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di Gianni Fraschetti-
L'articolo che segue si riferisce ad una conversazione REALMENTE AVVENUTA tra Churchill e Roosevelt e da la perfetta misura di chi fossero realmente questi due personaggi. Vi lascio alla sua lettura senza altri commenti, che ognuno giudichi per suo conto.
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Il 25 luglio 1943 Mussolini viene arrestato e Re Vittorio Emanuele III affida l’incarico di formare il nuovo governo al maresciallo Pietro Badoglio che, assunti i pieni poteri, il 28 luglio convoca il consiglio dei ministri per deliberare lo scioglimento del partito fascista.
Il 29 luglio gli esperti dell’intelligence germanica intercettano una conversazione radiotelefonica transatlantica tra Roosevelt e Churchill. (1)

L’interessante conversazione, pubblicata negli Stati Uniti nel 1995 e tradotta per la prima volta in Italia da Alessandro De Felice in “L’assassinio di Mussolini, i documenti scomparsi ed il ruolo di Downing Street”, verte sull’arresto e la sorte di Mussolini.

Roosevelt è preoccupato. 

Ritiene che un processo pubblico al Duce possa danneggiarlo alle prossime elezioni, visto il numero di ammiratori del capo del fascismo presenti in America, e propone a Churchill di eliminarlo.

Secondo il presidente degli Stati Uniti, affinché non si sospetti in alcun modo un loro coinvolgimento nell’omicidio, Mussolini dovrebbe essere ucciso quando è ancora sotto la custodia italiana e, allo stesso tempo, loro dovrebbero fare pubbliche richieste per la sua consegna per un processo.

Churchill tentenna, ritiene che gli italiani non vogliano rinunciare all’occasione di poter processare ed umiliare pubblicamente il Duce e dice:

- “È mia convinzione che essi (cioè gli italiani, ndr) vogliano avere la loro vendetta su lui in un modo prolungato e pubblico per quanto è possibile. Tu sai quanto gli italiani amino urlare e gorgheggiare intorno alla vendetta nelle loro opere. Puoi immaginarti loro rinunciare all’opportunità di gesticolare e parlare in pubblico?” -

Dinnanzi a tanta premura verso i desiderata italiani, Roosevelt si indispettisce e ricorda a Churchill gli omicidi che ha commesso e che lo hanno, in qualche modo, danneggiato in vista delle prossime elezioni.

Gli ricorda anche un caso specifico, come quello dell’omicidio dell’ammiraglio francese Jean François Darlan, ucciso il 24 dicembre 1942 Darlan ad Algeri.

- “È ben risaputo nei miei circoli d’intelligence ed altrove che tu avevi assassinato l’uomo. Noi abbiamo l’arma dell’assassinio e l’uso di proiettili americani non è stato apprezzato.” -

Successivamente gli ricorda un altro omcidio: quello del generale polacco Wladislaw Sikorsky, morto il 04 luglio 1943 in un incidente aereo vicino a Gibilterra.

- “Non mi occorrono le frenetiche comunicazioni di Ed Kelly a Chicago circa gli atteggiamenti e le apprensioni degli elettori polacchi per sapere che l’eliminazione di Sikorski fu peggiore di un crimine…I polacchi votano in blocco ed io ho bisogno del loro sostegno nella prossima elezione.” -

Quindi evidenzia a Churchill come le prossime elezioni americane non debbano stare a cuore solo a lui, ma anche all’Inghilterra:

- “Se io non vengo proposto come candidato, non posso essere eletto. Comprendi questo? E se io non sono eletto, il mio probabile avversario…. potrebbe ben stipulare una pace separata con Hitler e dove finirebbe l’Inghilterra? Hitler potrebbe rivolgere la sua furia e la sua Luftwaffe su te con gli stessi effetti avuti con l’ultima incursione aerea su Amburgo. L’Inghilterra riuscirebbe a resistere da sola senza il nostro aiuto?” -

Churchill, davanti a tali argomentazioni, cede ed acconsente all’eliminazione di Mussolini, ma chiede l’appoggio degli uomini di Donovan:

- “Forse la gente di Donovan potrebbe obbligarci a ciò. Un po’ per uno non fa male a nessuno è certamente il marchio dei sinceri alleati dopo tutto.” -

Roosevelt non aspettava altro e, colta al volo la disponibilità offerta da Churchill, si rammarica del fatto che Joe Kennedy – suo acerrimo nemico dopo che, nel luglio del 1940 alla Convenzione Democratica tenuta a Chicago, il figlio, Joseph Kennedy Jr., non aveva appoggiato la sua candidatura – non faccia un viaggio in aereo in Inghilterra.

Insomma… Roosevelt fa un favore a Churchill… un piccolo omicidio (un “omicidiuccio”, definiva Pacciani il suo assassinio compiuto in gioventù) e allora chiede all’amico in cambio un altro omicidiuccio.

E visto che “un po’ per uno non fa male a nessuno”, e Donovan si occuperà di Mussolini, Churchill si rende immediatamente disponibile: “Noi uccidiamo qui le spie e tu come ritieni Kennedy?”

Per il Presidente degli Stati Uniti il vecchio Kennedy è “Un uomo pericoloso ma fin troppo influente per questi argomenti” (l’omicidio, ndr), mentre invece il figlio si può tranquillamente eliminare “Non gli perdonerò mai che suo figlio (Joseph Kennedy Jr., ndr) mi abbia apertamente sfidato.”

A Churchill non serve sapere altro. Il 12 agosto 1944, Joseph Kennedy Jr. è alla cloche di un bombardiere carico di esplosivi. La sua missione consiste nel puntare il suo aereo contro una base di razzi tedesca vicino alla costa francese, lanciandosi con il paracadute prima dell’impatto. Le micce sull’aereo sono state progettate per essere attivate da un fascio d’onde radio di una modulazione di frequenza britannica ma, subito dopo il decollo, l’aereo esplode in volo. Una stazione radio britannica, emettendo i segnali, ha attivato le micce. Gli inglesi si scuseranno per l’errore, dichiarando che erano totalmente all’oscuro della missione del giovane Kennedy.

SolangeManfredi

Note.

1. L’intercettazione, messa a disposizione da Heinrich Müller, generale delle SS, Capo della Gestapo dal 1939 al 1945 è stata pubblicata negli Stati Uniti nel 1995 (Gregory Douglas (by), Gestapo Chief. The 1948 Interrogation of Heinrich Müller. From Secret U.S. Intelligence Files, vol. 1, R. James Bender Publishing, San Jose, California, 1995, pp. 56-62);

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