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di Antonio Margheriti Mastini -

Fa impressione vedere come il mondo celebri con tanta magniloquenza una figura, e una intera nazione, la Colombia, proclami 3 giorni di lutto nazionale per la morte… di chi? Di uno scrittore: Garcìa Marquez. Una sorte rara per gli scrittori; difficile vengano equiparati a eroi nazionali col trattamento esequiale che ne consegue. Marquez sì.

Come mai?

Io i suoi libri li ho letti in tempi non sospetti, essendo di sinistra, e quindi tendenzialmente benevolo col Marquez: niente di che, anzi che li trovai noiosi. Non mi spiegavo la sua fama e come sia sempre stato sulla cresta dell’onda. Neppure Kerouac riusciva ad essere più noioso. Il fatto è che non è  la sua fama di scrittore a renderlo tanto influente e riverito. No.

L'oracolo azteco
L’oracolo azteco

E infatti solo poi ho capito che era l’intellettuale classico di lotta e di salotto, lotta rigorosamente comiziante e parolaia, s’intende, fatta di buonsemintalismi barricaderi: un borghese satollo insomma, un radical-chic marxista immaginario come tanti, tale solo per moda ideologica e senso del marketing; sempre lì a inneggiare al pacifismo a senso unico, sempre in cattedra a dividere il mondo tra buoni e cattivi dove i cattivi sono sempre gli altri, a spiegare ai non allineati come si sta al mondo – come ci stava lui – portando l’esempio di un Sudamerica favolistico falso e bugiardo che non era mai esistito e inventato dalla sua penna per alimentarne il germe partigiano; sempre lì a sventolare un mitra “liberatore” degli oppressi presunti dove tali sono solo le categorie benedette dall’ideologia dominante e poi andando a corroborarsi l’animo proletario con commensali di lusso, caviale e vino d’annata, e talora qualche mignotta d’alto bordo; occhieggiando alle giunte rosse sudamericane che lo premiavano coi loro soliti premi “umanitari”, e se non appiopparono pure a lui il famigerato Premio Stalin per la Pace è perché era stato abolito per la vergogna.

21SM_P1_NATWARzia0_1529834gE’ per captatio benevolentia che andava in giro ad accoratamente assecondare, e come pappagallo ripetere, tutte le parole d’ordine e  i marxismi allo champagne, snob e dalla erre moscia degli stati maggiori dell’intellighenzia sinistrorsa universale che padrona della Kultura distribuiva premi “letterari”, nobel e recensioni encomiastiche, e se a pollice verso di uno scrittore non allineato ne dichiarava per sempre la morte cerebrale. Non a caso che era sempre ospite d’onore dell’Urss e cantore delle sue elette virtù economiche, democratiche e di giustizia, sino alla caduta del Muro questo andava dicendo in giro; l’antiamericanismo da parata umanitaria faceva il resto.

Gabriel_Garcia_Marquez_Fidel_CastroConformismo, sindrome da oracolo vivente, camaloentismo, trombonismo comiziante. La realtà è che, come tutti i comunisti radical-chic che allo snobismo avevano aggiunto anche il populismo, non amava affatto la sua terra, le sue tradizioni, l’America Latina: la odiava cercando di mutarla in qualcosa di diverso avvelenandone sin nelle radici i ricordi, l’identità, la sua natura profonda. Imbevendola di miti tutti occidentali, da caste ideologiche, damaitre a penser europei. Per questo gli intellettuali europei lo amavano: era uno dei loro tanti emissari, in quelle terre lontane e considerate poco meno che selvagge, disposti ad avvelenarne i pozzi della cultura, spingere i suoi compatrioti a disconoscere la propria anima, a non voler più bene a se stessi per poter diventare “altro”. Quello che al gotha intellettuale occidentale interessava diventassero, per fare dell’immensa America Latina il cortile e il postribolo dei loro magheggi ed esperimenti ideologici. Non una sola volta che abbia trovato una parola di solidarietà per le decine di suoi colleghi scrittori, non comunisti, che siano finiti nelle celle dei regimi comunisti: semmai di disprezzo, come per lo scrittore omosessuale cubano Reynaldo Arenas, arrestato, torturato e poi esiliato dal regime del suo amico Castro, in quanto omosessuale e anticomunista.

Ma non basta tutto questo a spiegare la sua immensa fortuna. C’è dell’altro, un particolare determinante.

GGMLa sua fortuna è stata una, l’essere una vedetta: non era un comunista qualsiasi, Marquez. No. E’ uno che ha capito in tempo che il marxismo per così come lo si era conosciuto e aveva dominato la cultura mondiale, stava se non finendo mutando in qualcosa di diverso: in radicalismo di massa. Lui s’è posto nel mezzo, a fare da ponte, tra una moda ideologica e l’altra, passando dalla cresta dell’onda comunista alla cresta dell’onda liberal-radicale con tutto l’umanitarismo rapace del quale è capace. Vissuto sazio borghese e rosso, muore miliardario borghese e arcobaleno.

E allora ti spieghi tutta questa pompa magna per la dipartita di uno scrittore meramente ideologico, tutto sommato mediocre: una sorte che in Italia toccò a quel trombone modaiolo e vuoto, dannoso e presuntuoso anche, di Moravia, che fu considerato un oracolo, anche mentre spiegava che il futuro stava nella Cina di Mao, appena sputtanato Stalin, così come abbandonò il moralismo comunista per assecondare la pornografia di massa data dalla “rivoluzione sessuale” del ‘68. Oggi a malapena ce ne ricordiamo della sua opera, non fosse che della sua “Ciociara” ne fu tratto un film dove giganteggiò non il racconto in sé ma la giunonica Sofia Loren.

Con la morte di Marquez non muore uno scrittore. Muore un monumento, dove il personaggio, diciamo pure il politico Marquez, aveva da lungo tempo preso il sopravvento sulla sua scrittura: la scrittura per lui rimase solo un pretesto, un accessorio (man mano sempre meno rilevante, del resto non scrisse che un solo vero libro, Cent’anni di solitudine) per mantenere il diritto al pulpito e al comizio.

È morto più che la penna e la voce dell’America Latina, l’ultimo suo vecchio trombone.

 

Fonte:http://www.qelsi.it/2014/lultimo-trombone-sudamericano-morte-di-garcia-marquez/

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