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di Gianni Fraschetti


euro-debt-crisis-mediumL’intervento della BCE sui mercati ed il secondo salvataggio della Grecia, hanno solo rimandato la catastrofe. Nonostante la Grecia abbia infatti  già ricevuto salvataggi in eccesso per ben il 150% del suo PIL,  ha registrato una perdita del 6,8% del suo Prodotto interno  nel corso del 2011 e siamo in attesa del dato sul 2012 che si annuncia catastrofico. Inoltre, le tensioni sociali interne hanno superato il punto di tollerabilita'  e quelle  politiche tra il Paese ellenico e la Germania sono arrivate al punto tale che i greci hanno apertamente detto ai tedeschi di essere “nazisti” ed a loro volta sono stati ricambiati con pari moneta dai tedeschi che hanno definito la Grecia un "pozzo senza fondo" in cui il denaro veniva gettato. Guardando a posteriori   quanto successo, è chiaro che la Germania voleva forzare la Grecia ad uscire dall’UE, ma non  in modo troppo  esplicito: avevano infatti  scelto  di offrire un aiuto accompagnato dall'obbligo di misure di austerità   così onerose che non vi era alcuna possibilità per Grecia di poterle accettare. O almeno cosi' si pensava, beh, Atene ha sorpreso tutti,  ha detto di sì all’Europa, ed a ha accettato un pacchetto di misure suicide in base alle quali ha ricevuto 100 miliardi a fronte pero' di un aggravio del suo debito di 130. Un vero affare, di quelli  sopraffini. Comunque l 'esperimento dell’UE è ancora in piedi, tuttavia, è chiaro che non passerà molto tempo prima di un collasso sistemico  di tutta l'Eurozona. Per cominciare, la disoccupazione complessiva della Grecia è ormai superiore al 20%. Per i giovani greci (15-24 anni) è oltre il 50%. Numeri da incubo,  il paese poi  è ormai avviatato in una spirale recessiva drammatica.

Lo stato ellenico ha avuto infatti  cinque anni consecutivi di contrazione del PIL portandone  la discesa  al 17% che si stima peril 2012. Per fornire qui una certa prospettiva storica, si ricorda che quando ci fu il collasso dell'Argentina nel 2001, il crollo totale del PIL fu del 20%. Con le nuove misure di austerità in corso, non vi è dubbio alcuno che anche la Grecia vedrà  quella percentuale, se non di più.

Dunque gli scienziati del FMI e della UE sono riusciti a produrre  un’altra Argentina, senza  aver minimamente toccato il problema. Mentre i leader politici e gli altri  soggetti interessati  guardano al default totale come un ad incubo (e potrebbe esserlo per molte banche europee), è solo un fallimento totale che potrebbe invece permettere alla Grecia di risolvere il problema del debito e consentirle di tornare a crescere.

Il default è come un incendio nei boschi; brucia tutto il legno morto e pone le basi per un nuovo periodo di crescita. Lo abbiamo visto in Islanda tra il 2008 e il 2011:

1) ha avuto un default delle banche di ben 85 miliardi di dollari (il PIL del paese è di soli 13 miliardi di dollari);

2) sono stati arrestati i banchieri responsabili delle frodi;

3) c’è stata una perdita del PIL del 13%.

Ora, a pochi anni dalla crisi, l’Islanda ha una crescita del PIL del 2,9%, superiore al PIL dell’Europa. In parole povere, la combinazione di un dolore di breve durata, con mosse che hanno ristabilito la fiducia (punendo chi ha violato la legge), hanno creato una solida base per il recupero dell'Islanda.   Lo stesso  e' avvenuto in Argentina che e' attualmente  impegnata in uno scontro al calor bianco con l'FMI che tenta di rimetterle il collare a strozzo.

Ora confrontate questo alla Grecia, che invece  ha "preso a calci la lattina"; cioè non ha fatto il default, trascinando la sua economia in una delle più gravi depressioni degli ultimi 20 anni ed  ha solo aumentato il suo carico di debito (quest’ultimo salvataggio ha aggiunto 130 miliardi di euro di debito in cambio di 100 miliardi di euro di remissione del debito). L’Islanda ha fatto un vero default ed in 2-3 anni è tornata a crescere. La Grecia e l’eurozona in generale invece, hanno fatto tutto il possibile per rimandare il fallimento ellenico.

I numeri di questo disastro parlano da soli:

 

Islanda           PIL 2011 2,9% PIL 2012 2,4%

EU (27 paesi) PIL 2011 1,5% PIL 2012 0,0%

EU (17 paesi) PIL 2011 1,4% PIL 2012 -0,38%

 

(dati EuroStat)

 

Un default può essere positivo, nel senso che si può fallire e impostare contemporaneamente una solida base per una ripartenza su solide basi. Il dolore a breve è intenso (l’Islanda, com il default del 2009,  ha avuto un crollo dell’economia del 6,7%), tuttavia una combinazione di insolvenza e di remissione del debito (per le famiglie) può ristrutturare un’economia e permetterle di crescere di nuovo.

E grazie al secondo bailout greco, (e non parliamo delle voci su di un terzo, potenziale, piano d’aiuti), ora sappiamo che i capi dell’EU hanno giocato tutto sull’esperimento EU. In altre parole, i leader europei continueranno con la loro strategia fatta di salvataggi fino a quando non succederà una di queste due cose:

a) le conseguenze politiche di questa condotta diverranno insopportabili;

b) i mercati forzeranno la situazione fino a giungere alla rottura della zona euro.

Per la prima eventualita' e' stata allestita Eurogendfor ma resta la seconda e considerata la situazione complessiva di Grecia, Spagna ed Italia, cui bisogna ormai aggiungere anche la Francia e' inevitabile che entro maggio-giugno si arrivera' alla  totale rottura dell'Eurozona. Abbiamo infatti una confluenza di fattori politici, tecnici e monetari che potrebbero portare alla maggiore crisi bancaria dal 1929, se a cio' aggiungiamo una instabilita' sociale divenuta ormai un fattore endemico e' lecito supporre sconvolgimenti la cui portata  attualmente non puo' nemmeno essere valutata.

 

 

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