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giustizialismo

di Gianni Fraschetti

 

La rivincita della Seconda Guerra mondiale e' cominciata e chi pensava che il fascismo fosse stato  bello che sistemato e magari ne ha gioito, ne gioisce ancora e festeggia compunto la ricorrenza sacra del 25 Aprile, meditando ogni volta di iscriversi all'ANPI,  farebbe bene  a rivedere questa sciagurata impostazione. La resa dei conti e' gia' cominciata e peccato che da noi non se ne parla proprio ma si sa, gli organi di stampa, impegnati come sono ad osannare quotidianamente Mario "il cazzaro" non hanno tempo e spazio da dedicare a queste bazzecole.

In Gran Bretagna  le cose invece vanno diversamente e gli hanno anche dato un nome preciso: “The Christines at war”, la guerra delle Cristine. Tranquilli, ci siamo anche noi dentro, immersi fino al collo e tanto per cambiare il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La storia, anche questa volta, ci ha messo nella situazione di dover interpretare un ruolo squallido,  uno di quei personaggi che  appare chiaro fin dall' inizio che faranno una brutta fine. Non siamo certo noi gli eroi della vicenda. Ma non lo siamo mai stati dall' unita' d'Italia in poi ed  ormai e' una parte in commedia  che conosciamo bene quella dei codardi e dei voltagabbana. Non sara' certo un gran peso interpretarla un'altra volta. L'ennesima.

Dopo alterne vicende il primo colpo e' stato infine sparato  al cospetto di un sontuoso palcoscenico internazionale: la East Coast degli Usa, alcuni giorni fa. Un scambio di battute devastante  tra la "comare secca", la Direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde, fresca reduce da un incontro ufficiale con Mario cazzola,  che, probabilmente inacidita dall'aver dovuto sopportare il nostro eroe e poiche' la lingua batte dove il dente duole ed il dente Kirchner duole assai,  ha minacciato l’Argentina usando  una infantile metafora calcistica: “per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”.  

La Presidenta argentina, guarda caso, si trovava in quel momento addirittura nei pressi, stava infatti a New York, parlando all’assemblea dell’Onu a Manhattan,  perorando la causa dell’indipendenza del Sudamerica e chiarendo, con toni minacciosi a malapena mascherati dal linguaggio  diplomatico, che lo scacchiere geopolitico non è più quello di quaranta anni fa, quando gli USA facevano e disfacevano a loro piacimento in Argentina, utilizzando i militari per tentare brutalmente di spegnere la fiamma giustizialista e che la grande stagione dello schiavismo colonialista era da considerarsi definitivamente  tramontata, almeno in Sudamerica e sicuramente nel suo Paese.

Quando ha appreso  dell’esternazione della sua omonima francese la Kirchner ha immediatamente e duramente replicato: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.

La guerra appena scoppiata vede schierate da una parte tutte le nazioni neoliberiste, quindi quasi tutto il mondo occidentale ed i suoi satelliti, e dall' altra il Sudamerica  e la sua impostazione socialista nazionale dell'economia e della vita stessa dei suoi cittadini. Questa sfida mortale tra le due Cristine è stata ampiamente commentata ovunque mano che in Italia naturalmente.  Da noi si e' saputo pure quali scelte di ristoranti avrebbe effettuato Mario Monti a New York ma nemmeno una parola su questo tambureggiante scambio di colpi che ha dato il via ad una resa dei conti dal sapore comunque storico. In Gran Bretagna hanno dato un risalto talmente forte alla vicenda che la BBC ha scelto di
destinarle ben cinque piattaforme mediatiche diverse: televisione di stato, radio, sito on line, diretta streaming, l’intera stampa cartacea mainstream. 

Ormai il conflitto si e' avviato e le prossime mosse sono abbastanza obbligate.

Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che  l’inflazione in Argentina ha raggiunto la cifra del 30% in seguito alla irresponsabile, secondo lui,  emissione di moneta da parte del Banco de la Naciòn.  

