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.......L’ Ammiraglio era arrivato con la moglie all’ aeroporto di Guidonia,  scese dall’ auto ed immediatamente vide il suo Aiutante venirgli incontro.

“ Buonasera De Filippi, novita ? “ 

Noto’ che l’ espressione del Capitano di Vascello appariva tesa e preoccupata e presagi’ il peggio. Gia’ da quando si era sentito con Ambrosio l’ utima volta era consapevole che le possibilita’ di ribaltare la situazione erano poche, ma poche era pur sempre meglio di nessuna e non aveva totalmente perso ogni speranza, almeno fino a quel momento, guardando infatti il volto di De Filippi comprese che anche quell’ ultima, residuale percentuale era svanita.

“ Ha chiamato Pesenti,  Ammiraglio “.

Fu colto dall’ impazienza di sapere e ne fu quasi sorpreso. Era una sensazione quasi sconosciuta, abituato come era  a tessere le sue trame senza aver mai nessuna fretta.                                  L’ esperienza ed il suo lavoro gli avevano insegnato il valore assoluto dell’ attesa e che tutti prima o poi commettono un errore, magari un piccolo peccato veniale , una  minima imperfezione che sfuggiva a tutti ma non a lui e quando cio’ avveniva cadevano inesorabilmente nella rete che aveva pazientemente tessuto, come un ragno laborioso e velenoso. Questa attitudine all’ appostamento paziente lo aveva portato a considerare il tempo un alleato, almeno la maggior parte delle volte.

“ Allora, cosa ha detto ? “

“ Nebbia fitta calante. Solo questo “

Avevano perduto. Nebbia fitta calante. Il significato chiaro ed irreversibile di quelle tre semplici parole  per un attimo gelo’ la sua mente paralizzandola. Si maledi’ per avere lasciato troppo spazio ad Ambrosio nella gestione operativa del piano ma si riprese immediatamente.

Aveva previsto anche una simile eventualita’ ed un aereo, un Savoia Marchetti SM82 dei Servizi segreti della Marina, era pronto a portare lui e sua moglie a Lisbona. Da li’ avrebbero proseguito per Londra, citta’ che conosceva bene ed adorava, nella quale contava molte importanti amicizie e  dalla quale  avrebbe continuato ad ordire le sue trame. I mezzi economici non gli mancavano, se mai gli fosse importato qualcosa di questo aspetto della  vita poteva tranquillamente definirsi un uomo molto ricco ma ormai da anni lo considerava un dato scontato ed assolutamente secondario, aveva sempre considerato il denaro uno dei mezzi che aveva a disposizione per raggiungere i suoi scopi e nulla di piu’.

Aveva perso questa mano, certamente importante ma pur sempre una mano e la partita  era ben lungi dall’ essere finita, sarebbe stata ancora lunga e c’era tempo a sufficienza per  recuperare e vincerla.

In fondo anche lui amava l’ Italia ma a modo suo. Era pienamente consapevole di       essere nato in una espressione geografica, come Metternich, con intelligente ed            elegante ironia,  l’ aveva definita in una nota inviata al Conte Dietrichstein nel 1847.        Ne amava il   cibo squisito ed i vini prelibati, il sole, il mare l’ eterna primavera con i suoi colori pastello, i paesaggi rigogliosi, belli da mozzare il fiato e le splendide donne.                                       Era un luogo stupendo ma nulla di piu’.

La parola Patria, la terra dei padri, lo faceva sorridere e se c’ era qualcosa del Fascismo che realmente trovava insopportabile non era nemmeno la melensa e stucchevole retorica della quale era impregnato e che trasudava appiccicosa in ogni manifestazione esteriore del regime ma quel continuo, martellante richiamo alle virtu’, ai valori ed ai buoni sentimenti e quei riferimenti continui ad un antico retaggio che non esisteva se non nella mente  malata del figlio di un fabbro,  di un maestro elementare che si faceva chiamare Duce.

Non gli piaceva perdere, fin da quando era  bambino era una cosa che proprio non sopportava e gia’ da allora  aveva istintivamente compreso che il modo migliore per non perdere era stare sempre dalla parte di coloro che vincono. In eta’ adulta lo aveva fatto in maniera molto piu’ ragionata, era avvenuto parecchi anni prima ed aveva scoperto un mondo che non  poteva nemmeno supporre che esistesse. Un mondo ovattato, a suo modo elegante ma spietato con i perdenti. Un mondo razionale, che mette ogni cosa al suo posto, che dispone  di tutto e di tutti, finanche del destino dei singoli stati. Aveva compreso il vero significato del potere e ne era rimasto ammaliato.  

Il paese che immaginava ed al quale dedicava le sue energie non era certo quello che Mussolini stava tentando di costruire, illudendo gli italiani di avere un grande passato alle spalle e di essere alla pari, se non addirittura superiori, alle grandi democrazie anglosassoni.  

