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di Gianni Fraschetti -

 

Giorgia Meloni non ha usato mezze misure. Ha detto quel che c'era da dire e l'ha fatto nella maniera più energica. Da anni non sentivamo tanta chiarezza a destra, perduti come eravamo nell'equivoco  che ci ha portato in punto di morte. Avevamo smarrito ogni riferimento, sociale, morale e politico e bene ha fatto Giorgia, prima di ogni altra cosa, a rimettere in evidenza i giusti punti di riferimento: la Patria, la famiglia, la dignità individuale e la dignità nazionale. Senza paura la ragazza si è caricata sulle spalle l'eredità della destra italiana. Di quella strana destra che non è liberale e tantomeno liberista, che ha conteso ai "rossi", spesso con successo, il primato del consenso nelle periferie del dolore e della degradazione delle metropoli italiane e che ha coniugato i valori di solidarietà e sussidiarietà con quelli di sovranità e di nazione. Di una destra cristiana e credente ma che  "se ne frega" con tutto il cuore dei cattolici in politica e di tutto lo schifo che ne è promanato, anche a casa nostra. Questa destra, mortificata fino alle lacrime da Alleanza Nazionale che, messo il culo in poltrona, si era subito sottomessa al conformismo e al al carrierismo più  gretti e  al compromesso più ignobile, sembrava scomparsa dalla scena, diluita in quella percentuale sempre più alta di gente che non vota più. Come se non fosse mai esistita. Dopo la tragedia del PDL e la rivelazione di avere avuto come leader un poveraccio che pensava solo a se stesso e alle sue personali fortune, la destra sembrava quindi scomparsa. Nè si vedevano personaggi in grado di comporre una diaspora che aveva portato un popolo a disperdersi i mille frammenti. Ognuno dotato di propria autonoma vita e critico pensiero. Quando la Meloni e Crosetto crearono Fratelli d'Italia molti, io compreso, alzarono il sopracciglio con scetticismo. E con ragione. Poche idee ma confuse, questa era l'immagine che si percepiva da questa formazione politica che non aveva chiara l'identità, il progetto politico (quella scritta... centrodestra nazionale, non si poteva guardare) e il percorso da seguire. La presenza di La Russa e l'arrivo di Alemanno, fresco fresco di abiura, novello antifascista e nonostante ciò selvaggiamente trombato da un elettorato nauseato dalle sue giravolte, non lasciavano presagire nulla di buono...e invece è esplosa Giorgia. La ragazza è fatta di pasta buona, quella di una volta, quella di quando in venti o trenta reggevamo una piazza intera e non le mancano i fondamentali. Sa ragionare, sa parlare e sa farsi capire. Di questi tempi è un patrimonio incalcolabile. Si è guardata intorno, ha riflettuto, ha definito un percorso, una strategia e soprattutto ha deciso quali dovevano essere i contenuti, ovvero i grandi assenti di vent'anni di Fini & C. Ha deciso che il terreno dove la destra doveva confrontarsi non era la rincorsa alle poltrone ma era la politica, quella politica che i colonnelli avevano ucciso nella loro belluina  brama di potere. E anche la scelta di tenere il congresso a Fiuggi assume tutto un altro significato avendo oggi la destra finalmente detto quel che avrebbe dovuto dire allora. Sono solo parole, si dirà. E' vero, ma nel deserto nel quale eravamo stati scaraventati, anche le parole hanno un peso non indifferente, Dopo anni passati tra uno scandalo e l'altro e tra una storia di sesso e l'altra sentire una giovane leader che ci riparla di politica, volando sopra le miserie quotidiane e indicando una strada ci ha fatto piacere. Talmente piacere che le perdoniamo pure La Russa e Alemanno e Magdi Allam. Penseremo noi elettori a liberarcene. Quanto prima, perchè se alle parole seguiranno i fatti, allora si apre una stagione nuova

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