In Argentina è stata infatti scelta  la strada degli investimenti in infrastrutture, salvaguardia del territorio idro-geologico, salario minimo garantito, credito agevolato alle imprese, protezionismo (con aliquote altissime praticate a tutte le multinazionali che in Argentina producono ma non investono il loro profitto in attività locali per favorire la occupazione)  e aumento del proprio disavanzo di bilancio al fine di potenziare istruzione pubblica, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. La Kirchner ha agito  secondo una tecnica ampiamente sperimentata in Italia negli anni '20 e nella Germania degli anni '30 quando gli istituti di emissione accompagnarono i grandi programmi di opere pubbliche e di modernizzazione che furono alla base di due veri miracoli economici.  Secondo l'FMI  un’inflazione così alta comporta il rischio di “implosione del sistema economico” e di conseguenza il resto del mondo economico devesalvaguardarsi e quindi  prendere le distanze da un modello economico così disastroso, definito “ormai fuori controllo”. Ecco quindi spiegati i cartellini giallo e rosso,  o l’ Argentina si adegua oppure verra' spulsa ed una volta fuori verrà chiesto il saldo di tutti i loro bonds, il pagamento di tutte le transazioni internazionali di merci, e l’intero sistema finanziario del pianeta dichiarerà “inagibile” ogni forma di finanziamento all’Argentina, la quale, inoltre, dovrà immediatamente abolire gli investimenti e lanciarsi in una poderosa manovra di austerità, rigore e stretta creditizia, pena la cancellazione dei contratti internazionali di import-export. Insomma la cura "greca" all'ennesima potenza. La ricetta perfetta di come diffondere ovunque poverta' e dolore.

Il governo della Repubblica Argentina, invece, sostiene che l' inflazione è intorno al 9%. E dichiara che i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale non sono veri  perché le aziende di rating che hanno fornito le informazioni sono agenzie private finanziate  da J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale, che sono parte in causa e vogliono destabilizzare l’intero Sud America per avere la possibilità di poterci speculare sopra. La solita storia disgustosa di usura internazionale.

L’Argentina, inoltre, sostiene  che l’ FMI “ha lanciato un sistema di punizione” nei confronti delle nazioni dotate di una propria Banca nazionale che proibisce  ogni attività finanziaria speculativa sui derivati. In Argentina infatti gli investimenti finanziari sono consentiti solamente su titoli e aziende che producono merci reali. Infine l’Argentina ritiene che il Fondo Monetario Internazionale abbia come compito quello di monitorare la situazione economica delle nazioni senza  ntervenire sulla qualità delle politiche economiche nazionali e locali essendo il principio dell’autodeterminazione dei popoli un valore riconosciuto dalla carta internazionale dell’Onu in data 1948.

Va da se che la posizione Argentina e' stata ritenuta da subito intollerabile dai signori del denaro. Sia il  FMI che la UE che  tutto il sistema neoliberista mondiale reputano una eresia allo stato puro che uno Stato sovrano possa battere moneta intaccando la base del loro potere. Quindi hanno reagito.

E' scoppiata quindi una guerra  che si annuncia drammatica e riguarda tutti ,con la stessa Italia in prima fila ed il risultato e' assai meno scontato di quanto potrebbe superficialmente apparire. Una guerra che altro non e' che la logica prosecuzione della seconda guerra mondiale. 

Christine Lagarde fa la gradassa a Washington, insieme a Monti come partner (sfigato), perché si sente sicura della vittoria da conquistare in  tre passaggi: il 7 ottobre a Caracas (elezioni politiche in Venezuela,  dove Lagarde & C fanno un tifo sfegatato per Capriles, nella convinzione che vinca ); il 6 novembre in Usa (elezioni politiche presidenziali, con Romney dato vincente dai signori del denaro) ed il 15 novembre, data in cui la troika consegnerà il proprio rapporto sulla condizione comatosa della Grecia.