Tutte manie di grandezza, un  delirio che gli sarebbe costato caro quando inevitabilmente  gli sarebbe stato presentato il conto della sua follia e le illusioni che aveva generato sarebbero divenute il capestro al quale sarebbe stato appeso.

L’ Italia non esisteva, era una invenzione e nulla  piu’ di una illusione. Ne’ piu’, ne’ meno che una espressione geografica appunto e doveva quindi stare al suo posto, rispettare le regole che davano al mondo un ordine logico senza il quale vi sarebbe stato il caos ed essere eternamente grata  all’ Inghilterra per averle infine concesso una parvenza di unita’, affrancandola formalmente da quella condizione  cosi’ umiliante  di terra di conquista per chiunque avesse voglia e tempo di farsi un giro da quelle parti.

Un desiderio che  nel corso dei secoli avevano avuto in tanti. Per non andare troppo lontano nel tempo,  turchi, spagnoli, francesi, austriaci, tedeschi avevano spadroneggiato in lungo e largo, senza contare quelli che erano passati prima di loro nel corso dei secoli, che altrimenti si correva il rischio di perdere il conto.

Ognuno si era preso quello che aveva voluto, oro, opere d’ arte, donne ed i musei di parecchie capitali europee traboccavano dei souvenir raccolti durante quelle scorrerie. La Gran Bretagna aveva posto termine a tutto cio’.

Garibaldi, i mille ed un fiume di sterline. Quanto si era impegnata Sua graziosa Maesta’ britannica per favorire la riunificazione del paese e fare in modo che quel bordello a cielo aperto chiudesse i battenti. Certo i Borboni con quella impertinente marina mercantile, la prima del Mediterraneo, disturbavano non poco i traffici inglesi e la gloriosa spedizione dei mille aveva risolto anche questo problema ma come usa dire il popolino, avevano preso due piccioni con una fava. Avevano investito molto in quella spedizione ed avevano protetto con le loro Fregate lo sbarco di Garibaldi e dei suoi. Se anche ne avevano tratto un vantaggio quindi,  rientrava nella logica delle cose.  In fondo il Mediterraneo era pur sempre cosa loro ed avevano tutte le ragioni di difendere il loro buon diritto ed i loro commerci.

Tutto a posto dunque, l’ Italia aveva avuto la sua unita’ e la aveva completata schierandosi dalla parte giusta nella Prima Guerra mondiale e poca importanza aveva se l’ Inghilterra, al tavolo della pace, non aveva corrisposto alle sue aspettative. Non ci si rivolta contro la propria madre che ti sta insegnando l’ educazione ed a stare seduto composto a tavola con gli adulti ed invece.......Quel  Cola di Rienzo, quel Masaniello da strapazzo, uscito dal peggiore degli incubi, sfacciato e villano con quel torace al vento a falciare il grano e la mascella protesa in fuori ad arringare la folla.      

Il Mare Nostrum,  l’ italianita’ di Malta, le pretese sull’ Egeo, le plutodemocrazie e quella Flotta insolente, come qualita’ e numero di navi, che da sola dichiarava proponimenti irresponsabili . Quel bifolco non aveva fatto mistero delle sue intenzioni.

L’ Italia voleva essere indipendente e libera nelle sue scelte, avere una politica estera conseguente ai propri interessi e pari dignita’ con le altre potenze europee. Era veramente un pazzo e non aveva veramente capito niente.

Contro l’ oro e’ il sangue a fare la storia, quella insulsa canzoncina era il compendio della loro cretineria e delle loro assurde illusioni. Stupidi e rozzi fascisti, non avevano proprio compreso un accidente di come funzionava il mondo e sfuggiva sempre loro il reale senso della vita. E’ esattamente il contrario, e’ l’ oro che fa la storia. Era sempre andata cosi’ fin dagli albori dell’ umanita’ e sarebbe finita cosi’ anche questa volta.

Non aveva mai avuto il minimo dubbio su quale fosse la sua parte in quella guerra ed anche prima, a dire il vero.

L’ uniforme che indossava ed il ruolo che ricopriva  non rappresentavano nulla per lui, erano un dettaglio. Un dettaglio importante solo per meglio servire la sua causa ed i suoi padroni ma che non gli imponeva alcun vincolo morale ed etico.

L’ etica e la morale d’altronde non facevano per lui. La sua Patria se l’ era scelta liberamente e volontariamente e non avvertiva alcun vincolo di sangue e di appartenenza con i suoi connazionali  che conosceva fin troppo bene e disprezzava profondamente.

Pronti a cambiare bandiera al minimo segno di pericolo, alle prime avvisaglie di difficolta’, al minimo stormir di fronde, come era nella loro indole di servi e come avevano sempre fatto nella loro lunga storia di sottomissione. Sorrise al pensiero di quante conversioni ci sarebbero state anche questa volta lungo la strada che porta a Damasco.

Un numero talmente grande da coprirsi di ridicolo agli occhi del mondo ma se c’era una cosa che non difettava agli italiani era la mancanza di dignita’. Gli venne da ridere a quel pensiero, dignita’, ne erano totalmente privi e non sapevano nemmeno piu’ cosa fosse ormai da secoli.

