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di  AUGUSTO GRANDI -


Roberto aveva 50 anni, disoccupato dopo una vita di lavoro. Si è impiccato a Torino, nella "Torino solidale" del compagno sindaco Fassino. Si è impiccato quando gli è arrivato lo sfratto. Ma sulla prima pagina del quotidiano locale, noto come "la Busiarda", non troverete una foto di Roberto. La notizia è all'interno, nelle pagine locali. In prima pagina il quotidiano mette le foto dei clandestini sottoposti ad un intervento contro la scabbia. Quelle sono le immagini che indignano Boldrini, che fanno sobbalzare la Cara Salma. Chissenefrega se un italiano disoccupato si ammazza perché non sa più come tirare avanti. Mica si preoccupano all'Onu o all'Unione europea. Gli italiani possono crepare, per strada e senza mangiare. Ed i piagnucolatori a senso unico? Quelli che si indignano per un coro allo stadio contro un giocatore di pelle scura, dove sono adesso? Dove sono quelli che, con i nostri soldi, costruiscono abitazioni per gli zingari ma non per gli italiani alla disperazione? Dove sono, nella Torino solidale, quelli che vogliono dare la residenza ai clandestini, con punti in omaggio per scavalcare gli italiani nelle graduatorie per gli alloggi? Non ci sono. Loro piangono solo se un clandestino - curato, nutrito, mantenuto con i nostri soldi - si lamenta per la mancanza di un televisore al plasma con parabolica per vedere i programmi di casa sua. Oppure se sta allo stretto nei centri di accoglienza devastati da altri clandestini arrivati in precedenza. Hotel a 5 stelle e speriamo che bastino, che non offendano i nuovi arrivati. Roberto, invece, non aveva diritti. Solo il dovere di pagare, tutto e subito, come ha spiegato bene il ministro Del Rio. Gli italiani, poveri o ricchi, devono pagare le tasse. Per garantire il mega stipendio di Befera e per garantire un sontuoso mantenimento ai clandestini. E se non ce la fanno, gli italiani, possono pure impiccarsi. La casa dove vivevano potrà essere assegnata ad un clandestino. Come le case di tutti i suicidi che non ce la fanno. Vittime di una criminale politica del lavoro che è solo politica della disoccupazione. Vittime di una politica fiscale criminale e che impedisce lo sviluppo. Vittime di un governo Alfetta che guarda solo ai conti e non alla vita reale, ma che poi cerca di far passare una criminale legge a favore dei gestori di macchinette mangiasoldi. Che provocano altra povertà, altra disperazione, altri omicidi e suicidi. Ma alla Banda Vedrò che compone il governo interessa solo che i signori delle macchinette si arricchiscano. E loro, i signori delle macchinette, pagheranno solo una briciola dell'enorme importo dovuto al fisco. Per loro Equitalia non esiste. Ma esiste, con rigore assoluto, per tutti i Roberto alla disperazione.

 


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