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Vagando in rete ho trovato in un blog questa nota. Deve essere stata scritta da un ragazzo ventenne e ho trovato giusto condividerla perche' al di la' di qualche capoverso  forse un poco ingenuo ci ricorda altri ragazzi di vent'anni che in quel fine Aprile del 45 affrontarono a mani nude i carri armati sovietici per difendere tremila  anni di storia. La nostra.

Mi dispiace di non avere trovato il nome di chi ha scritto queste righe.

Gianni Fraschetti

 

Noi ricordiamo il sacrificio di un pugno di giovani soldati estranei a quella rinnovata allegria di tanti pronti, durante quella malinconica primavera ’45, a salire sul nuovo carro dei vincitori. Essi, battendosi non per il particolare interesse della Francia – la loro piccola patria – bensì per la sopravvivenza dell’Europa – la loro grande patria – compresero meglio di altri che l’avvenire del proprio popolo non poteva non dipendere da una sovranità che né il liberismo occidentale né il comunismo russo avrebbero mai assicurato al Vecchio Continente. Compresero che l’ultima speranza per l’Europa risiedesse nel cuore del Reich, in quella Berlino in cui loro, da francesi, trasformarono questa coscienza in poesia, difendendo armi in pugno, ben oltre la fine ufficiale delle ostilità, un principio che non accettarono di negoziare con chi l’Europa invase, oltraggiandone la civiltà.


