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di Gianni Fraschetti -

 

Ancora morte in Afghanistan fra i soldati italiani. A  Bala Murghab,  il principale teatro di combattimento settentrionale delle truppe italiane. Alpini, bersaglieri e paracadutisti sono impegnati da parecchi mesi in una lenta avanzata verso nord contro le forze talebane che controllano le aride vallate a ridosso del confine turkmeno, in una guerra che ora fa paura anche agli Usa: popolazione, parlamentari e persino militari sono sempre più critici.

All’inizio dell’estate scorsa le truppe italiane ottennero «vittorie decisive» in questo settore, afghanistan dardo 2combattendo lunghe battaglie con l’impiego di artiglieria e aviazione, e uccidendo centinaia di guerriglieri afgani: una novantina solo nel corso della battaglia che vide impegnati i paracadutisti del 183° reggimento “Nembo” della brigata Folgore. Nonostante ciò, i talebani di Bala Murghab hanno continuato a impegnare senza sosta le forze italiane, con agguati ai convogli e attacchi ai loro avamposti, tra duri scontri a fuoco.

L’ultimo attacco è avvenuto  contro l’avamposto “ Ice ”, salve di colpi di mortaio contro la base, a cui gli italiani hanno risposto con elicotteri d' attacco che hanno soppresso le fonti di fuoco nemiche, non prima pero' che producessero danni irreversibili, un morto e quattro feriti, immediatamente evacuati per via aerea. Si temono nuove perdite tra i nostri soldati, mandati a combattere, a uccidere e a morire, non tanto per “tenere lontano il terrorismo dalle nostre case”, quanto piuttosto per salvaguardare l’alleanza («ma sarebbe meglio dire sudditanza») nei confronti dell’alleato americano.

Che nel frattempo deve vedersela con una crescente opposizione popolare: se Obama ha appena annunciato «mesi di duri combattimenti», chiedendo al Congresso altri 33 miliardi di dollari per pagare le spese dei rinforzi mandati al fronte, l’escalation dell’impegno militare Usa nella guerra inAfghanistan – costata finora ai contribuenti 350 miliardi di dollari – suscita sempre maggiori perplessità e malcontento: non solo tra i cittadini americani (secondo gli ultimi sondaggi, i contrari sono saliti al 56%) ma anche tra i loro rappresentanti che siedono al Campidoglio e perfino tra i vertici delle forze armate.

Una protesta capillare che, a quanto pare, sta dando i suoi effetti: lo scorso 10 marzo, ben 65 membri della Camera hanno votato la mozione del democratico Dennis Kucinich, in cui si chiedeva l’immediato ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan. Mozione afghanistan 1 protestebocciata, ma «preceduta da un lungo dibattito, senza precedenti, sui costi economici e umani, sulla reale utilità e perfino sulla legalità della prosecuzione della campagna bellica statunitense contro i talebani».

Secondo “PeaceReporter”, ormai crescono i dubbi anche negli ambienti militari, gia' scettici sulla gestione del generale Stanley McChrystal, dopo il «fallimento totale» della grande offensiva di Marjah , contrabbandata come un successo. Un generale ha spiegato alla “Washington Post” che i distretti dati per “bonificati” sono invece ancora sotto il pieno controllo dei talebani, protantamente “reinfiltratisi” – ammette il Pentagono – nelle aree che erano state loro sottratte.

«A McChrystal – aggiunge “PeaceReporter” – viene rimproverata anche la scelta tattica del ricorso sistematico dei raid notturni delle forze speciali, che producono più vittime civili di quelle risparmiate dalla diminuzione dei bombardamenti aerei, seminando odio e risentimento tra la popolazione». Da qualche mese c'e' Petraeus ma le cose non paiono migliorare e più ancora che tra i cittadini, i politici e i militari americani, è tra la popolazione afgana che monta l’opposizione alla guerra: secondo un recente sondaggio del comando Usa, il 94% della popolazione della provincia di Kandahar – dove si prepara una nuova, sanguinosa offensiva – si è detto contrario all’operazione e a favore di negoziati coi talebani, pur di porre fine alle sofferenze causate dalla guerra

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