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Ucrainadi Augusto Grandi -

Bloccato dal dovere di rimanere tranquillo nel periodo delle Olimpiadi, Putin si è visto sfilare l’Ucraina dagli uomini al soldo delle ong che hanno guidato la piazza nelle manifestazioni “spontanee”. Anche l’Italia ha fatto la sua parte, basta osservare l’interesse manifestato nella vicenda da Benetton Group. Ma è stata soprattutto la disinformazione italiana a caratterizzarsi per faziosità. D’altronde, quando c’è da mettersi al servizio di qualcuno, l’Italia è sempre in prima fila. A partire dai media.

Pronti a dimenticarsi di come è nato il problema. Il presidente ucraino, quello legittimo (Yanukovich), stava trattando con l’Unione europea. E ha chiesto aiuti per la malandata economia del Paese che, non va dimenticato, ha dato i natali alla Russia. E di fronte alla prospettiva di allargamento sostanziale e clamoroso verso Est, cosa ha fatto l’Europa degli euroimbecilli? Ha preparato la lista dei compiti a casa da far svolgere a Kiev. Come se si trattasse di un’Italietta qualunque affidata a Mario Monti, Letta o Renzi. Non denaro contante, non aiuti, ma compiti a casa, stangate e povertà. Una bella proposta, indubbiamente. Ed il presidente ucraino, quello legittimo perché votato dal popolo, si è ovviamente rivolto a Mosca. Dove ha trovato interlocutori meno ottusi e disposti a dare soldi invece di buoni consigli. La risposta eurostatunitense si è vista: scatenare la rivolta di piazza, con morti e feriti. E moniti al governo legittimo affinché evitasse la repressione. Che è legittima solo quando sono i poliziotti americani a sparare a gente disarmata perché scambiano un telefonino per una pistola. Ma che è un crimine contro l’umanità se lo fanno gli altri. Così, mentre Putin era obbligato a sorridere a Sochi, l’Ucraina eterodiretta cambiava campo.

Giocando anche sull’abituale ed inossidabile incapacità di Mosca di puntare sul soft power. Nessuna volontà o capacità di fornire una informazione alternativa, nessuna capacità o volontà di incidere sulle opinioni pubbliche europee, nessun investimento per favorire la penetrazione della cultura russa ad Ovest. Nulla di nulla. Forse a Mosca si pensa che possano bastare le modelle inviate a Milano per fare shopping in via della Spiga, o i giovanotti ubriachi sulle piste da sci delle località alpine italiane. Non basta. Lo sanno gli Stati Uniti, lo sanno le ong dei gruppi economici e finanziari europei. Così, nel plauso generale, Kiev passa in area occidentale. E presenta un conto da 35 miliardi di dollari in due anni. Ora non bastano più i compiti a casa, ora l’Europa che ha negato i 15 miliardi promessi da Mosca dovrà pagarne molti di più. NOI dovremo pagarne molti di più. Perché saranno i cittadini dell’Unione europea a doversi far carico dei costi. Senza pensare a quali potranno essere le risposte di Mosca sul fronte della distribuzione di petrolio e di gas. Come in Nord Africa, anche in Ucraina i grandi strateghi internazionali non riescono ad andare oltre la tattica. Tanto non saran loro a pagare le conseguenze degli errori.

 

Fonte: Girano di Augusto Grandi

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