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I marò arrestati in India, in contemporanea con la vicenda tragica dell’attacco dei commandos britannici in Nigeria che ha provocato la morte di un italiano e per finire il rapimento di altri due italiani, ancora in India: tre occasioni che hanno permesso di assistere a una specie di scontro tra gallinacci – che in Italia hanno gareggiato e gareggiano per vedere chi è che fa il coccodè più forte – al quale ha partecipato anche il ministro degli esteri Terzi e in qualche misura anche il presidente Napolitano. Tutti a cercare di dimostrare che sono molto preoccupati per il prestigio e l’onore dell’Italia. Mi viene in mente anche l’episodio precedente, quello di Battisti (personaggio indigesto, di cui non voglio nemmeno parlare), perché dietro c’è un altro gigante, il Brasile. 

Mettiamo insieme Brasile e India per dire che davanti ai nostri occhi sta cambiando il mondo: questi due paesi un tempo non contavano niente, ma improvvisamente adesso ci appaiono come Stati che vogliono anch’essi il loro rispetto. E noi dobbiamo porci il problema di come riuscire a farci rispettare, rispettando – che è l’unico modo possibile, visto che farci rispettare minacciando non è più possibile, dato che loro sono molto più grandi, molto più importanti, e stanno diventando anche molto più potenti di noi. Quindi si richiederebbe un po’ di intelligenza; si richiederebbe una capacità – davvero “di Stato” – di farsi rispettare in modo giusto, cioè appunto rispettando gli altri. Ma per rispettarli bisogna conoscerli e avere delle persone che ce li raccontano, invece noi non sappiamo quasi niente di loro; quel poco che sappiamo lo sappiamo di sbieco, tangenzialmente, perché ci arriva da altre parti – pensate soltanto che i nostri giornali non hanno un corrispondente ad Ankara, che sta qui di fronte sul Mediterraneo; quasi nessuno ha un corrispondente a Brasilia, quasi nessuno a Nuova Delhi. 

Già questo dice fino a che punto siamo provinciali e stupidi. E anche presuntuosi, perché pensiamo di essere ancora al centro del mondo, mentre Cina e Giappone (notizia dell’“Osservatore Romano”) decidono insieme di avviare il lancio dello yuan su scala mondiale. La Cina ci aveva già pensato per conto suo, ma ecco che il Giappone interviene; per ora siamo a dieci miliardi di dollari – o meglio a dieci miliardi di yuan, ormai, perché ci si avvia verso l’internazionalizzazione di una terza moneta mondiale, che soppianterà naturalmente lo yen giapponese e diventerà la moneta dell’Asia e poi del mondo. E l’Italia? Notizia clamorosa, di fondamentale importanza strategica: l’Italia chiude la sua ambasciata a Damasco. Pensate: abbiamo chiuso l’ambasciata a Damasco! E lo facciamo mentre i generali del Pentagono spiegano ai candidati repubblicani – e anche a Obama, presumibilmente – che non si può bombardare la Siria, perché se bombardiamo la Siria sarà peggio, dicono i generali del Pentagono: moriranno molte più persone di quante ne sono già morte in Libia: vogliamo ripetere? 

Poi, dopo aver bombardato, bisogna mandare qualcuno sul terreno. E chi ci va, sul terreno, in quelle condizioni? Ci vorrebbe un esercito, magari un esercito mercenario, magari i tagliagole della Cirenaica. Che vadano loro a tagliare le gole dei siriani. Abbiamo già uomini pronti sul terreno – francesi, britannici, consiglieri di vario genere ma non c’è ancora un esercito e a quanto pare l’esercito siriano non è per niente così malleabile come forse qualcuno pensava. E con un poderoso ruggito da conigli noi ritiriamo il nostro ambasciatore a Damasco, facendo un gesto dimostrativo – non si sa nei confronti di chi e per che cosa. Forse pensiamo di far maturare un ruolo internazionale dell’Italia particolarmente rilevante? Io penso che con il Fiscal Compact il nostro peso internazionale diminuirà ancora di più, perché non so come e dove potremo prendere delle decisioni. Ma la sostanza è proprio questa: vogliamo affermare la nostra presenza internazionale facendo i servi del padrone di turno. Un ruolo che ci riesce particolarmente bene e che abbiamo interpretato con successo innumerevoli volte nel corso dei secoli.

Tanto per non andare lontani, penso per esempio a come non siamo stati capaci di far rispettare la nostra dignità e il nostro onore nazionale – o piu' semplicemente le nostre leggi – quando ci fu il caso del Cermis, o quando ci fu il rapimento di Abu Omar sul nostro territorio, a Milano, con la partecipazione attiva dei nostri servizi segreti, all’epoca di Nicolò Pollari: i 22 agenti della Cia che parteciparono all’operazione non sono mai stati né processati né puniti, a quanto risulta, e se ne stanno liberi negli Stati Uniti. Ecco come abbiamo difeso il nostro onore nazionale. E adesso vorremmo difenderlo nei confronti dell’India o del Brasile? Che pena. E allora viva l’Italia, perché non siamo ancora morti. Abbiamo tante idee, solo che abbiamo una guida politica totalmente priva di idee. A cominciare dalla politica estera, direi: viva l’Italia, fuori dalla Nato. Diventiamo neutrali. Forse, se facessimo come l’Ucraina – che ha dichiarato di voler rimanere neutrale – spenderemmo meno in armamenti e saremmo anche in grado, magari, di difenderci un po’ meglio. E di camminare, su scala internazionale, a testa un po’ più alta. 

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