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di Gianni Fraschetti


E’ ancora frequente ascoltare persone intelligenti che attribuiscono le colpe del decadimento civile e sociale della nazione “in primo luogo” o “principalmente” o “soprattutto” a Berlusconi. Le persone non intelligenti, invece non ragionano e i loro discorsi sono lo specchio fedele  dei “ragionamenti” che i tifosi delle squadre di calcio svolgono al bar dello sport. Discorsi da tifosi, sragionamenti, sfoghi, sopravvalutazioni e sottovalutazioni alle quali si finisce magari per credere.

 E' mia convinzione che le ultime speranze per l’Italia risiedono nella nascita di un nuovo partito politico, alternativo al sofisticato meccanismo formato dal PUDE (il partito unico dell'Euro), costituito dalle due coalizioni con i grillini a fare da sofisticati ammortizzatori a tale sistema. La nascita di  un partito di resurrezione nazionale, inizialmente minoritario ma capace di attrarre progressivamente consensi, nella consapevolezza che i due schieramenti (fintamente alternativi) sono parimenti responsabili e che non esiste ragione alcuna per  preservare una parte, anche minima, dell’attuale ceto politico e per desiderare che essa entri, quando verrà il momento, nelle fila del nuovo partito. Centrosinistra e centrodestra (le due correnti interne del PUDE) sono corresponsabili, con pari colpe (pari, uguali, identiche, non distinguibili colpe), di aver condotto la nazione in una situazione di sfacelo.

Se infatti ci si muove da una concezione ampia del decadimento è impossibile negare che esso sia, in misura sostanzialmente eguale, imputabile ai due schieramenti, ossia alle due correnti del PUDE che hanno perdeguito, a conti fatti, gli stessi identici scopi: quelli dei loro mandanti.

Si considera decadimento la diversa distribuzione dei poteri tra stato e regioni che, a tacer d’altro, è palesemente disfunzionale, e chi è  ha voluto e approvato la (penosa) riforma costituzionale per soli tre voti? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la svendita delle aziende pubbliche, e chi ha realizzato il maggior numero di privatizzazioni, almeno tra quelle più rilevanti? Il centrosinistra.

Chi ha voluto e emanato la normativa concorsuale provvisoria (tre idoneità per ogni concorso locale!), che è stata efficace un paio di anni, la quale ha consentito alle consorterie accademiche di bandire innumerevoli concorsi, in modo da quasi raddoppiare in breve tempo il numero dei professori ordinari e associati per i singoli settori scientifico-disciplinari e da creare grandi difficoltà ai ricercatori delle nuove generazioni? Chi ha concesso alle università l’autonomia che consentiva ai consigli di facoltà e ai rettori di realizzare lo scempio che si è verificato? Chi ha introdotto il criterio volto a distribuire i soldi provenienti dalla fiscalità generale in base al numero degli studenti laureati in corso o in base ad altre condizioni simili, le quali hanno indotto a rendere più facili e quindi allo stesso tempo peggiori e classisti gli studi universitari? Il centrosinistra.

Si considera decadimento la perdita della stabilità del posto di lavoro, e chi ha modificato inizialmente la legislazione sul lavoro, colpendo in modo significativo la stabilità del rapporto? Il centrosinistra.

E  avete mai sentito un solo politico del centrosinistra criticare la proliferazione degli intermediari finanziari, il credito al consumo, finalizzato e non, le rottamazioni delle auto o l’introduzione delle carte di credito revolving? Non credo proprio e comunque, al più,si è trattato di posizioni minoritarie assunte da deputati di poco rilievo. E si può asserire che il centrosinistra si è opposto alla validità e alla diffusione degli swap e dei contratti derivati in generale, che hanno mediamente aumentato il debito delle nostre imprese e degli enti pubblici? No, non si può assolutamente asserire.

Soprattutto, chi ha abrogato definitivamente l’equo canone? Il governo D’Alema, rammentiamolo. Il centrosinistra si è forse opposto ai crediti immobiliari pari al 100% del valore degli immobili e anzi al 120%, perché le perizie delle banche erano notoriamente truccate, finanziamenti che hanno creato la bolla immobiliare? Avete mai ascoltato un esponente del centrosinistra criticare le leggi e le prassi che hanno provocato la bolla immobiliare perché quest’ultima danneggia chi deve acquistare casa con i proventi del proprio lavoro? Il centrosinistra si è mai mobilitato per la elaborazione e il finanziamento di un piano per l’edilizia cooperativa e popolare? No, no e no.

