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Se sapremo coglierlo il futuro è il nostro, mai come ora "...il domani appartiene a noi..."

 

 

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di Gianni Fraschetti -

 

E alla fine è finita come era logico che finisse. Male dice qualcuno, i più ottimisti. Ma non è così, è finita come doveva finire. Tutto lì. Se ci pensiamo bene da domani non cambierà nulla. Inizierà l’italica ressa per salire sul carro del vincitore, la corte del nuovo monarca si strutturerà con tutti i suoi riti, i suoi vizi, i suoi astri nascenti e le sue preferite, e gli italiani continueranno a sprofondare nell’abisso nel quale sono stati scaraventati. E chi ha perduto vi chiederete?  

Beh…chi ha perduto dovrà fare una profonda riflessione su presente, passato e soprattutto sul suo futuro, con la consapevolezza che si aprono spazi politici nuovi. Impensati. Forza Italia e il Movimento 5 Stelle sono stati colpiti al cuore e non sopravviveranno al colpo. L’una ha raccattato una percentuale misera fatta essenzialmente di over 60 spaventati da quanto sta avvenendo e che hanno espresso un voto dettato solo dalla paura, l’altro ha perso l’energia che l’aveva spinto fino a qui e non avendo altro che il collante derivante da quella spinta, privo com’è di valori e ideali, finirà inevitabilmente con l’afflosciarsi e ridursi a uno dei mille groppuscoli di protesta. Quello che era. Alla fine le ideologie saranno pure finite, dicono. ma si può sopravvivere a certe batoste solo se le radici sono profonde e possono trarre linfa nell’humus delle grandi pulsioni ideali. Dei centristi manco a parlarne, i montiani se ne vanno dall’osteria della politica senza nemmeno un decimale per pagare il conto, quanto ad Alfano è semplivemente patetico, e al netto di Casini e Mauro, inesistente. Restano la Lega e Fratelli d’Italia. La prima è riuscita a cancellare il passato di scandali e ha inciso di nuovo sul territorio con una forte identità anti-euro e anti-immigrazione, i secondi hanno pagato lo scotto della troppa zavorra inutile caricata a bordo e della conseguente scarsa chiarezza del messaggio e del segmento sociale cui era rivolto. Ai moderati? In una Italia che vuole cambiare tutto e in maniera radicale? Leggendo le motivazioni di alcuni protagonisti di quel partito, sarebbe questo l’idealtipo a cui si dovrebbe rivolgere una formazione a vocazione nazionale: una massa (ne siamo sicuri?) indistinta (questo è certo) di moderati che abbia paura di cosa? Dei grillini magari, o di Renzi, o dei comunisti forse? Dunque poco spazio per manovrare e un messaggio confuso. Due ingredienti fatali nonostante la bravura e l’abnegazione di Giorgia Meloni che si è fatta in quattro per mascherare le troppe carenze che penalizzavano il suo partito.

Dunque si riparte da qui, dalle macerie che vanno sgombrate quanto prima e con esse vanno eliminati i motivi che suscitano fastidio e confusione negli elettori e li fanno rimanere a casa.

Per prima cosa facendo chiarezza sugli aggettivi “liberale e liberista”, del quale nel nostro ambiente si continua ad abusare. Peraltro non si capisce nemmeno bene che cosa vogliano più dire questi termini. Nel momento in cui le ricette anticrisi vanno in tutt’altra direzione: si parla, ad esempio, di un rinnovato ruolo dello stato nella preservazione della grande industria (caso Ilva), della partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese sul modello tedesco, di rivedere l’impianto delle leggi che hanno precarizzato il lavoro, di bloccare la delocalizzazione delle aziende italiane, cosa vuole dire invocare una destra “liberale”?

