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Sempre più a rischio il futuro del Portogallo. All’indomani dello sciopero generale contro le riforme lacrime e sangue varate dal governo, è trapelata la notizia che i comuni lusitani sono a rischio bancarotta. E tutto a causa dei debiti accumulati per 9 miliardi di euro. E così il Portogallo si è svegliato dallo sciopero generale, con l’ipotesi di un rischio default dei comuni. A lanciare l’allarme è stato Fernando Ruas, presidente dell’associazione nazionale delle municipalità. “Se fosse una società potremmo chiamarla insolvenza”, avrebbe dichiarato Ruas, aggiungendo che c'è il rischio che alcuni comuni debbano ristrutturare il debito se il governo non dovesse intervenire. Lo ha evidenziato Bloomberg, che sottolinea come il taglio delle spese e l’innalzamento delle tasse promossi dal primo ministro Pedro Passos Coelho (nella foto) per ripagare il debito contratto con Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale da 78 miliardi di euro ha bloccato anche ai trasferimenti dallo Stato ai comuni mettendo a rischio la tenuta dei conti delle piccole amministrazioni. In più nelle settimane scorse si è iniziato a vociferare di un prestito di altri 15 miliardi di euro a causa delle difficoltà intercorse nel ripagare il prestito contratto in precedenza e dai costi elevati sul rimborso dei titoli di Stato.
Ruas ha accusato un calo dei trasferimenti di denaro da parte del governo di Lisbona ai comuni per i loro problemi finanziari in crescita. “Un netto calo dei trasferimenti di denaro ha reso più difficile per molti municipi di adempiere ai loro impegni in corso”, ha osservato Ruas. La sua associazione stima che i municipi dovranno affrontare circa 9 miliardi di euro di passività. Secondo le dichiarazioni di Ruas circa 1,5 miliardi di euro del totale è in fatture ai fornitori scadute da oltre 90 giorni, mentre il resto è costituito prevalentemente da debiti verso banche. I 308 municipi del Paese lusitano con le due regioni semi-autonome, devono affrontare problemi simili a quelli della Spagna, le cui regioni e i cui comuni sono stati tagliati fuori dai mercati di capitali a causa della stretta creditizia, lasciando molte cambiali non pagate ai fornitori.
Lisbona tenta disperatamente di ripagare l’oneroso debito da 78 miliardi di euro contratto nel maggio scorso con Ue, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea. Istituzioni queste che hanno obbligato il governo lusitano a mettere in atto misure di austerità per ottenere l’aiuto. A differenza della Grecia, il Portogallo è una nazione debitrice che ha fatto ciò che l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale avevano chiesto. Nonostante tutto, però, il Portogallo sta ancora perdendo terreno. Il rapporto tra il debito lusitano e il suo Prodotto interno lordo era del 107% quando il Paese ha ricevuto il salvataggio, oggi è del 118%. Questo non è necessariamente dovuto al fatto che il debito complessivo del Portogallo è in crescita, ma che la sua economia sta progressivamente regredendo, con un Pil che quest’anno dovrebbe scendere del 3,25%, dopo il -1,5% registrato nel 2011. E gli economisti avvertono che lo stesso circolo vizioso potrebbe prendere piede nel resto d’Europa, dove la recessione è diventata un male endemico. Qualche settimana fa i rendimenti sui titoli di Stato decennali erano saliti ad oltre il 17 per cento, tanto da far temere il peggio, ovvero che Lisbona fosse costretta ad un secondo prestito. Nel giro di qualche giorno però i rendimenti dei buoni decennali sono scesi al 12 per cento circa e questo dopo l’intervento della Bce e la proposta, da parte degli Stati membri dell’Eurozona, di rivedere il piano di salvataggio del Portogallo, a patto che il governo di Lisbona rispetti gli impegni per le riforme strutturali e il risanamento di bilancio. Un successo, ma limitato nel tempo. Infatti molti economisti rimangono scettici: per loro è impossibile che il Paese possa tornare sul mercato obbligazionario a lungo termine entro settembre del prossimo anno, come previsto dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale, e che l’economia lusitana torni a crescere dopo la profonda recessione del 2011 e del 2012.
La contrazione dell’economia del Portogallo potrebbe rendere ulteriormente difficile il tentativo di trovare un aiuto per i municipi. Il Prodotto interno lordo è diminuito per il quinto trimestre nei tre mesi fino a dicembre e il tasso di disoccupazione è salito al 14%. Questo potrebbe danneggiare gli sforzi per ridurre il deficit di bilancio al 4,5% del Pil quest’anno e nel limite del 3% fissato dall’Unione europea entro il 2013.
In cambio dei 78 miliardi di prestito a tassi di usura, il governo ha varato drastici tagli a stipendi e pensioni, alla spesa sociale, agli investimenti, ai lavori pubblici, e nel contempo aumentato le tasse e le tariffe di luce gas e trasporti. L’unica notizia confortante per ora è che il premier lusitano, intervenendo al Parlamento, ha fugato le voci su un altro prestito affermando che il Portogallo non ha intenzione di chiedere nuovi fondi di emergenza né di estendere il piano di salvataggio. Malgrado i recenti miglioramenti – riconosciuti anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel che ha definito molto incoraggianti i progressi compiuti – lo spettro di Atene non è stato ancora fugato, anzi preoccupa gli  economisti che temono uno scenario simile anche a Lisbona.
Il governo lusitano di Passos Coelho per ripagare il debito contratto con l’Ue e il Fmi ha bloccato i fondi alle piccole amministrazioni
di: Andrea Perrone

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