Università, politica della casa e bolla immobiliare, derivati, carte revolving, indebitamento privato e intermediari finanziari in generale, diffusione delle società di scommesse autorizzate, perdita della stabilità del posto di lavoro, privatizzazioni, proliferazione dei centri commerciali e uccisione del commercio, conferimento di maggiori poteri normativi e amministrativi alle regioni che sono il luogo principale della corruzione; in tutti questi importanti settori (e in molti altri) non si può onestamente asserire che le colpe del centrosinistra siano state minori di quelle del centrodestra. Anzi, in molti dei settori indicati le responsabilità del centrosinistra sono state palesemente maggiori.

Insomma, soltanto la disonestà intellettuale o l’ottundimento cerebrale possono condurre a negare che il centrosinistra è responsabile dello sfacelo quanto il centrodestra (per certi versi di più e per altri di meno). 

Il problema principale non era e non è “far fuori” Berlusconi. Il problema principale dunque è “far fuori” questa gente, il partito unico delle due coalizioni, il PUDE, che del berlusconismo e dell’antiberlusconismo si nutre da vent'anni, traendone sempre nuova linfa e forza. Chiunque si aggreghi all’una o all’altra delle due fazioni del partito unico è pienamente responsabile del decadimento civile, politico e morale della nazione. Chiunque voti uno di quei partiti, pur essendo consapevole del disastro realizzato nell’ultimo ventennio da centrodestra e centrosinistra, dovrà essere considerato colpevole. Chiunque continuerà a votare questa gente  sarà responsabile della fine della Repubblica a titolo di dolo e non di colpa: in un momento drammatico della nostra storia, nel quale era necessario agire e votare per disintegrare il partito unico, avrà invece deliberatamente agito e votato per tenere in vita gruppi politici talmente debosciati che hanno spalancato all’Italia le porte dell’esito Jugoslavo della crisi della Repubblica.

Che fare?  Il tempo farà maturare una forza giovane, che, inizialmente, dovrà essere giudicata esclusivamente per le principali idee forza e per la sua alternatività al PUDE. Noi cittadini, che per una o altra ragione continuiamo ad interessarci di politica, abbiamo il dovere, non soltanto di votare il nuovo partito, quando sorgerà, bensì di interessarci, di partecipare alle assemblee cittadine che saranno organizzate, di entrare nel partito quando è ancora allo stato nascente e di svolgere dentro di esso la battaglia delle idee.

E’ l’ultima speranza. O meglio è la penultima. Se fallisse il tentativo di costituire il partito alternativo al partito unico, resta solo la possibilità di un colpo di stato.

Se il popolo è incapace di reagire e continua a seguire e a votare gruppi politici che stanno minando le basi della nostra stessa esistenza; se in un determinato periodo storico il popolo diventa o si rivela fanghiglia; se non mostra di avere le risorse per estrarre dal suo seno idee nuove e politici nuovi, i quali, sebbene minoritari, sappiano assumere una dimensione e un rilievo nazionali e quindi abbiano la possibilità di giocare le loro carte, allora la Repubblica può  essere salvata soltanto da uomini armati. Talvolta è accaduto nella storia, e in casi estremi il colpo di stato diventa addirittura una speranza. Chi si augura che il Popolo abbia la forza di salvari da solo, deve impegnarsi nella costituzione del partito alternativo al PUDE. Non c’è tempo da perdere. Coloro che voteranno ancora una volta per una delle coalizioni del partito unico che governa l’Italia dalla fine della guerra anni sappiano che stanno preparando all’Italia la tragica alternativa: colpo di stato o dissoluzione. E scrivo dissoluzione, non guerra civile perché credo che  il Popolo, proprio perché rivelatosi fanghiglia, accetterebbe qualunque cosa (come sta già avvenendo, vedi il furto dell'oro) e non avrebbe nemmeno la forza e il senso del dovere di combattere una guerra civile

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