Adesso sciamavano a decine di migliaia a Piazza Venezia ad ogni schiocco di dita di quel saltinbanco, in preda al delirio per lui ma sapeva perfettamente  che avrebbero applaudito ed osannato i loro veri padroni a guerra finita, senza ritegno alcuno ne’ senso del ridicolo, senza un briciolo di vergogna, con un  entusiasmo plateale, comico, sfrenato e volgare. Avrebbero rinnegato se stessi ed il proprio passato, sputato sul padre e la madre ed inveito sui propri morti senza avere mai capito niente di quanto era avvenuto, avveniva e sarebbe avvenuto in futuro intorno a loro, senza avere mai realmente e coscientemente scelto da che parte stare, ispirandosi per cio’ alla opportunistica filosofia del motto cinquecentesco.....O Franza o Spagna, purche’ se magna..... l’ unica vera Stella Polare che guidava il loro cammino ed indirizzava le loro scelte.

Alcuni decidono col cuore ed altri col cervello, gli italiani avevano deciso di farlo con la pancia ed era questa la terza via per cui sarebbero passati alla storia, altro che  i deliri di quell’ imbecille di Mussolini. Figurarsi, l’ alternativa al capitalismo ed al marxismo. Riempire la pancia era l’ unica cosa che aveva importanza ed i fasti dell’ Impero, il grande e glorioso passato cui il Fascismo amava ispirarsi era sostituito nei loro desideri da  quadrate legioni che marciavano compatte verso la pancia piena,  verso l’ obesita’. 

O Franza o Spagna purche’ se magna, scoppio’ a ridere da solo ma cosa voleva tirare fuori quel babbeo da un popolo che aveva cosi’ sinteticamente e magistralmente definito i propri sogni, le proprie ambizioni , il proprio orizzonte ed in definitiva se stesso ?

Un popolo cinico, egoista, emotivo, umorale ed irrazionale che avrebbe dimenticato in fretta quei vent’ anni di follia collettiva, la grande illusione nella quale era caduto e si sarebbe schierato per l’ ennesima volta coi vincitori. Non aveva fatto altro dal crollo  dell’ Impero romano in poi e Mussolini aveva tentato una impresa impossibile. Un conto era bonificare l’ agro pontino, ben altra cosa era ridare  dignita’ ad un popolo, o meglio, ad una moltitudine che l’ aveva smarrita da piu’ di mille anni e  non ne voleva  piu’ sapere  niente di ritrovarla. La dignita’ costa sacrifici, privazioni e sangue,  e’ il piu’ grande dei lussi e costa un prezzo talmente alto che pochi popoli sono disposti a pagarlo.

Senza dignita’ non vi puo’ essere liberta’ ma questo era solo un dettaglio senza importanza per un popolo che del Fascismo avrebbe ricordato ed avrebbe fatto propria solo la parola      d’ ordine che piu’ gli calzava come un morbido guanto. Me ne frego.

Franza o Spagna purche’ se magna e me ne frego. Il popolo italiano era tutto li’.   Non c’ era bisogno di altre parole per descriverlo.

Il finale di quella vicenda era scontato ed era gia’ scritto, in barba a Ferrari, agli uomini venuti dal futuro, a Mussolini ed alla utopia fascista. Da una parte c’ era questa gentaglia e la pazzia che volevano diffondere, dall’ altra tutto l’ oro del mondo. Non ci sarebbe stata partita, l’ oro luccica ed affascina mentre versare il sangue,  alla lunga e nemmeno tanto, stanca.

Erano gia’ morti, mancava solo la certificazione del decesso. Sarebbero stati bruciati    come le streghe ai tempi dell’ Inquisizione ed universalmente maledetti nel ricordo,  per  l’ eternita’. Nell’ immaginario delle masse avrebbero rappresentato il male assoluto, dei demoni spaventosi usciti direttamente   dall’ inferno e che all’ inferno erano stati rimandati dai buoni  che come sempre si erano sacrificati per la liberta’ di tutti.    Quella utopia andava cancellata e sarebbe stata cancellata, per sempre.

I suoi padroni avrebbero dato loro una lezione memorabile, che nessuno avrebbe mai piu’ dimenticato. Sorrise soddisfatto a quel pensiero, gli piaceva stare con i piu’ forti, perche’ le cose alla fine vanno sempre come devono andare e poi, in fondo….  cumannari e’ megghiu ca futtiri…come dicevano i vecchi del suo paese.

Gli torno’ il buonumore e decise di concludere la sua attivita’ in Italia con un gesto  fraterno  nei confronti di Ambrosio, anche se era un cretino patentato.

 “ De Stefanis, vada a telefonare al Generale Ambrosio e gli riferisca quanto le ha detto Pesenti “.

“ Solo quello ? “

“ Si, solo quello. Le assicuro che e’ piu’ che sufficiente “ ...............

 

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