Come canta, La Compagnia dell’anello, in uno dei suoi testi: “Fra tanti falsi miti, qualcosa di più vero…”. È con questa frase che vorrei iniziare questo articolo, perché penso che proprio i falsi miti siano la base sulla quale si è fondata la nostra “illustrissima” società occidentale, ovviamente dal 1945 ad oggi… Perché dico dal 1945? Perché è dal 1945 che, in maniera decisa e arrogante, gli USA hanno cominciato ad infangare il “Vecchio Continente” con le loro menzogne; ogni paese è libero di fare ciò che vuole, dunque può anche fare della menzogna il suo credo, ma non può e non deve arrogarsi di doverla esportare, soprattutto se, questi subdoli e viscidi insegnamenti provengono da un paese che ha circa 350 anni di Storia, nei confronti di una Terra che esiste da sempre, con le sue tradizioni millenarie, qual’è l’Europa. La nostra Europa non conosce falsi miti, non conosce compromessi! Non è nella sua storia, né nel suo Dna; dunque cosa ha da chiedere a questi yankee impiccioni e arroganti? Da una parte abbiamo l’eroe occidentale per eccellenza, basti pensare a Rambo o ai vari e infiniti super-eroi, i quali dovrebbero rappresentare una sorta di Messia per le masse che, davanti agli schermi, rimangono ipnotizzate da questo mucchio di muscoli; dall’altra, la Divisione delle SS Charlemagne, probabilmente uno dei pochi reparti che possiamo ritenere un manipolo di EROI. Certo, potrei definirli Super-eroi, perché in effetti lo sono stati per davvero, ma preferisco non farlo, perché questo concetto di “super”, secondo me, rende la figura del ragazzo francese come un qualcosa di “non-umano”; invece no, questi camerati non avevano nessun super-potere: non volavano, non si arrampicavano, né avevano armi ultimo-tipo dietro le quali potevano proteggersi, ma avevano quanto gli bastava per non aver paura e per rimanere, ancora oggi, impressi nella memoria di molti. Forse no, mi sbaglio, di paura ne avevano, perché giusto un Silvester Stallone nei panni di Rambo non ha paura né timore, ma siccome loro erano persone in carne e ossa, come lo siamo noi, ragazzi con tutti i difetti del mondo, sicuramente di paura ne avevano, ma erano uniti e credevano in un’idea più grande di loro, più grande di qualsiasi altra cosa, la quale li rendeva immortali! Ecco perché non hanno ceduto… nessuno poteva dividerli, neanche la morte certa. Vero, chi scrive in questo momento è sicuramente di parte, però vorrei allontanarmi un attimo da questa situazione di vicinanza nei loro confronti, per guardarli dunque da un’ottica apolitica. Voglio sentirmi per un attimo obiettivo; voglio, per un istante, vedere questo manipolo di ragazzi, non come camerati, ma come semplici soldati in guerra, partiti per difendere la loro Europa; bene… come posso non rispettarli? Come posso non rendere loro gli onori che meritano? Come posso non affermare che siano figli di un coraggio estremamente maggiore? Come posso non ricordarli? Come posso accostare John Rambo o chi per lui, a Christian Gauvin? Come può una persona, anche se nemica, anche se contraria a quell’idea di Europa, non rimanere a bocca aperta? Ecco le domande, banali e semplici, che ognuno dovrebbe farsi, prima di parlare a sproposito! Ecco perché ho iniziato con quella frase della Compagnia; perché se davvero ci crediamo, se ne sentiamo il bisogno, se riconosciamo i giusti meriti, se cerchiamo più a fondo senza rimanere impressionati dall’apparenza ingannevole e maligna, e se riusciamo a differenziare “il falso” super-eroismo dal “vero” senso dell’umano, allora a quel punto, anche in una società “occidentalizzata”, possiamo trovare quel briciolo di purezza, di limpidezza, insomma, quel “qualcosa di più vero” di cui abbiamo bisogno! Le SS Charlemagne sono uno degli esempi più eloquenti di come un uomo può ergersi al di sopra di tutto, armato solo della sua volontà e della sua forza interiore. Gli USA hanno regalato all’Europa questo modello “perfetto” di uomo che vola, che si arrampica, che è affascinante, che è pieno di muscoli, che è sempre da solo contro tutti e che, cosa più importante di tutte, vince SEMPRE! Un superiore NON può perdere mai, lui incarna la perfezione. Perché, oggi come oggi, non è l’onore che conta, sia che si perda o che si vinca, non è il modo in cui bisogna comportarsi, non è la lealtà o il cameratismo, non è il morire per un’idea, non conta niente di tutto questo… oggi conta vincere, sempre, comunque e dovunque! Se perdi, allora, sei un perdente, se vinci sei un vincente della vita, e sempre, in seguito, questa vita ti ripagherà della tua vittoria. Ecco chi è il Super-eroe. Bisogna saper perdere! E’ nostro dovere saper perdere con onore. La storia – TUTTA – ci ha insegnato che spesso i vincitori furono i Vinti; la vittoria “prettamente materiale” la lasciamo agli altri, agli Yankee, ai Farisei, e chi più ne ha più ne metta! Noi ci prendiamo la sconfitta onorevole, forse la più limpida e vera vittoria che ci può essere! I nostri avi non sono morti per una “Democrazia”, per un “Libero mercato” o per una “Lotta classista e comunista”, sono morti per l’Idea-Europa, l’Europa degli Europei! Questi giovani “leoni” francesi sono stati raccontati in uno, se non il più celebre, dei libri; ovviamente sto parlando de “I leoni morti” di Saint-Paulien. Un libro che, a chi l’ha letto ha davvero lasciato qualcosa dentro, perché non è semplicemente sfogliare delle pagine, ma bensì è rivivere, entrando magicamente nel racconto, quelle fasi, da una parte spietate e disumane e dall’altra eroiche e incredibili, di una guerra, o forse meglio dire di una difesa estrema, che si svolse nel cuore dell’Europa, a Berlino, il 2 Maggio 1945 intorno alla Cancelleria del Reich. Il loro onore è stata davvero ed unicamente la Fedeltà; non avevano nient’altro, solo questa lealtà incredibile nei confronti della loro terra: l’Europa. Perché ricordiamocelo, questi francesi, come tanti altri, erano “Soldati Politici”, dunque Volontari, dunque liberi di decidere; beh, loro decisero di morire combattendo! Come afferma il libro (nel VI cap.) “…loro non erano là per proteggere Hitler e il suo regime, ma per difendere duemila anni di civiltà…”; direi che proprio questa frase rispecchia il ruolo non solo della SS Charlemagne, ma di tanti altri reparti europei. Il libro ci racconta, oltre alle fasi di combattimento, del rapporto che c’era tra i camerati, le loro paure, i loro desideri, i loro pensieri, la loro fedeltà; racconta le ultime fasi sia all’esterno che all’interno del bunker, degli ultimi momenti di Hitler e della sua incredibile personalità e volontà; ma davvero, la cosa che più mi ha colpito è che, Saint-Paulien, descrive questi ragazzi, che avevano la mia stessa età, con una semplicità incredibile, come può essere qualsiasi altro ragazzo! Niente super poteri, ma semplicemente giovani i quali, nelle rispettive città, conducevano la stessa vita che conduciamo noi, ma che ad un certo punto hanno dovuto scegliere; sicuramente una scelta fatale per moltissimi, ma che non è stata vana, anzi, con le loro gesta hanno difeso e salvato 2000 anni di storia, e noi ancora oggi vogliamo ricordarli, come ricordiamo tutti gli altri Difensori d’Europa di qualsiasi periodo storico, perché sono loro che ci hanno permesso di credere ancora oggi all’Idea e che ci danno la forza di non mollare. Loro non l’hanno fatto. Noi non dobbiamo farlo.

Davvero triste, è l’ultimo capitolo (Intermezzo) dove il giovane Gauvin cambia, o almeno cerca di farlo, personalità, fingendo addirittura di essere pazzo, dopo aver vissuto l’inferno. Racconta come ogni giorno durasse un’infinità, sempre con la paura di essere riconosciuto e arrestato; svegliarsi con la speranza di poter condurre una vita normale, che questi camerati si meritavano; non capivano come mai la gente li odiasse… Quale fu la ricompensa per questi giovani ragazzi che combatterono lealmente, senza subdoli interessi, una guerra in difesa dell’avamposto europeo, circondato a Occidente dalla Democrazia e a Oriente dal Comunismo, per ottenere finalmente la pace; la ricompensa fu l’Odio nei loro confronti che dura ancora oggi, ma “Noi siamo ancora qui per non dimenticare…” e per assumerci, col sorriso, tutto l’odio della gente nei loro confronti e della loro Idea. Probabilmente avrei dovuto cercare un finale diverso, più personale e meno scontato, ma come si può, davanti a delle righe del genere rimanere indifferenti?

“Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell’Europa, per un chilometro quadrato di rovine. Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio. Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli…”.

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