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images.jpg di Gianni Fraschetti -

 

Tanti anni fa,  all' aeroporto di Fiumicino mentre attraversavo il finger che portava all'aereo  per Cagliari, incontrai Valentino Martelli, il cardiochirurgo, appena eletto senatore in Alleanza Nazionale. Ci conoscevamo abbastanza bene ed iniziammo a chiacchierare della situazione politica generale e di quella del partito, di A.N., che aveva visto da poco la luce a Fiuggi. Martelli era un liberale ed un liberista  convinto in economia ed inizio' una filippica interminabile sul significato di destra, in politica ed in economia. Mi disse di essersi incontrato la sera prima con Fini e di avere esposto anche a lui tutto il suo rammarico per la grande confusione che regnava all'interno del partito su temi essenziali come quelli economici. Si lamentava della esistenza di una forte componenete contraria al libero mercato ( quel capolavoro che abbiamo adesso,  per capirci ), che pretendeva ancora una presenza  forte dello Stato nell'economia ( eravamo alla vigilia del collocamento della seconda tranche di azioni ENI sul mercato ) in special modo nel comparto bancario e nei settori strategici per l' interesse nazionale. Secondo Valentino Martelli, tutta questa  confusione, la chiamo' proprio cosi',  doveva essere rapidamente superata ed Alleanza Nazionale avrebbe dovuto iniziare una gara, puntando a vincerla, con Forza Italia su chi avrebbe guidato la rivoluzione liberale ( e neo liberista ) che doveva cambiare l'italia, regalando un futuro di prosperita' al nostro popolo.  Per essere chiari, la rivoluzione che ha portato al presente che stiamo vivendo in questo momento. Lo stetti a sentire affascinato da quei ragionamenti e dalla consapevolezza che, seppur era vero che avevamo lasciato la casa del padre ( G.F.Fini  cit.), probabilmente dentro quella casa avevamo lasciato anche tutta la nostra dottrina. O Dio, forse qualcosina da rivedere c'era, ma scoprire che un soggetto come il Professor Gaetano Rasi, gia' Presidente dell'istituto studi corporativi, era divenuto nel breve volgere di una notte ( e dopo la nomina al C.d.A. Telecom ) un fautore delle privatizzazioni piu' dissennate ( fantastica la sua dichiarazione alla stampa "...il comparto energetico non e' strategico..."), faceva un pochino impressione. Come faceva impressione udire gli stanazzamenti di Gasparri e dei suoi amici che chiedevano a gran voce il "lasciar fare" in economia. credendo pure di avere scoperto l'America. Insomma regnava una grande confusione sotto quel cielo e la stella che brillava di piu' era quella dell'ignoranza. AN era nata con quel peccato originale,  ignorante in una maniera imbarazzante. Gia' ne sapevano poco prima, e probabilmente del fascismo avevano assimilato solo alcuni aspetti intolleranti ma dopo Fiuggi si trovarono col non capirci letteralmente piu' un cazzo. Nel frattempo  battelli carichi di profughi approdavano  senza sosta in Via della Scrofa, accolti con tutti gli onori da Fini e dal suo Stato maggiore. E c'erano anche economisti, ovviamente. Come Pietro Armani, indimenticanile Vice Presidente dell'IRI  di Romano Prodi, che certamente aveva idee assai diverse dalle nostre ma che dava (secondo Fini &C) lustro alla neonata formazione politica. Insomma, e' fuori di dubbio AN nacque nella confusione mentale piu' totale, ma non era quel movimentismo rivoluzionario allegro, brillante, e vincente. No, era la confusione  demenziale di chi non capisce piu' nulla di quanto sta avvenendo. La stessa idea, sbandierata come vincente, di far coesistere nello stesso partito tre anime cosi' diverse, come quella  missina, un socialismo nazionale vincolato allo Stato etico, quella liberale (e liberista) che favoleggiava un mercato totalmente privo di regole e quella cattolica, nemica per principio del concetto stesso di Nazione,  denotava una scarsa attitudine alla comprensione di scenari complessi e di lungo periodo. Il metodo utilizzato da Fini era molto semplice....intanto andiamo avanti cosi' e poi si vedra'. Attorniato dai nuovi guru,  e dai suoi inutili Colonnelli, non si poneva il problema di creare delle fondamenta solide, almeno su un tema essenziale come l'economia, ma riteneva  che la sua capacita' di improvvisazione fosse sufficinete a coprire ogni magagna. Di contro c'era da dire che sarebbe stato ben difficile conciliare quella che poi venne chiamata "Destra sociale"  con gli alfieri del permissivismo e della promiscuita' finanziaria ed economica. E questo fu dall'inizio il tallone d'Achille di un Partito che non seppe quale strada andava percorsa. Il non essersi posti questo problema, il non avere fissato paletti visibili, sotto il profilo etico, politico ed economico, alla lunga non solo non pago' ,ma divenne una zavorra  insopportabile che impedi' ad AN un volo stabile e sicuro nelle quote alte della politica. La guerra la si vince sul piano delle idee e dei programmi, non occupando qualche poltrona in piu'.  Il discorso di Valentino Martelli  era corretto ma dal suo punto di vista, non certo dal mio.  Il vero problema consisteva dunque nella assoluta incompatibilita' dei nostri  rispettivi punti di vista ed il problema del partito era  quindi la incompatibilita'  assoluta tra loro di almeno due delle sue  correnti di pensiero. E' finita come sappiamo ed oggi abbiamo lo stesso problema, identico. Si va cercando la grande ammucchiata ma il melting pot, la marmellata selvaggia  che mette insieme tutto ed il contrario di tutto, non potra' mai essere la risposta alla eclissi di una certa destra. La gente non va a votare perche' non ci vede piu'. A furia di mischiarci siamo scomparsi  e dunque la medicina non puo' assolutamente essere mischiarci ancora,  ma fare esattamente il contrario. Dobbiamo separare e riprendere ognuno la propria fisionomia. I liberali vadano con i liberali, i cattolici con i cattolici ed i fascisti ritrovino finalmente le motivazioni per stare insieme e combattere insieme. L'esperienza di AN fu fallimentare, sotto ogni punto di vista. Solo l'idea   di riproporla da il voltastomaco alle persone dabbene. Che ci riflettano prima di fare l'ennesima cazzata. 

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