A quel punto la nazione ellenica verrà  spinta fuori dall’euro e con grande meraviglia,  invece del contagio non accadrà un bel nulla  a riprova che l’euro funziona mentre  la Grecia sprofonderà nella tragedia, confermando che  fuori dall'Euro non e' possibile la vita e l’Europa, sorretta dal petrolio scontato del Venezuela, sorretta da Wall Street (che nei dieci giorni successivi alla vittoria di Romney sarà andata alle stelle con enormi guadagni di banche, usurai e speculatori) finalmente si potrà assestare. Questo è ciò che pensa la Lagarde. Sbagliando.

Cosa puo' opporre la Fernandez a tale delirio ? Ci sono due precedenti che lasciano ben sperare.

Quando nel 2004 l’Argentina comincia a rimboccarsi le maniche  tra i tanti  arrivano anche gli agronomi dalla Germania che si avvedono immediatamente  che i limoni argentini sono eccellenti.  L' Argentina dispone di un territorio immenso ed il governo promuove un sistema di cooperative agricole impegnando circa 150.000 ettari da destinare ad agrumeto. Alla fine del 2009 i limoni argentini  vanno al mercato internazionale. La frutta risulta  ottima e seconda, per qualità, soltanto ai limoni italiani  con il vantaggio che ha un prezzo di mercato inferiore del 212% ai limoni dei piu' agguerriti concorrenti. I più grossi consumatori di limoni in Europa sono tedeschi e britannici.  Ai tedeschi servono per condire una loro insalata e i krauti di cui sono ghiotti e agli inglesi servono per spruzzare il loro piatto unico quotidiano un disgustoso  cartoccio composto da  pesci e patate fritte. Alla fine arriva anche la Coca Cola, il cui amministratore delegato vola a Buenos Aires e firma un accordo commerciale della durata di 25 anni per avere i limoni  che occorrono per confezionare 22 delle  30 bibite  prodotte dalla sua Compagnia.

Dopo poco si passa alla soia. E  la Cina stipula un contratto commerciale della durata di 50 anni acquistando il 92% della produzione argentina  di soia (decine di migliaia di ettari coltivati sempre dai tedeschi) e 10 milioni di vacche.L'allevamento di  bovini  e' una  tradizione nazionale e gli animali vengono tirati su  nelle sterminate praterie,la pampa,  macellati, congelati e messi su giganteschi aerei frigoriferi che portano a Pechino, quotidianamente, la carne stabilita nel contratto.

Anche i giapponesi partecipano alla festa e  si prendono la produzione di acqua dei ghiacciai  del polo sud per un totale di 20 milioni di ettolitri al mese per 50 anni. Tutto ciò porta ad un aumento del pil argentino dell’ordine di un +5% all’anno ed unitamente alla sovranita' monetaria sarà il trampolino di lancio della loro miracolosa ripresa.

Vi e' un particolare da tenere ben presente, da tedeschi ed inglesi l' Argentina si fa pagare in euro, dai cinesi  in dollari e bpt italiani (ne hanno in cassaforte per 22 miliardi di Euro) e dai giapponesi in dollari e bpt tedeschi.  

Era ovvio che una situazione del genere non poteva durare ed infatti, nel 2010,  questo quadro idilliaco colassa. Gli USA e l'Unione Europea decidono di aggredire le economie Sudamericane. Non si puo' tollerare che un intero continente adotti un sistema economico che fa letteralmente a cazzotti con i vaneggiamenti neoliberisti ed e' vieppiu' pericoloso che una nazione come l'Argentina, governata da un "regime" giustizialista, e quindi fascista, ottenga simili risultati.

