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Il fastidio che si deve provare in relazione al vertice tra Barack Obama e Mario Monti non dipende soltanto da quello che i due amiconi con la Goldman Sachs nel cuore si sono detti alla Casa Bianca ma anche dai disgustosi commenti che si sono letti sui vari organi di stampa con molti operatori del settore piazzati in pole position per aggiudicarsi il lecchino d’oro. In particolare hanno dato grande prova di sé, in termini di servilismo, quelli che fino a poco tempo fa ostentavano idee di sinistra e che adesso, pure per motivi di portafoglio, hanno deciso di appiattirsi sulle posizioni e sugli interessi finanziari del più schifoso capitalismo di rapina. Fare i convertiti sulla via di Damasco e poi di Piazza Affari è sempre una scelta che rende. Eh già, perché la posizione che si è cercato di fare passare è che di Mario Monti non si può parlare male. Non vorrete mica paragonare la sobrietà del professore della Bocconi con la sguaiata esuberanza del mandrillo di Arcore? Anche se il suddetto ha introdotto nuove tasse sulle case, anche se vuole varare misure di liberalizzazione che non faranno altro che favorire la grande distribuzione commerciale, e soprattutto anche se intende rendere il lavoro sempre più precario. E pure di Barack Obama non si può parlare male trattandosi del primo presidente negro (pardon nero e afro-americano) degli Usa. Non vorrete mica passare per razzisti? Il fatto è che se qualcuno merita di essere criticato questo non dipende certo dal colore della pelle ma soltanto dalle sue scelte politiche ed economiche e dalle motivazioni finanziarie che ne stanno alla base. Ed in tale ottica Obama è un pupazzo in mano ai banchieri di Wall Street. Ma si sa, gli imbecilli di ieri, di oggi e di domani sono sempre pronti ad insorgere in nome del politicamente corretto che altro non è se non il parto del loro vuoto mentale e della propensione ad andare a fare i servi sciocchi del vincitore di turno e della pseudo cultura dominante.
Così sui giornali del padronato italiano è stato tutto un peana al patto di ferro tra i due Goldman Sachs in nome della crescita. Tutta una citazione della mezza promozione dell’Italia fatta dal Fondo monetario internazionale, una delle meglio congreghe di banditi ed usurai del mondo, che ha lodato Monti sottolineando che ha adottato misure “ambiziose” e che il pareggio di bilancio si potrà raggiungere, forse, nel 2013. Così pure il maggiordomo di Wall Street, che lì non è più amato come una volta, ha dichiarato che il professore della Bocconi ha fatto una partenza a razzo e che porterà l’Italia fuori dalla tempesta. Sulla stessa linea anche il settimanale Time che nella sua edizione europea ed asiatica aveva piazzato in prima pagina Monti domandandosi: “Questo uomo può salvare Europa?”. Dando ovviamente una risposta positiva che ha rappresentato un invito a nozze per i molti scribacchini che a forza di non usare la lingua rischiavano di vedersela atrofizzare.
Monti ci ha messo pure di sua sostenendo che noi italiani “dovremo cambiare il nostro stile di vita”. Affermazione a dir poco inquietante e che lascia presagire fosche conseguenze per i nostri portafogli. Se l’antipasto del Monti capo del governo è stata l’Imu, la nuova Ici sulle case, già tolta dal Cavaliere, è lecito aspettarsi una bella tassa patrimoniale che obbligherà molti italiani a vendersi l’abitazione e andare a vivere in orribili case di legno come è obbligato a fare il cittadino americano medio.
“L’Italia rappresenta una diga per l’euro e il lavoro che stai facendo aiuterà anche la ripresa americana”, gli ha detto l’inquilino della Casa Bianca, riferendosi al traguardo che il governo si è posto di ridurre il debito pubblico attualmente al 120%. Ma evidentemente Monti, condizionato dal più classico e deteriore provincialismo, oltre che dalla più classica sudditanza italiota, non ha obiettato al suo ex sodale di banca che semmai dovrebbero essere gli Usa a ridurre drasticamente il proprio debito pubblico che, nell’agosto 2011, grazie ad un accordo tra democratici e repubblicani, è stato alzato legalmente al 100% sul Prodotto interno lordo. Un debito che sale al 130% se si conta il debito delle comunità locali.
Il vostro debito destabilizza gli Stati Uniti, è il leit motiv di Obama e del suo scudiero al Tesoro, Timothy Geithner. E nessun europeo osa rispondergli per le rime. Il debito non preoccupa infatti gli Usa che possono permettersi di continuare a stampare dollari che vengono ancora utilizzati come moneta di riferimento negli scambi internazionali in virtù del ruolo degli Usa come prima potenza militare globale. Gli Usa inoltre hanno un debito commerciale spaventoso che nel 2011 ha toccato i 558,2 miliardi di dollari. E’ quindi Washington a destabilizzare i mercati finanziari internazionali e ad usare le speculazioni delle proprie banche per operare pressioni politiche sull’Unione europea. Per quanto riguarda l’Italia tali pressioni da tempo hanno come obiettivo le imprese italiane a prevalente capitale pubblico (Eni, Enel e Finmeccanica) che ci permettono ancora di avere una politica estera parzialmente autonoma e che per tale motivo la canaglia liberista anglofona e italiana vorrebbe privatizzare. Significativo è quindi che Monti abbia sostenuto che c’è molto da fare per rimuovere gli impedimenti strutturali che frenano la crescita, e che hanno a che fare con il potere eccessivo dei gruppi di interesse legati al potere pubblico”. Più chiaro di così.

Tag(s) : #attualita'

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