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super-mario-bros-2.jpgDalla lontana Corea dove si è recato per partecipare ad uno dei tanti vertici internazionali che vedono riuniti i potenti della terra, Mario Monti ha voluto avvertire i partiti che lo sostengono di non fare scherzi e di approvare il suo programma di governo. Posso anche lasciare la carica, ha avvertito l’ex consulente di Goldman Sachs e Moody’s, sottintendendo che la sua uscita da Palazzo Chigi riporterebbe i nostri titoli di Stato (i Btp decennali) sotto il tiro della speculazione anglofona. Quella che, guarda caso, con l’arrivo al governo del professore della Bocconi ha molto allentato la presa cercando altri titoli sui quali operare.
Se il Paese non è pronto non tireremo a campare, ha assicurato. Dove il termine “pronto” si riferisce alla disponibilità ad accettare le misure di austerità e soprattutto la riforma del mercato del lavoro che stravolgerà oltre 40 anni di diritti ormai dati per acquisiti, che fecero irruzione per la prima volta in Italia grazie allo Statuto dei Lavoratori del 1970. Mentre il “non tireremo a campare” è un aggiornamento del mitico detto mussoliniano: “gli italiani devono marciare e non marcire”. In questi ultimi anni voi italiani avete scherzato, voleva dire l’anglofilo Monti. Eppure, eravamo partiti così bene. Do you remember? Vi ricordate la Crociera del Britannia del 2 giugno 1992 quando, in piena Mani Pulite, all’Italia venne suggerito di fare partire la campagna di privatizzazione delle imprese pubbliche che poi ebbe il suo suggello con la svendita del 70% circa dell’Eni? Vi ricordate la speculazione contro la lira, nell’autunno sempre del 1992, partita guarda caso da Wall Street e dalla City londinese che prosciugò le riserve valutarie della Banca d’Italia e che provocò la svalutazione del 30% della nostra moneta rendendo più convenienti per la stessa percentuale le imprese pubbliche che vennero messe in vendita?  Per cosa pensate che sia nato questo governo? Solo per mettere a posto i conti pubblici, ridurre il debito e il disavanzo? Oppure, per completare il lavoro già avviato e svendere alle società estere concorrenti il 30% pubblico residuo di Eni, Enel e Finmeccanica e cancellare la possibilità per il nostro Paese di avere una politica estera con un minimo spazio di autonomia?
Voi politici, che ancora vi ostinate a negare che la politica sia una sovrastruttura della finanza e dell’economia, lo capite o no che non contate niente e che basta un computer in un ufficio finanziario nella lontana New York per mettere in moto un meccanismo inarrestabile contro i titoli di Stato italiano? Un meccanismo al quale si accoderanno automaticamente, perché i sistemi informatici questo prevedono, decine di altri operatori nel mondo in cerca di guadagni immediati? Questa è la globalizzazione cari vassalli politici che vi piaccia o no. Agli gnomi della City e di Wall Street poco interessa chi stia al governo, destra o sinistra, centrodestra o centrosinistra, l’importante che il governo in questione faccia quello che deve fare. Pazienza quindi, se i governi politici incontreranno problemi e resistenze per fare passare una politica ultra-liberista funzionale agli interessi dell’Alta Finanza e delle multinazionali. Sempre meglio un governo tecnico e tecnocratico con ministri che conoscono bene quali sono gli interessi da difendere perché per quel mondo, banche e industrie, hanno lavorato e svolto consulenze.
E poi, voi politici non dovete preoccuparvi. La riforma del mercato del lavoro la realizzerà questo governo. A voi, in Parlamento toccherà soltanto il compito di approvarla, nascondendovi dietro il voto collettivo e non rischiando che il cittadino incazzato alle prossime elezioni ve la faccia pagare non votandovi e rispedendovi a casa. In ogni caso, con l’attuale sistema elettorale a liste bloccate, è un rischio minimo. Certo, questo governo sta realizzando in tutto e per tutto quello che gli è stato richiesto dagli ambienti finanziari e dalla Commissione europea. Ma così vanno le cose. Altrimenti, voleva dire Monti, se il governo dei professori catto-bocconiani cadesse, l’alternativa sarebbe il ritorno delle “pressioni” sui Btp, la bancarotta dell’Italia e il ritorno del Cavaliere con il Parlamento trasformato in un bivacco per mignotte.
Monti non poteva certo ammettere che la fase attuale vede il trionfo delle banche che con soldi pubblici (quelli della Bce che sono soldi nostri) si stanno ricapitalizzando e si guardano bene dal finanziare imprese e cittadini che si sentono anzi richiedere di rientrare dei propri scoperti. Il professore della Bocconi, già commissario europeo alla Concorrenza e al Mercato Interno, ragiona infatti soltanto in termini di efficienza. Quella degli ambienti ai quali appartiene. Le imprese devono quindi divenire competitive a discapito dei diritti di chi lavora. Ci vuole libertà di licenziamento senza motivazioni, buste paga fatte di straordinari e di premi di produzione, e chi più ne vuole più ne inventi. E pazienza se tutto questo comporterà la diffusione di una povertà di massa. I principi del Libero Mercato saranno salvi.
Un monito agli italiani, dello stesso tenore, è arrivato pure dal Wall Street Journal, che paragona Monti alla Thatcher (aiuto!), spiegando che “il Professore ha la rara opportunità di educare (!) gli italiani rispetto alle conseguenze di opporsi alle riforme”. Roma rischia infatti di fare la fine di Atene. Se non è una minaccia questa... Ma il Wsj insiste e poiché sogna un’Italia anglofona arriva a sostenere che la riforma del lavoro è tutt’altro che rivoluzionaria in quanto “in gran parte del mondo libero (?) sarebbe considerata una riforma utile e moderata”.  Ciliegina finale. Il Wsj ricorda che nel marzo di dieci anni fa, Marco Biagi fu ucciso da terroristi di sinistra per il suo progetto di riforma del lavoro. Insomma, chi si oppone alla riduzione del lavoro a merce, è di fatto un complice morale delle Brigate Rosse.
Sulla stessa linea l’Ocse che in un suo rapporto loda la riforma giudicata un passo decisivo per la crescita dell'Italia, in funzione della quale è necessaria anche  la riduzione del debito e del disavanzo ed altre riforme strutturali come quella delle pensioni e le liberalizzazioni di tutti i settori ancora gravati (sic) dalla presenza pubblica.

 

Fonte: Rinascita, organo della sinistra nazionale

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