incriminare sistematicamente degli innocenti
Eppure gli inquirenti sapevano tutto o quasi: bastava mettere insieme i dati per giungere subito alla verità.
Ma se uno Stato non è sovrano, se è preda di clan, di bande e servo di qualunque potere straniero, avviene che molti dei suoi rappresentanti, specie quelli incaricati di gestire le indagini più importanti, tutto facciano meno che cercare la verità, che anzi vadano a nascondere ogni evidenza.

Italia-Cuba
Di evidenze a Brescia ce n'erano molte ma sono state insabbiate con una regolarità demoniaca.
In primis ci fu una conversazione intercettata sul telefono dell'ambasciatore cubano.
Dobbiamo ricordare che al momento della strage era stato liberato da appena cinque giorni il giudice Sossi, prigioniero dal 18 aprile delle Brigate Rosse che, in cambio della sua liberazione avevano richiesto quella di diversi loro compagni, in particolare del gruppo XXII marzo, che speravano potessero ottenere asilo all'Avana. Franceschini scriverà poi che il rifiuto di Castro li avrebbe delusi terribilmente. Fatto sta che per queste ragioni il telefono dell'ambasciatore cubano a quei tempi era sotto ascolto da parte dei servizi segreti militari (all'epoca Sid) e che venne intercettata e registrata una telefonata tra sua moglie e la segretaria lombarda dell'associazione Itala-Cuba, Margherita Ragnoli, che raccontava alla consorte del diplomatico che loro sapevano già dalla vigilia della strage che, no, non pensava che ci fossero dei suoi compagni feriti ma che si stava controllando.
Il Sid, solertissimo, impiegò ben quindici anni per informare il tribunale, il quale dal canto suo non andò mai a fondo perché ritenne il fatto “non rilevante”....

I brigatisti
Poi abbiamo i brigatisti presenti; innanzitutto Arnaldo Lintrami, un militante proveniente dal gruppo milanese di Troiano, facente dunque parte del gruppo sotto l'influenza e la guida del Superclan (ci torneremo più avanti). Malgrado sia certo che fosse presente a Brescia il giorno della strage e che abbia mentito nell'interrogatorio, anche nei suoi riguardi nessun approfondimento. Venne fuori che Lintrami aveva chiesto un permesso di lavoro alla Breda per recarsi a Brescia il 28 maggio. Agli inquirenti disse che era andato a trovare la famiglia, la quale invece spiegò che ciò era avvenuto il 29. Si diede malato fino all'8 giugno, rientrato alla Breda il 20 passò in clandestinità.
Omise di dire ai suoi capi, Curcio e Franceschini dapprima che si sarebbe recato a Brescia e poi che vi si era recato. Perché? Non gli è stato mai chiesto.
Un altro brigatista del gruppo milanese legato al Superclan, Piero Morlacchi, con due fratelli partigiani e un passato da tipografo nella DDR, in quell'estate abbandonò l'Italia e cercò asilo politico nella Germania dell'Est, forte del fatto di essere il marito della figlia di un dirigente del locale partito comunista.
Come descritto in commissione stragi, l'asilo gli venne rifiutato e, a quanto risulta da un'informativa del servizio segreto di Stato comunista, (la Stasi non la Cia...), informativa divenuta pubblica dopo la caduta del Muro, la ragione del rifiuto fu di opportunità politica avendo il Morlacchi recentemente partecipato in Italia a un attentato dinamitardo che aveva fatto morti e feriti. Non poteva trattarsi dell'Italicus perché la domanda di asilo era precedente al 4 agosto, dunque per deduzione....

Il gappista
C'è qualcos'altro di oscuro. In primis tra le otto vittime di Brescia c'è un gappista ex partigiano, Euplo Natali, sul quale si è fatto un insolito silenzio.
Ma come? Una bomba “fascista” stronca un gappista che riporta nella carta d'identità, alla voce segni particolari le parole “partigiano” e “antifascista” e non se ne fa un martire? Non gli si dedicano vie, piazze, scuole, palestre a raffica, a valanga?
E perché mai la Questura di Brescia, subito stoppata dal ministro dell'interno, Taviani, si mette a perquisire abitazioni di ex partigiani comunisti?
Per l'insistenza di Taviani che poi risulterà trovarsi a capo della Gladio e che, smentendo le leggende metropolitane, coprirà i comunisti e – come confermerà il giudice Arcai in commissione stragi - cercherà a tutti i costi d'incriminare i fascisti, la Questura la smetterà subito e i carabinieri di Delfino si lanceranno sulle false piste di Giancarlo Esposti e Cesare Ferri.
Ucciso il primo, relegato il secondo a causa di accuse fantasmagoriche ad una lunga carcerazione preventiva prima di essere assolto con formula piena
E dà o no da pensare che in commissione stragi, rievocando una perizia della prima istruttoria puntualmente ignorata in seguito, risulterà che su di una delle vittime (non si specifica esattamente quale) risultino tracce di contatto corporale con l'esplosivo?

