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bossoli.jpgdi Gianni Fraschetti -

 

 

Gli indiani tengono in carcere i fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, pur in assenza di prove concrete contro di loro. Sul caso della petroliera Enrica Lexie parla l'ingegner Luigi Di Stefano, perito tecnico che ha lavorato per alcuni tribunali italiani e consulente di società per cause legate a incidenti aerei inclusa Itavia per il "caso Ustica" che ha messo a punto un rapporto dettagliato su quanto accaduto il 15 febbraio al largo delle coste del Kerala. Un rapporto indipendente ma che dimostra come «molti elementi non quadrino, a cominciare dall'autopsia effettuata dall'anatomopatologo del Tribunale indiano, il professor Sisikala, che ha recuperato il proiettile dal corpo di uno dei due pescatori uccisi, definendolo calibro 0,54 pollici, pari a 13 millimetri cioè un calibro oggi inesistente».

«Il proiettile è stato repertato con misure indicate in modo criptico e furbesco» sostiene Di Stefano. «Se Sisikala avesse espresso le misure del proiettile in forma canonica, cioè con calibro e lunghezza in millimetri, avrebbe scritto calibro 7,62 e lunghezza 31 millimetri. Il caso sarebbe già chiuso dal 16 febbraio, giorno successivo al fatto e giorno dell'autopsia. Invece del diametro ha reso nota la "circonferenza" (credo sia la prima volta al mondo) e invece dei millimetri ha usato i centimetri». Di Stefano non ha dubbi. I dati indicati confermano che si tratta della cartuccia 7,62x54R ex sovietica, sparata dalla mitragliatrice russa PK che nulla ha a che vedere con la cartuccia 5,56x45 di unica dotazione ai nostri marò e utilizzabile sia con i fucili Beretta AR 70/90 sia con le mitragliatrici FN Minimi in dotazione». Per Di Stefano quindi «le autorità indiane sanno fin dal 16 febbraio che il calibro non è quello delle armi italiane, e anche ammettendo una doverosa verifica tutto si sarebbe risolto in una ispezione alle canne dei  fucili Beretta».

 

Una malafede che spiegherebbe perché i due esperti balistici dei Carabinieri non sono stati ammessi alle indagini ma accettati solo come osservatori e le indiscrezioni trapelate il 13 marzo circa la "compatibilità" del proiettile con quelli Nato. «È ovvio che sia compatibile perché il 7,62 è un calibro ex sovietico ma anche Nato anche se con misure diverse e comunque non in dotazione al nucleo di sicurezza imbaracato sulla petroliera. Quindi gli indiani hanno giocato prima sull'equivoco tra circonferenza e diametro, poi su una generica compatibilità che si ferma al solo calibro, poi infatti i due proiettili, quello  ex sovietico e quello NATO sono diversi». Le incongruenze delle supposte prove raccolte dalle autorità indiane non si fermano agli esami balistici, i cui risultati tardano inspiegabilmente o forse fin troppo comprensibilmente a venire resi noti ufficialmente.

«Il rientro in porto del peschereccio Saint Antony con i due pescatori morti secondo la Guardia Costiera indiana avviene alle 18,20 – aggiunge Di Stefano che ha reso noto le conclusioni della sua analisi su Militariforum - ma le immagini televisive mostrano che è buio pesto e in questo periodo laggiù il sole tramonta alle 18.35». Un falso teso forse a coprire il fatto che il peschereccio si trovava altrove, non nei pressi della Enrica Lexie. 

Nei giorni immdiatamente successivi al fatto circolo' insistentemente una voce che indicava nella stessa Guardia Costiera indiana, intervenuta in soccorso della famosa nave greca, sparita poi dalle indagini, l' autore delle uccisioni dei pescatori. In pratica i militari indiani sarebbero intervenuti sparando alla forsennata contro tutte le imbarcazioni presenti in zona. Esagerato ?  Poche settimane fa in circostanze simili una vedetta indiana attacco' un peschereccio thailandese che supponeva in mano ai pirati. Lo attacco' a cannonate  e fece quindici morti. Gli indiani non ebbero nemmeno il buon gusto di chiedere scusa. Ma quella volta erano thailandesi, mentre questa  volta le vittimesono indiane e dopo la maretta che si era sollevata allora non era proprio il caso di ammettere di aver sparato nuovamente a casaccio e cosi'.........Gia' cosa poteva capitare loro di meglio che una nave italiana che segnalava di avere avuto un contattto a fuoco con i pirat ? Una manna caduta dal cielo ed ecco che scatta il trappolone, i cadaveri vengono cremati in fretta e furia e la perizia balistica diventa una palestra di innovazione filologica. Tutto per confondere le acque ed occultare una verita' che immagino sia chiara ai nostri governanti ed ormai dovrebbe essere palese anche ai piu' disattenti tra gli italiani. I nostri Fucilieri di Marina non hanno sparato a quei poveri pescatori. Se fossimo un paese civile, arrivati a questo punto, il nostro Premier PRETENDEREBBE  il rilascio immediato dei due militari e le scuse del governo indiano ma purtroppo, come abbiamo visto ultimamente, contiamo meno della Nigeria e ci presentiamo ormai da tutti umili e col cappello in mano. Altro che ritrovato prestigio internazionale, chiunque si permette di sputarci in faccia e ringraziamo pure. Di Paola adesso e' corso in India. Spero vivamente che  questa storia gli abbia finalmente rotto le palle e si sia ricordato che oltre ad essere Ministro e' un militare in servizio ed indossa la stessa Uniforme dei due fucilieri in galera, se ' sara' cosi trovera' certamente le parole giuste per comunicare efficacemente con gli indiani, quelle parole che  Terzi e Monti non riescono proprio a pronunciare.

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