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braccia-levate-al-cielo.jpgdi Gianni Fraschetti -

 

Tutto nacque in Grecia alcune migliaia di anni fa e da li' ripartiremo. Nella foto qui accanto decine di migliaia di greci sventolano la loro bandiera nazionale e levano orgogliosamente la mano destra tesa al cielo nel saluto romano. E' l' ultimo atto di sfida di un popolo che si prepara allo scontro finale contro coloro che stanno riducendo l' Europa ad un lager ed i cittadini europei a degli schiavi. 

Anche noi avremmo dovuto pensarci prima di giungere al punto in cui siamo, riporto qui di seguito un articolo di Mario Sechi, il  Direttore del quotidiano IL TEMPO. Dice tante belle cose, tutte giuste e tutte condivisibili ma essendo anche lui uomo di potere, legato al potere, dipendente dal potere ed ancora sottomesso al potere, non spinge la sua analisi fino alle estreme e logiche conseguenze. Chi ci ha obbligato ad entrare nell' Euro ? Chi ha voluto questa Europa ? Chi ha ridotto quella che doveva essere una comunita' di destino in una massa di disperati che ad oggi non hanno piu' un destino ? I nomi Sechi li fa tutti, mettendoli pero' sull' altare dei padri dell' Europa che si stanno rivoltando nella tomba. Non e' vero quegli uomini sono coloro che hanno lucidamente progettato il massacro di oggi.

Per quanto riguarda l' Italia queste  domande  chiedono una risposta precisa e puntuale, soprattutto se vediamo che gli artefici di questo disastro sono ancora tutti li', a provocare e provocarci il massimo danno possibile. Giuliano Amato e' stato recuperato ad una piena operativita' ed attendiamo ora il gran ritorno di Prodi poi il quadro sara' completo.

Troppo comodo prendersela ora con Francia e Germania...ed i nostri Governi ? E quegli sciagurati che da Maastricht in poi hanno sottoscritto qualunque scelleratezza, fino a cedere completamente la nostra sovranita'nelle mani di una Ruropa che semplicemente non esiste. L' Euro e' una moneta senza uno stato e le nazioni europee sono ormai mezzi stati senza piu' una moneta e di questo chi dobbiamo ringraziare ? Sechi non lo dice, si limita ad una mozione dei sentimenti ma evita di affondare il bisturi.

Quelle braccia levate al cielo sono l' orgogliosa risposta di un popolo che non vuole morire senza combattere e cerca nei valori eterni ed immutabili la forza per affrontare l' ultima battaglia. I nodi stanno venendo tutti al pettine ed ormai non c'e' piu' spazio per i giochetti bizantini nei quali eravamo maestri. Sono finiti i grandi centri, la bubbola dei moderati, le forze progressiste e le finte destre. Ormai siamo al massimo della semplificazione....da una parte ci siamo noi e dall' altra ci sono loro. Semplice no ?

Vi chiederete noi chi siamo.....In verita' non lo so ancora, magma che ribolle forse, e che cerca una via di risalita per eruttare in superficie e liberare tutta la sua forza ma non ha grande importanza in fondo, lo scopriremo presto chi siamo. Il vento impetuoso della storia sta gonfiando vele che sembravano dover rimanere afflosciate per sempre ed ho una sensazione, a pelle,...credo che tra non molto di piazze come quella della foto saranno piene le citta' europee...comprese le nostre. Vorra' dire che la resa dei conti e' cominciata.

 

È questa l’Europa? È questo il sogno dei fondatori dell’Unione? L’Europa è l’odore acre dei lacrimogeni sparati contro il compositore greco Mikis Teodorakis, un artista di 88 anni che voleva parlare alla folla? Quali parole avrebbero usato oggi il francese Jean Monnet, il franco-tedesco Robert Schuman, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer, i padri fondatori dell’Europa, di fronte allo scempio di Berlino, alla debolezza di Parigi e ai tentennamenti dell’Italia di fronte a un’azione che ha un punto di partenza ipocrita (salvare le banche tedesche e francesi) e un punto d’arrivo folle (ridurre in povertà una nazione).

Quando perfino uno speculatore da mar degli squali come George Sorosdice che «la Merkel sta portando l’Europa nella direzione sbagliata» allora bisogna drizzare le antenne. La ricetta del rigore in questo scenario produce più recessione. I poveri diventano più poveri. E i ricchi mettono le ali ai capitali.

Consiglio la rilettura de «Il Grande Crollo» di John Kenneth Galbraith. È il racconto della crisi del 1929, sono elencati tutti gli errori di ieri che si stanno ripetendo oggi. Solo che lo scenario è quello europeo e gli americani – che quella lezione l’hanno imparata – sono preoccupati.

Il piano di salvataggio della Grecia è in realtà un piano di affondamento di una nazione e della stessa Europa. Il Parlamento di Atene lo vota? Passa la linea kamikaze tedesca sposata dal ministro delle Finanze greco, Venizelos, che dice «scegliamo il male per evitare il peggio»? Bene. È la soluzione? Il risultato sarà l’innesco di una tensione sociale senza più limiti, la depauperazione della ricchezza, la fuga degli ultimi capitali rimasti e la nascita di un fasciocomunismo che si propagherà al resto dell’Europa.

Quello di Atene era un problema relativamente piccolo tre anni fa e lo si poteva risolvere. Ma Francia e Germania hanno pensato ai bilanci delle loro banche (piene di debito greco) e ora pensano al conto elettorale. Nel frattempo il sogno dell’Europa si sta trasformando in un incubo. È una situazione che indigna e suscita rabbia.

Nessun popolo va al patibolo cantando e dicendo grazie.

Nessun popolo si fa condurre alla fame e alla disperazione.

Promemoria per i saggi di Berlino: quel popolo brucerà la casa di chi lo affama. La cancelliera Merkel porterà sulle sue spalle il peso di una politica che rischia di disgregare la già fragile solidarietà europea. È una deriva già presente nel linguaggio. Il ministro tedesco Wolfgang Schauble in questi giorni ha usato parole e toni che umiliano un intero popolo e hanno un suono sinistro e minaccioso. Quando centomila persone in piazza Syntagma applaudono gli anarchici, i black bloc, l’estrema destra e l’estrema sinistra, vuol dire che la ragione è tramontata da un pezzo e che c’è il pericolo concreto di un ritorno del caos nel Vecchio Continente.

La polarizzazione della politica produce mostri. Altro che bilanci. Tirare una linea sul conto profitti e perdite non significa saper leggere cosa s’agita nel cuore e nella mente delle persone. Significa perdere di vista quel che sta accadendo e rischiare di finire bruciati nel magma bollente della Storia.

Sul Partenone sono nate la nostra cultura, la nostra filosofia, la nostra prima idea di politica. Se Platone uscisse oggi dalla sua caverna, piangerebbe.


di Mario Sechi

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