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Noi siamo in lutto ogni qual volta un mezzo da sbarco carico di clandestini, meglio sarebbe definirli ‘invasori’, approda entro i nostri confini. E il lutto spesso si trasforma in totale disgusto per le immagini di presunti marinai tutti intenti a facilitare l’invasione.

E ancor più disgustosa è la cronaca mediatica di questi eventi, quando si verifica un incidente e dei clandestini muoiono in mare. Allora si vorrebbe scaricare la colpa sugli italiani  perché non sono stati abbastanza solerti nell’accoglienza. A nessuna delle menti poco eccelse del giornalismo italiano sfiora l’idea che qui, l’unica colpa, sia degli stessi clandestini: sono loro che si sono messi in viaggio, sono loro che pagando salatissimo un biglietto di trsporto in condizioni disumane hanno intrapreso un viaggio diffile e dall'esito incerto. Questa è gente che sa di non essere benvenuta né cercata, nei paesi nei quali è diretta, ma forza questi paesi all’accoglienza attraverso l’uso strumentale della pietà. E funziona.

Nei loro ‘carichi’, gli scafisti mettono sempre qualche donna – a proposito, ma non era ‘sessista’ definire la donna come ‘diversa’ dall’uomo? – e un gruppetto di bambini: come scudi umani. E i giornalisti sono sempre solerti a fare da megafono alla propaganda degli scafisti: “sono 300 ‘migranti’, tra loro anche donne e bambini”, è la frase tipo che accompagna ogni sbarco. Media che sono complici di questa invasione nel dare le notizie in ‘un certo modo’, nel nasconderne alcune, e nell’amplificarne altre. Ma si sa , nell'epoca del relativismo imperante diviene tutto una questione di punti di vista....e di interesse concreto e monetizzabile.

Questa gente viene qui senza nessuna concreta prospettiva, senza la possibilità di un posto di lavoro, in un paese ripiegato su se stesso dagli spami di una crisi economica devastante.  Legittimo per loro, dannoso per noi che dobbiamo mantenerli e subirne l’esportazione di crimini, degrado e malattie che qui erano state debellate da decenni, come la tubercolosi. Nonché l’effetto calmiere in un mercato del lavoro già avviato di suo verso un ritorno all'800  e   che certo, non  ha bisogno di ulteriori incentivi al ribasso.

E’il menefreghismo e l'incoscienza alla Boldrini che genera le tragedie: quando c’erano i respingimenti non moriva nessuno in mare, perché nemmeno più partivano: bastò rimandare indietro qualche  barcone e rimpatriarne qualche centinaio con gli aerei. Capirono subito che non c’era più nessuna possibilità di guadagno, gli scafisti. Ma poi sono arrivati i loro colleghi, gli scafisti ad honorem, Cancellieri-Kyenge-Alfano, e i clandestini hanno sentito il richiamo della foresta.

C’è poi il caso quasi umano di Alfano. Che  è arrivato a dire che la strage di cui sapete è avvenuta perché i clandestini ‘non avevano il satellitare’: ma cosa sei, un ministro degli interni, o un basista in Italia della mafia degli scafisti nordafricani?

I drammi, le guerre e le tragedie avvengono sempre per ‘debolezza’, mai per intransigenza. Chiedete a Israele quanti ‘migranti’ sbarcano nelle sue spiagge. Nessuno, perché sanno che lì il pietismo non funziona. Lì ti rimandano da dove sei venuto.

In conclusione. Per evitare queste stragi, l’unico mezzo giusto e fattibile, almeno di non voler trasferire tutta l’Africa in Italia con traghetti di linea come vorrebbe la Kyenge, è quello di respingere chiunque arriva: li si aspetta in acque nazionali e poi li si scorta al porto di partenza. Se questo è lontano, li si porta a Lampedusa, li si carica su qualche vecchio traghetto della ex Tirrenia e quando è pieno si parte...scortati da una nave da guerra.

Non  facciamoci ‘infinocchiare’ dal ricatto della pietà in onda 24 ore su 24 su tutti i media. Se un clandestino si mette in mare per entrare illegalmente in casa d’altri, se muore, l’unico responsabile è lui stesso. Insieme agli scafisti e ai nostri politici che permettono questo andazzo.

Usano la vostra pietà, che è umana, contro di voi. In questo senso la pietà diviene un’arma di distruzione di massa con la quale si impone alle società occidentali l’invasione. Quando usano questa tecnica, pensate a cosa fanno poi, una volta nelle nostre città. Disinnescate l’ordigno che insinuano nelle vostre coscienze.

E poi c’è il fatto di decretare ‘lutti nazionali’ come fosse grandine. In questo modo ‘banalizzandone’ il significato. Non fu decretato per il disastro del Vajont...cerchiamo di ricordarcelo.  Certo, questo caso recente deriva da frenesia xenofila da parte di Letta, ma anche altri casi hanno messo in scena un eccesso di zelo. Si è in lutto per chi si ama e si conosce, per chi ci rappresenta, e i casi in cui tutta la comunità nazionale si sente parte di un ‘lutto’ sono, e devono essere, pochissimi. E non è certo questo il caso, dove, bene che vada, stiamo parlando di emeriti sconosciuti; male che vada, di individui che volevano venire a prendersi il nostro futuro, a casa nostra.

L’articoletto medio dei giornalisti italiani in questi casi recita che, le ‘migrazioni dei popoli, non si possono fermare…’ e corbellerie simili. Falso. Puttanate. Lo dimostra l’operazione respingimenti portata avanti dopo l’accordo con Gheddafi e gli sbarchi conseguentemente ridotti a zero. Poi qualcuno si è inventato la guerricciola libica ed è saltato il tappo. Ma è tutta questione di volontà. Se inizi a rimandarli indietro, non ne vengono più, se smetti di pagare profumatamente un manipolo di marinarette per fare il lavoro degli scafisti, non ne vengono più: e poi qual è l’altra opzione, farli venire tutti? Li mandiamo a casa dei giornalisti? Quanti milioni? Dieci? Venti? Trenta? Perché questi non si fermano. Se nessuno li ferma.

Capiamo il vostro dispiacere di fanatici xenofili, nel vedere che un articolo che sconvolge le ‘certezze’ scolpite nei vostri ‘cervelli’ venga  condiviso migliaia di volte e l’amara sorpresa di scoprire di non avere il monopolio dell’informazione sul web. E anzi, vedere di essere minoranza seppure fanaticamente attiva. Ma cercate di inserire commenti che, pur contrari, siano utili alla discussione. Sforzatevi.

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