Sarebbe inoltre assai difficile conciliare una destra sociale con gli alfieri del permissivismo e della promiscuità finanziaria ed economica che ci ha ridotti nell'attuale condizione. Fu dall'inizio il tallone d'Achille di un partito, Alleanza Nazionale, che non seppe mai comprendere quale strada andava percorsa e il non essersi posti questo problema, il non avere mai fissato paletti visibili, sotto il profilo etico, politico ed economico, alla lunga non solo non pagò, ma divenne una zavorra  insopportabile che impedì ad AN un volo stabile e sicuro nelle quote alte della politica. La guerra la si vince sul piano delle idee e dei programmi, non occupando qualche poltrona o conquistando qualche zero virgola in più. Il problema consistè allora, dunque, nella assoluta incompatibilità di certuni punti di vista e il principale problema del partito fu la inconciliabilità assoluta tra loro di almeno due delle sue tre correnti di pensiero. E' finita come sappiamo e oggi abbiamo lo stesso problema, identico. Se rifondando la destra si va cercando la grande ammucchiata, il melting pot, la marmellata selvaggia che mette insieme tutto e il contrario di tutto, il prodotto finale non potrà mai essere la risposta alla eclissi della nostra destra. La gente non va a votare perchè non ci vede più. A furia di mischiarci siamo scomparsi e dunque la medicina non può assolutamente essere mischiarci ancora, ma fare esattamente il contrario. Dobbiamo separare e riprendere ognuno la propria fisionomia. I liberali vadano con i liberali, i cattolici con i cattolici e i social nazionali ritrovino finalmente le motivazioni per stare insieme e combattere insieme. L'esperienza di AN fu fallimentare, sotto ogni punto di vista. Stupidi come erano (e sono) e schiavi del complesso di inferiorità dei "parenti poveri", Fini e i suoi "colonnelli" distrussero allegramente  la comunità umana e politica dalla quale provenivano e la nazione stessa, sotto la demagogica, generica e dannosa denominazione di "moderati", con la quale cominciarono a definirsi e soprattutto a definirci. Questa nuova, ridicola etichetta, era un modo come un altro per conformarsi all'andazzo generale, godere dei loro nuovi privilegi e trovarsi un alibi per non svolgere alcuna opposizione nei confronti del degrado morale, etico, sociale e civile che stava devastando l'Italia. Loro per primi. Parliamo di gente interessata solo a mettere il culo bene al caldo, integralisti della poltrona a tutti i costi, delle alleanze contro natura  e a volte di antifascisti dichiarati come Alemanno, a prescindere da ogni altra considerazione di carattere morale ed etico. Gente senza scrupoli, disposta a tutto. E lo hanno ampiamente dimostrato. Bene, senza voler considerare altri corposi aspetti, che pure ci sono, possiamo mai  ipotizzare di ricostruire il  nostro mondo con   personaggi che oramai sono delle vere puttane della politica? Puttane per di più parecchio sputtanate.  Gente che ormai rifugge scandalizzata dalla destra estrema o destra sociale, o se volete sinistra nazionale, quella che nessuno pare volere più e che suscita espressioni di raccapriccio in certi palati ormai avvezzi (ma ancora per poco) al caviale e champagne. Non hanno voglia, evidentemente, i signorini di riprendere a sfondarsi le suole delle scarpe tra la gente, facendo apostolato politico. Eppure in tutta Europa, con le nostre idee, hanno fatto percentuali a due cifre e ancor più ne faranno in futuro. Una nuova destra dunque, che sia un movimento di popolo contro il sistema e alternativo al sistema! Ci riuscivamo trenta o quaranta anni fa…ed era difficile in pieno boom economico. Oggi dovrebbe essere molto più facile. E bisognerà ripensare il rapporto del mondo della destra con la cultura, non solo quella ideologicamente contigua. Confrontarsi con il gramscismo che ha permesso alla sinistra di diventare egemone nella creazione e nella diffusione delle idee attraverso il controllo capillare delle scuole, delle università, dell’editoria. Con Amici di Maria de Filippi si fa poca strada, come abbiamo visto.

E’ dalla risposta ideale a questi temi che questa nuova destra sarà capace o incapace di rivivere, di riacquistare spazio e cittadinanza politica, di attrarre e affascinare le nuove generazioni. La politica è passione ideale, è cultura, è realismo, è capacità di interpretare il mondo e di immaginarne il futuro. L'errore dal quale dobbiamo rifuggire più che da ogni altro è quello di chiuderci nel ghetto, orrendamente definito e chiuso dai termini: cattolico, moderato liberale. Non rappresentano le parole d'ordine per accedere al futuro e sono più escludenti dell'arco costituzionale, per chi se lo ricorda. Lasciamole ad Alfano e Casini quelle etichette, o allo stesso berlusconi. Noi non dobbiamo avere paura delle nostre idee e, grazie a Dio, nella nostra tradizione politica e nella nostra storia siamo pieni di idee. Basta ridefinirle, magari aggiornando il package, e saremmo pronti a sfidare il mondo intero sul piano della proposta politica, economica e sociale.

Dio ce ne scampi da certe tentazioni, almeno secondo certa gente, per la quale  la destra può essere solo un accrocco strano. Una via di mezzo tra una associazione di sceriffi in pensione, tutta legge e ordine, una congrega di  attempati chierichetti ed una formazione neocon volta solo alla conservazione dei privilegi, per chi ce li ha, ovviamente. Non ci sara' un domani se non ci liberemo di queste ciarpame e degli zombie che, pur di sopravvivere, lo spacciano come la chiave magica per interpretare il futuro. La nostra destra dovrà essere capace di affondare le sue radici profonde (quelle che non gelano) nell'Idea, di reinterpretarne il mito, di coniugare tradizione e modernità, di riscoprire il Sacro, di porre l'uomo e non l'economia al centro di tutto e di sognare e disegnare un domani possibile per la nazione in un grande affresco comprensibile da tutti gli italiani.

Giorgia Meloni si porta sulle spalle il peso insopportabile degli errori di altri. Con Alemanno, La Russa e le loro corti dei miracoli non si va da nessuna parte e ce ne hanno dato l'ennesima prova. Si muore e basta. Gli Imperi non si conquistano con la timidezza e il misurino da farmacista, ma la ragazza è giovane e di pasta buona. E’ nostro dovere aiutarla.

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