Perché mai
Perché mai, direte voi, la strage avrebbe dovuto essere di matrice brigatista e partigiana?
Non è la domanda giusta, quella corretta è perché mai il governo e la magistratura abbiano costretto gli inquirenti a intraprendere una falsa pista e abbiano bloccato ogni via che conduceva alla verità bloccando sul nascere ogni indagine seria e impedendo l'identificazione di qualsiasi collegamento operativo.
Perché, cioè, stragisti e comunisti siano stati coperti così a lungo e così sistematicamente.
Si dedurrebbe senza molta difficoltà che la verità è molto diversa, per certi versi opposta, rispetto ai teoremi notori che riguardano gli anni di piombo e la strategia della tensione, fenomeni che non sono interpretabili se s'ignorano la continuità delle cellule del CLN partigiano e le complicità internazionali e istituzionali di cui queste godevano.
Una volta appuratolo, il perché certi nuclei operativi composti da brigatisti e partigiani avrebbero compiuto la strage di Brescia lo si può spiegare facilmente facendo qualche passo indietro.

L'INCUBAZIONE DELLA LOTTA ARMATA
Nasce da una serie di iniziative con diverse guide: Feltrinelli, Lazagna, Curcio, Franceschini, Simioni. Inizialmente queste iniziative godono più o meno tutte dell'appoggio di centrali per certi versi anche rivali quali il Partito comunista e l'Internazionale socialista; hanno anche quello di servizi dell'est ma pure dell'ovest (Germania, Francia) e di Israele.

LA ROTTURA DEL SEQUESTRO SOSSI
E' la prima azione armata seria operata dalle Br, nella primavera del 1974 che richiedono uno “scambio di prigionieri”.
Di fronte alla posizione ferma dello Stato emergono due linee contrapposte; una vuole l'uccisione di Sossi, l'altra la sua liberazione.

Alla prima fanno capo quelli che vogliono che s'innalzi la tensione. Ovvero il Partito comunista che sta operando il suo golpe verso le stanze dei bottoni; gli israeliani per una serie di ragioni di Stato fornite dal Mossad alle Br; Kissinger e la Trilateral, e con loro anche la Russia comunista, per impedire la svolta mediterranea che Nixon (che verrà esautorato un paio di mesi più tardi) sta compiendo autonomamente.
La linea del rilascio, che prevarrà qualche giorno prima del massacro di Brescia, è voluta da Curcio e Franceschini che en passant sono pure coloro che hanno rifiutato la proposta di collaborazione da parte dei servizi segreti israeliani.
La linea dell'uccisione è invece tenuta dal gruppo del Superclan che fa capo a Simioni (il quale, forte di una serie di appoggi, che oltre che in Francia e in Israele si trovano sia nel campo Nato che in quello dell'est, aprirà la famigerata scuola parigina di lingue Hypérion e sarà il controllore della lotta armata per interposto Moretti). Il Superclan, già autore di diversi attentati in giro per l'Europa, è compatto soprattutto a Milano dove esercita Aldo Bonomi, ex anarchico e fiancheggiatore di quel Gianfranco Bertoli che dopo un periodo di latitanza in un kibbutz il 17 maggio del 1973 aveva compiuto la strage davanti alla Questura milanese con una bomba a mano israeliana. Bonomi è l'uomo che ha fatto da collegamento tra le Br e il Mossad per quell'accordo rifiutato da Franceschini e Curcio ma accettato da Moretti.

DOPO LA VITTORIA DELLA LINEA NON SANGUNARIA
Il fronte Superclan-Partigiani decide di alzare la tensione.
Ed ecco che a Brescia viene consumata la strage durante un comizio la cui ragione ufficiale è di esprimersi “contro il fascismo delle Brigate Rosse”.
Poco dopo il massacro di Brescia, venti giorni più tardi, ci sarà il duplice omicidio nella sede del Msi di Padova di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, due esecuzioni vere e proprie.
Giustificate, non a caso, con l'affermazione che “dopo Brescia il proletariato è legittimato nella lotta armata”.
Poi, con una ben più chiara e precisa partecipazione del Pci (e probabilmente anche per una motivazione supplementare di carattere internazionale) avverrà la strage dell'Italicus.
Infine i carabinieri di Dalla Chiesa cattureranno Curcio e Franceschini ma qualcuno avvertirà Moretti che se la caverà e prenderà in mano l'intera conduzione operativa delle Br.

Dopo 
Poi lo strappo: il Partito comunista infine entrato nelle stanze dei bottoni cesserà di fornire le sue strutture operative allo stragismo e le Br a gestione Superclan saranno sì supportate dall'internazionale trozkista e da servizi stranieri (in particolare israeliani, francesi e tedesco-orientali) ma dovranno fare a meno dell'infame, spietata ed infernale macchina da guerra fornita dal Partito comunista e dalle sue bande gappiste.
Lo stragismo da un lato favoriva la finanza laica, dall'altro era uno strumento di guerra internazionale nel Mediterraneo e in ultimo rappresentò una scala per il Partito comunista verso il governo, altro che ostacolarlo!
Si tratta di un segreto di Pulcinella, basta leggere le carte processuali, basta unire i dati tra loro.
Ma non lo si fa e, se lo si fa, non se parla. Non si deve rompere il muro del silenzio né raddrizzare la curva della calunnia e della mistificazione.
Ed è di fronte a questo muro e in questa linea curva che si tiene a bada la verità.
Stragisti, voi oggi potete festeggiare questo anniversario anche perché vi sentite sicuri del fatto che i vostri meccanismi non siano stati resi pubblici e contate quindi nel fatto che il vostro operato, che tuttora prosegue dall'alto del Palazzo verso lo stesso infame obiettivo di dissoluzione, passi inosservato ai più e continui a fare di voi dei potenti impuniti.
Godetevi dunque il frutto del vostro misfatto: lo avete compiuto bene e coperto ancora meglio, è degno di voi come voi siete degni di esso.

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