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annuncio_guerra.jpgdi Gianni Fraschetti  e Gabriele Adinolfi -

 

Il 10 Giugno del 1940 l'Italia entrava in guerra a fanco della Germania contro la Francia e l'Inghilterra. Il conflitto, in effetti, era scoppiato parecchi mesi prima ma Mussolini, ben conoscendo lo stato delle nostre Forze Armate che, dopo quindici anni di Badoglio quale Capo di stato Maggiore generale,  non avevano nemmeno reintegrato le enormi quantita' di equipaggiamenti andati  consumati in Spagna ed in Etiopia, era riuscito a temporeggiare fino a quel momento. Poi divenne impossibile procrastinare ancora. L'Italia non era la Spagna, decentrata rispetto al cuore delle operazioni belliche ma era a ridosso delle stesse. Le nostre colonie, in Nord Africa ed in Africa Orientale, confinavano con quelle inglesi ed il Mediterraneo era il nostro mare. Un mare nel quale eravamo imprigionati da due robusti cancelli sotto  controllo britannico: lo stretto di Gibilterra ed il canale di Suez. Dunque non avevamo grandi alternative ma presumibimente Mussolini commise un grave errore di valutazione. Un errore che lo spinse al bluff che fu fatale a lui, al Fascismo, all' Italia ed alle sorti di una guerra che vedeva scontrarsi a livello planetario la dottrina sociale contro il capitalismo ed il marxismo uniti in un'alleanza che gia' da sola ci svela quale verita' si celasse dietro la crociata per la liberta'.  Fu realmente la guerra del sangue contro l'oro, la guerra che avrebbe potuto decidere un futuro diverso per i popoli del mondo, una guerra che avrebbe potuto garantire alle generazioni future la liberta' dal soffocomento mercantile e materialista ed una autentica giustizia sociale. La guerra che avrebbe potuto unire i popoli d'Europa in una comunita' di destino ed impedire quel mondialismo economico dominato dai mercati finanziari che ci sta portando verso la fine. Ma Mussolini, in quel fatale momento, non comprese appieno la portata dello scontro e probabilmente nemmeno Hitler lo aveva ben chiaro.  Dichiarare una guerra come quella esige  la precisa volonta' di vincere e dunque una visione chiara degli scopi da perseguire e dei mezzi da approntare. Invece nulla di cio' che era indispensabile venne fatto ed il Fascismo, dopo avere innalzato la bandiera della rivolta dei popoli poveri ed avere indicato chiaramente il percorso da seguire, sconto', nel momento decisivo, tutti i compromessi che l'avevano condotto a farsi regime ed a perdere quella carica rivoluzionaria che avrebbe dovuto trasformare l'Italia. Pur avendo scelto l'impegnativo percorso della guerra Mussolini lascio' che i mesi tra Giugno ed Ottobre trascorressero nell'inerzia piu' totale e cosi', inevitabilmente, l'entusiamo di un popolo e di un esercito disposti a credere si affloscio' prima ed ando' perduto, definitivamente, poi. Quella fu l'ultima volta che il popolo italiano credette in qualcosa. Dopo di allora  qui da noi si spense la luce e tornammo ad essere cio' che ancora oggi siamo, il popolo meschino e vigliacco del "Francia o Spagna purche' se magna".  Probabilmente Mussolini era stato ingannato dal collasso francese. L'esercito piu' forte del mondo era stato frantumato in pochi giorni dalle Panzerdivision tedesche e dal binomio carro armato-Stuka che aveva totalmente sorpreso lo Stato Maggiore francese  rimasto a quello reticolato-trincea.  i francesi avevano resistito meno dei polacchi e Mussolini credette che la guerra stesse per finire. EE' assai probabile che in quel momento  non comprese  nemmeno appieno le forze che Italia e Germania avevano sfidato, il mostro che si trovavano di fronte. Non sarebbe bastato qualche migliaio di morti per chiudere il vaso di Pandora che gli stati fascisti avevano scoperchiato. Il male ormai si preparava a conquistare il mondo ed era iniziata una resa dei conti dal sapore definitivo, una resa dei conti che avrebbe deciso la sorte delle generazioni future. A tale macrospico errore di valutazione si aggiunse poi il tradimento di parte degli Alti gradi delle Forze Armate, legate  agli Alleati dal vincolo internazionalista massonico e la frittata  in preparazione comincio' a prendere una sua fisionomia chiara.  Quando Mussolini comprese la trappola nella quale Italia e Germania erano cadute fu ormai troppo tardi. Resto' solo il tempo di gettare un ultimo seme, con la Repubblica Sociale Italiana, prima che il gelo della disfatta ammantasse uomini e cose.

 

Gianni Fraschetti

 

 

 

 

 

Settantatré anni fa l'Italia dichiarava la guerra alle plutocrazie occidentali, Francia e Inghilterra, che nove mesi prima avevano aggredito la Germania, nostra alleata.

L'entrata in guerra fu indispensabile perché da un lato era stata provocata e voluta dall'Inghilterra che voleva cacciarci dal Corno d'Africa e riprendere il controllo massonico sulla nazione e dall'altra serviva a precedere il rovesciamento di alleanze per il quale Parigi avrebbe potuto richiedere (e infatti lo richiese) a Berlino di avere mani libere sul Mediterraneo e l'Africa che rappresentavano il grosso del nostro spazio vitale, il resto estendendosi in Mitteleuropa. 

Di lì ci saremmo poi trovati in piena guerra mondiale ad opera dell'America metacomunista e della Russia neocapitalista.

Quella guerra noi, come ogni popolo libero, la perdemmo e si sa.

Quel che meno si sa e che meno si nota è che il nemico la sta continuando giorno per giorno, tramite le sue quinte colonne e le sue cellule cancerogene. E sta in piena offensiva.

 

Gabbriele Adinolfi

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