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Uno che col genoma del tradimento c'è nato. Scomparso Tatarella, il suo padrone politico, s'è dovuto arrabattare in tutti i modi per sopravvivere, fino alla brillante iniziativa del FLI che lo ha visto effimero protagonista dopo avere pugnalato alla schiena Urso. E' stato la scia radioattiva di una cometa nana, quella di Fini che ha brillato poco e male. Dopo il disastrto il bocchinazzo pareva morto (politicamente) ma come si sa, l'erba cattiva non muore mai ed eccolo di nuovo, insieme a quell'altra mezza sega di Alemanno ...

 

bocchino.jpg

 da Il fatto quotidiano - 

 

Ieri, nella comunità politica degli ex An, divisa e litigiosa e senza più una casa del padre, il passaparola è stato fitto, tra i veleni e l’incredulità. “Adesso hanno messo in mezzo pure Giorgio Almirante per prendere voti, che vergogna”. Loro, il soggetto, sono gli ex camerati missini dei Fratelli d’Italia, che oggi radunano Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Gianni Alemanno. La storia è questa. FdI, che include anche il liberal- democristiano Guido Crosetto, ex berlusconiano, ha la maggioranza nella fondazione di An, che detiene simbolo e patrimonio del vecchio partito liquidato da Fini. Così, per aggirare il tetto del finanziamento della campagna per le Europee, secondo i veleni degli ex An rivali sparsi un po’ do – vunque, a partire da Forza Italia, organizzerà manifestazioni in tutto il Paese per i ventisei anni della morte di Giorgio Almirante, storico leader missino. L’anniversario cade il prossimo 22 maggio (quest’anno ricorre anche il centenario della nascita, a giugno) e il cda della fondazione, in cui i componenti di FdI sono maggioritari, ha deliberato un contributo di 2.500 euro per ciascuna manifestazione. Le iniziative sono tutte nelle due settimane finali della campagna per le Europee e di fatto saranno comizi mascherati di Fratelli d’Italia nel nome di Giorgio Almirante, senza quindi figurare nel rendiconto finale delle spese elettorali. Furbizia nera. Nelle “specifiche operative”appro – vate dalla fondazione è previsto il pagamento della sala da affittare e del materiale tipografico e il periodo coperto è indicato in grassetto nero: “Per il ciclo di manifestazioni che potranno tenersi dal 12 al 25 maggio, la Fondazione Alleanza Nazionale potrà erogare un contributo”. Le sorprese, però, non finiscono qui. NEL CONSIGLIO d’amministra – zione della fondazione compare anche Italo Bocchino, l’ex braccio destro finiano di Futuro e libertà. La novità è che Bocchino non è schierato con gli altri finiani presenti nel cda ma si starebbe riciclando in Fratelli d’Italia sotto l’ala protettiva di Gianni Alemanno. Il redivivo finiano, in molti ambienti di destra giudicato “traditore” al pari di Fini, è stato avvistato in varie occasioni al fianco dell’ex sindaco di Roma, candidato per FdI nella circoscrizione meridionale. Una coppia inedita, Alemanno e Bocchino. Il genero di Pino Rauti buonanima (Rauti fu l’avversario di Almirante in due congressi epici del Msi, a Sorrento e Rimini) e l’allievo prediletto di Pinuccio Tatarella, teorico del centrismo di destra. Giusto per avere un’idea. Nella vecchia An, la monarchia unanimista di Fini era blindata da tre correnti in guerra tra di loro per gli assetti interni: la destra protagonista di Gasparri e La Russa (gli ex tatarelliani), la destra sociale di Alemanno e Storace, la destra liberal di Matteoli e Urso. Sia la Meloni, sia Bocchino erano nella destra protagonista. Oggi che la diaspora provocata dalla nascita del Pdl e dalla successiva e fallimentare scissione finiana di Fli sta ricomponendo spezzoni dei postmissini, FdI tenta di accreditarsi come la nuova casetta del padre (contrari gli ex an azzurri come Gasparri e Matteoli e soprattutto la Destra di Storace). Anche per questo, dopo un’ac – cesa assemblea di alcuni mesi fa, la componente di FdI della fondazione di An si è impossessata del simbolo e l’ha inserito nel logo per le Europee, dove la scommessa mortale è quella di superare la soglia del quattro per cento. Internamente, l’ar – rivo dell’ex sindaco della Capitale ha creato due blocchi contrapposti. Da un lato la Meloni e il romano Rampelli, dall’altro gli ex colonnelli La Russa e Alemanno, Bocchino incluso. Un bel mucchio di spazzatura assortita della quale la Meloni farà bene a liberarsi il prima possibile....

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