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Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble , annuncia un allentamento delle misure draconiane per il Portogallo, ma la recessione mette in ginocchio il Paese lusitano che svende le aziende pubbliche.
Durante il vertice dell’Eurozona un cameraman portoghese della TVi24 è riuscito a riprendere Schauble a sua insaputa mentre discutendo con la sua controparte lusitana Vitor Gaspar dichiarava che dopo esser riusciti a raggiungere un accordo sulla Grecia potranno allentare la morsa sul Portogallo, legata alle condizioni decise per il prestito da 78 miliardi di euro. “Se alla fine abbiamo bisogno di fare un aggiustamento al programma, dopo aver preso grandi decisioni sulla Grecia ... Questo è essenziale. Ma poi, se necessario, un adeguamento del programma portoghese, saranno preparati”, ha dichiarato il ministro tedesco. Dal canto suo l’omologo lusitano risponde: “Grazie mille”. “Nessun problema”, risponde Schauble. “È che i membri del parlamento tedesco e l’opinione pubblica in Germania – riprende il ministro tedesco – non credono che le nostre intenzioni siano serie, perché non credono nelle nostre decisioni sulla Grecia”. Invece Gaspar nota il “progresso sostanziale” che il suo Paese ha conseguito, suscitando le dichiarazioni di accordo da parte di Schauble: “Sì, avete fatto progressi”. Ma al di là delle belle parole e delle buone intenzioni degli eurocrati anche la situazione portoghese è molto grave. Il Portogallo è stato infatti il terzo Paese dell’Eurozona a ricevere un “aiuto” a tassi d’usura dopo la Grecia e l’Irlanda, è alle prese con gli elevati oneri finanziari e la recessione dopo che è stata obbligata ad un aggressivo programma di tagli alla spesa e alla vendita delle aziende di Stato attraverso le privatizzazioni.
Gli speculatori hanno già cominciato a lucrare sul Portogallo con la prospettiva che Lisbona sia prossima ad un programma di ristrutturazione del debito simile a quello negoziato con la Grecia, ma i funzionari dell’Ue hanno ripetutamente sottolineato che la situazione di Atene è unica. Tuttavia è ben noto che le misure adottate per ripagare il debito contratto con i grandi organismi dell’usura internazionale sono particolarmente oneroso e per questo una serie di tagli e privatizzazioni sono stati avviati dal governo lusitano, macelleria sociale che ha portato il Portogallo nella spirale della recessione. Ad aggravare la situazione è proprio la speculazione che rischia di mettere in ginocchio il Paese, con tassi sui bonus che hanno battuto nuovi record negativi: ad esempio quelli a cinque anni hanno toccato il 20% sul mercato secondario, con i Cds a 1430 punti. 
A differenza della Grecia, però, il Portogallo ha dalla sua il non avere falsato i conti, varando tre manovre che hanno però messo in ginocchio il Paese, allo scopo di perseguire gli obiettivi di deficit imposti da Ue e Fondo monetario internazionale. I quotidiani locali hanno definito Lisbona quasi nella stessa posizione di Atene davanti ai mercati, forse a causa della politica di risanamento imposta dall’Unione europea e dal Fmi. Alcuni analisti hanno definito le politiche portoghesi non ancora sufficienti: Lisbona ha infatti aumentato Iva e Irpef, energia e trasporti, tagliato pensioni, stipendi, investimenti, spesa sociale e medica. Insomma un copione già visto in altri Stati membri dell’Eurozona. Il Paese è quindi in piena recessione con le previsioni del Pil in calo di un altro 5,7% nel 2012 e del 3% nel 2013. Le agenzie di rating, da parte loro, hanno minacciato il Paese, che ha ormai un tasso di evasione fiscale che ha raggiunto il 25%, di degradarne il debito a “junk” (“spazzatura”). Intanto a farla da padrone è la Cina, che allunga le sue mani sul settore energetico portoghese, allo stesso modo con cui ha ottenuto il controllo su più del 24 per cento del debito pubblico lusitano. Lisbona ha infatti annunciato di apprestarsi a cedere per 592 milioni di euro il 40% della rete elettrica nazionale ad una società cinese e ad un’altra dell’Oman. In particolare, ha spiegato il ministro del Tesoro Maria Albuquerque, la China State Grid pagherà 387 milioni di euro per il 25% della compagnia statale lusitana REN, mentre la Omani Oil verserà 205 milioni di euro per un altro 15%. Lo scorso dicembre il governo portoghese aveva già venduto per 2,7 miliardi di euro il 21,35% della società energetica nazionale Energias de Portugal al gruppo China Three Gorges nell’ambito del programma di dismissioni cui era stato condizionato il piano di “aiuti” da 78 miliardi di Fmi e Ue.

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