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(Informare) - Una relazione seminascosta giunta a noi anonima. E la vicenda dei Marò chiama in ballo armatore e ammiragli.
Un Convegno sulla sicurezza marittima. Organizzatrice Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, presenti armatori, ammiragli, forse qualche spia di mestiere. E qualcuno ha svelato cose interessanti sulla vicenda dei marò in India. Qualcuno, ad esempio CINCNAV. vorrà mai rispondere?
 
Partiamo dalla legge 130 del 2 agosto 2011, governo Berlusconi, ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Rischio pirateria”, individuato tra il Golfo di Aden e il 78esimo meridiano est, che taglia a metà la penisola indiana. La legge prevede la possibilità di operare nel settore della sicurezza marittima sia alla Marina Militare, sia a privati. Gli Istituti di Vigilanza privata che vediamo davanti alle banche, e non alle Private Maritime Security Company, le cosìddette società di contractors. Strano.

 

La Marina ha già avuto il via libera e ha messo a disposizione svariati Nuclei in servizio anti-pirateria, ciascuno formato da 6 fucilieri del Reggimento San Marco. I concorrenti privati sono stati lasciati fuori dalla partita. Tutto dovrebbe essere prima disciplinato dal Tullps (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza datato 1934). Dato l’ipotetico via libera per i contractors, la normativa prevede un diritto di prelazione a vantaggio della Marina Militare. Stranezza bis di una legge strana parecchio già di suo.

Dubbio. Quali interessi politici e clienteali vi sono dietro all’assegnare in pratica il quasi monopolio -parliamo del 60-70%- della sicurezza a bordo di mercantili italiani alla Marina Militare? Perché tante complicazioni per le autorizzazioni alle società private vincolando i vigilantes ad aver svolto almeno sei mesi di servizio militare e non organizzando i previsti corsi di addestramento? Come mai ci teniamo tanto a far risparmiare la Confederazione Italiana Armatori? “Ristrano” numero tre.

Confitarma che non imbarca più i giovani neodiplomati capitani e macchinisti come allievi e preferisce imbarcare a contratto ‘terzi ufficiali’ in genere a maggioranza indiani! La professionalità italiana solo quando fa comodo, è pronta e costa meno. Perché quando si tratta di spendere ed incentivare maestranze italiane i politici non fanno mai pressioni mentre quando si tratta di far risparmiare i datori di lavoro -vedesi in questo caso gli armatori- quanto e come si sono dati da fare!

La “linea di comando” e le regole d’ingaggio vengono stabilite sia per i marinai dei NMP che per le guardie giurate. Per le guardie private le armi sono riposte nell’armadio corazzato armeria le cui chiavi le ha solo il Comandante. La sicurezza della nave dipende unicamente dal Comandante che utilizza i vigilantes come ritiene opportuno e che possono rispondere al fuoco solo dopo aver ricevuto dei colpi da parte dei presunti pirati. I Marò, militari dello Stato, concertano con il Comandante della nave.

I Marò non dipendono come datore di lavoro dall’Armatore. Quindi si svela, oltre le ipocrisie, il ‘Caso Enrica Lexie’: l’armatore Cesare D’Amico aveva altre 3 navi in porti in India. Obbedire per non pagare pegno all’ordine di riengrare in acque territoriali indiane. Cincnav avrebbe potuto imporsi all’armatore e al comandante ordinando di non invertire rotta verso Kochi, ma l’ufficiale superiore di turno in sala Cincnav (vogliamo il nome) non ha ritenuto di opporsi o di svegliare altri.

Altra stranezza. Esistono società che realizzano sistemi di video sorveglianza e localizzazione che grazie all’esperienza maturata vendono molto più a compagnie non italiane che ad esponenti della Confitarma. Sistemi che permettono da un area protetta di governare la nave, comunicare e mostrare posizione ed eventuali situazioni di allerme. Ed ecco il sospetto, o forse qualcosa di più di un semplice dobbio: tutto questo costa e allora è meglio far sobbarcare i costi allo Stato. Con i Marò.

Manca il nome della “fonte” che invitiamo a svelarsi se mai ci leggerà. Certe denunce civili, in Italia, sono ancora ritenute “un segreto”.

 

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