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di stef

 

di Gianni Fraschetti

 

Lo shock è durato almeno un paio di giorni. Vedere le piazze occupate da folle che sventolavano il tricolore, applaudivano le forze dell'ordine e bloccavano le città in una kermesse festosa e priva dei soliti toni incarogniti e delle parole d'ordine stantìe, trite e ritrite, tanto care alla sinistra italiana, deve essere stato terribile per loro. Sindacalisti, giornalisti, esponenti dei centri sociali, da sempre usi a considerare la piazza un loro pascolo privato, hanno sbarrato gli occhi dall'orrore per quanto vedevano. Mentre Renzi prendeva il timone del Pd catalizzando l'attenzione di tutti, la crisi italiana esplodeva nella sua forma più virulenta e la fascia bassa della classe media, ridotta ormai in povertà, scendeva in piazza per chiedere un cambio di regime. Perchè questo hanno chiesto: che se ne vadano tutti. Que se vajan todos ! Il grido dei peronisti argentini che diede il via alla sollevazione che portò alla fuga dell'allora presidente (non senza avere prima fatto sparare sulla folla). Fino ad oggi la protesta in Italia era monopolio loro, ben divisa in specifici segmenti di mercato: le masse disciplinate e ordinate portate in gita dai sindacati e fatte sfilare con cappellino e fischietto d'ordinananza; i centri sociali, sporchi e cattivi, che catalizzavano il disagio giovanile meno qualificato;  no tav e no global, la protesta di nicchia, tematica, mirata, a soggetto. Insomma un protestificio organizzato come le reti mediaset: ce n'era ( e ce n'e') per tutti i gusti e per tutte le inclinazioni, con Roma trasformata nell'equivalente del sambodromo di Rio de Janeiro. Una prima botta a questa Gardaland del dissenso organizzato, dove bisognava prendere il numerino per sfilare,  l'aveva già data Grillo, portando in piazza masse che non si vedevano ormai da anni e arrivando perfino a stuprare il santuario della triplice e del fu PCI. Piazza San Giovanni. ma ora, con l'arrivo di questa ondata di protesta borghese, anche Grillo appare un arnese da museo della politica. Con tutti i suoi 150 deputati che dopo essersi accapigliati per mesi su scontrini e diarie facendo ridere mezza Italia hanno alla fine deciso di tenersi tutto. Altri 150 papponi a 15.000 euro l'uno...di questi tempi, e scusate se è poco. Lo shock, dicevamo, è durato un paio di giorni. Poi è scattata la controffensiva. Sindacati e centri sociali hanno rioccupatoalcune piazze, ognuno col proprio stile, e tra fischietti e cappellini sulle 23 da una parte, e bombe carta e lacrimogeni dall'altra, hanno ricordato agli italiani che gli azionisti di maggioranza del dissenso e della protesta di piazza in Italia sono loro. Contemporaneamente su tutte le reti televisive, e bisogna dire bravo a berlusconi che da una parte piange e dall'altra alleva nidi di serpi, una legione di giornalisti, commentatori di costume e analisti politici cominciava a spiegarci  con che razza di bifolchi ( i cd forconi) avevamo a che fare. Anzi, non solo bifolchi ma veri delinquenti, inquinati da liquame fascista, degli zotici senza un programma, senza una idea, senza una proposta. Come se ...que se vajan todos ...fossero gli auguri di Buon Natale. Ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori in questi giorni, è stato raschiato il fondo della padella e tutti, dai guru alle mezze seghe della tastiera,  sono stati mobilitati per convincerci che quanto sta avvenendo è una stronzata che pagheremmo cara se per caso ne fossimo affascinati. L'invito a prendere il numerino ed andare al sambodromo a farci due fischiate col cappellino della triplice in testa  o con il manico di piccone a sfasciare due vetrine insieme ai centri sociali era implicito. Ma che volete fare la rivoluzione sul serio ? sembravano dire certe facce attonite. Qualcosa lo hanno sicuramente ottenuto. Tutti gli italiani hanno capito che  da quelle parti se la fanno addosso e che stanno a rosicare come pazzi. Siamo solo all'inizio, la borghesia italiana si sta sfaldando, uno strato dopo l'altro. Ne vedremo delle belle.

 

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