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DI MARK WEBER

La sconfitta della Germania – nel Maggio del 1945 – e la fine della seconda guerra mondiale in Europa, non comportarono la fine delle morti e delle sofferenze per i tedeschi sconfitti. Al contrario, gli Alleati vittoriosi diedero il via ad una nuova orribile fase che, per molti versi, era peggiore delle distruzioni portate dalla guerra.

In un nuovo libro stimolante e coraggioso, After the Reich: The Brutal History of Allied Occupation [Dopo il Reich: la dura storia dell’occupazione alleata] lo storico inglese Giles MacDonogh documenta come il Reich rovinato e abbattuto (compresa l’Austria) venne sistematicamente angariato e derubato, e come molti tedeschi che sopravvissero alla guerra vennero o uccisi a sangue freddo o lasciati morire deliberatamente di malattia, freddo, denutrizione e fame. 

Molte persone accettano l’idea che, considerati i crimini di guerra dei nazisti, un certo grado di violenza vendicatrice contro i tedeschi fosse inevitabile e forse persino giustificata. La risposta normale ai rapporti sulle atrocità commesse dagli Alleati è che i tedeschi “se le meritarono”. Ma, come MacDonogh dimostra, le spaventose crudeltà inflitte ad un popolo tedesco totalmente abbattuto, andarono decisamente oltre l’immaginabile.



Egli calcola che circa tre milioni di tedeschi, sia militari che civili, morirono in modo ingiustificato dopo la fine ufficiale delle ostilità. 

Di questi, un milione erano uomini che venivano tenuti come prigionieri di guerra, la maggior parte dei quali morirono in mano ai sovietici (dei 90.000 tedeschi che si arresero a Stalingrado, ad esempio, solo 5.000 tornarono in patria). Ancora meno conosciuta è la storia delle molte migliaia di prigionieri tedeschi che morirono - in mano agli americani e agli inglesi – nel modo più infame, in spaventosi campi di prigionia lungo il Reno, senza alcun riparo e con quantità di cibo irrisorie. Altri, più fortunati, vennero impiegati come schiavi in nazioni Alleate, spesso per anni.

La maggior parte dei due milioni di tedeschi che perirono dopo la fine della guerra erano donne, vecchi e bambini, vittime di malattie, freddo, fame, suicidi e stermini.

A parte gli stupri perpetrati a danno di milioni di donne e ragazze tedesche nelle zone di occupazione sovietica, l’atrocità forse più scioccante registrata da MacDonogh è il massacro di 250.000 tedeschi dei Sudeti da parte dei loro vendicativi compatrioti cechi. I disgraziati sopravvissuti a questa pulizia etnica vennero gettati lungo il confine, affinché non tornassero alle loro case. Ci furono scene simili, di morte e spoliazione, in Pomerania, Silesia e Prussica orientale, poiché le antiche comunità tedesche di queste zone vennero parimenti brutalmente espulse.

Ci viene incessantemente rammentato dei campi di concentramento del Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. Ma pochi sanno che tali campi famigerati, quali Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen e Auschwitz rimasero operativi anche dopo la fine della guerra, riempiti questa volta di prigionieri tedeschi, molti dei quali morirono in modo miserevole.

Il piano di vendetta del Segretario di Stato americano Henry Morgenthau, consistente nel trasformare la Germania sconfitta in una nazione ridotta a pascolo, privata di ogni industria moderna, viene anch’esso ricordato da MacDonogh, come pure altri piani di sterminio per affamare, sterilizzare e deportare la popolazione sopravvissuta ai bombardamenti.

Non fu un risveglio di preoccupazioni umanitarie a spingere gli Americani e gli Inglesi a cambiare atteggiamento nei confronti degli sconfitti. Il cambiamento delle politiche postbelliche era mosso dalla paura dell’espansione sovietica, e spinse ad un accorto appello rivolto all’opinione pubblica tedesca in favore della nuova posizione antisovietica degli anglo-americani. L’importante libro di MacDonogh è un antidoto al semplicistico ma sempiterno ritratto propagandistico della seconda guerra mondiale come uno scontro tra il Bene e il Male, e smonta l’immagine largamente accettata di un trattamento benigno da parte degli Alleati della Germania sconfitta.

Questo volume di 615 pagine è molto più di una cronaca spaventosa della morte e delle sofferenze umane. Arricchito da aneddoti commoventi, fornisce anche il contesto storico e la prospettiva d’insieme. E’ probabilmente la migliore opera disponibile in lingua inglese su questo capitolo vergognoso della storia del ventesimo secolo.

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