E' un fatto politico. La Gran Bretagna , e come ti sbagli, e' la prima a colpire. E’ addirittura il primo atto di governo di David Cameron chescopre, ma guarda un po',  che i limoni argentini  non rispettano i parametri sanitari internazionali. E' una vera porcata ma di quelle che fanno danni grossi. Cameron  si rivolge  all’Unione Europea e quello splendore d'uomo  di Van Rompuy chiede una forte penalizzazione per l’Argentina per chiuderle la possibilita' di esportare.

Per un mese l’Argentina vede le streghe, finche', con fervida fantasia latina, si fanno venire in mente un’ottima idea.

La Cristina Fernandez in persona, la Presidenta,  scrive una lettera di fuoco alla Coca Cola e spiega che dal giorno dopo non vedranno più neppure un limone.  E non si ferma qui ma facendo leva sulla denuncia dell’Unione Europea, si appella all’OMS chiedendo che vengano ritirate in tutto il continente europeo le 22 bibite che contengono limoni argentini “perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la multinazionale di Atlanta si tratta di uno scherzetto di circa 25 miliardi di euro.

Inizia un braccio di ferro tra le due Cristine durato venti mesi ma il presidente della Coca Cola ha ben chiaro in testa da che parte deve stare e questa volta e' la Lagarde a vedere i sorci verdi

Possiamo dunque supporre che se la Cristine francese sventolera' il cartellino rosso in faccia alla sua omonima sudamericana, immediatamente dopo l’Argentina, fara' a pezzi il contratto con la Coca Cola, dirà ai cinesi di prepararsi ad una dieta povera di carne e di soia; lascera' i giapponesi senz'acqua e dirà ai tedeschi che non avranno più il petrolio con lo sconto. Immaginiamo che tutta questa gente, parecchio incazzata, chiedera' conto alla Lagarde delle sue brillanti iniziative.

Christine Lagarde aveva minacciato gia' una volta la Kirchner di sanzioni e isolamento se non cambiava politica economica. In quell’occasione la Presidenta rispose: “Preferisco avere un’inflazione altissima e spropositata se so che la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; che la povertà è diminuita del 55%; che il pil viaggia di un +8% annuo; che la produttività industriale è aumentata del 300%; che c’è lavoro in Argentina, c’è mercato per tutti, e il mio popolo è molto ma molto più felice di prima, piuttosto che avere un’inflazione del 3% come in Italia, dove c’è depressione, disperazione, avvilimento e l’esistenza delle persone non conta più. E questa è un’affermazione politica. Di principio e sostanziale. Non lo ha ancora capito?”

Parafrasando Mussolini, questa e' la fase finale di uno scontro iniziato settanta anni fa. Una lotta titanica tra due secoli e due idee,  due visioni del mondo e due modi di concepire l'uomo e la vita. L'economia c'entra ma fino ad un certo punto ma pare che ne' la Direttrice del FMI, ne' noi italiani lo abbiamo capito.

Dall'altra parte dell'Oceano hanno raccolto il seme che in Europa non riusci' a germogliare, stroncato dal gelo di una guerra totale e senza quartiere. Qualcosa mi dice che questa volta andra' diversamente e prevedo un pessimo oroscopo per la Lagarde.

Quanto a noi e' lecito supporre che alla vigilia di Natale ci troveremo 22 miliardi di Euro di Btp in circolazione. Brutto affare ma forse nulla in confronto ai guai che passeranno Telecom ed Enel, sempre se sopravviveranno, sono infatti aziende che difficilmente potranno rimanere in vita una volta espulse dal  mercato sudamericano. Ovviamente, a seguire,  Intesa S Paolo, BPM e Mediobanca perderanno almeno il 40% del valore in Borsa.

Sono curioso ascoltare quali frescacce si inventera' Mario cazzola. Sono convinto che, "la ripresa e' dentro ognuno di noi" resti  difficilmente superabile ma con una situazione come quella che ho appena descritto dovra' superare se stesso, oppure prendere in seria considerazione la fuga in elicottero. Come il predecessore della Kirchner, l'ultimo presidente neoliberista argentino.

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